Craxi- fu violato il diritto alla difesa?

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Bettino craxi

l giudizio su Craxi politico, naturalmente, dovrebbe appartenere ormai più agli storici che ai politici, ed è materia accademica capire se, nell’esame complessivo, prevalgano gli aspetti positivi come il tentativo di far uscire l’Italia dal dualismo delle grandi forze politiche Pci – Dc, o quelli negativi del finanziamento illecito alla politica, esteso a tutti i partiti, nessuno ecluso.

  Craxi- fu violato il diritto alla difesa?

Iustitiam quaerimus,rem omni auro cariorem.

I legali della famiglia Craxi esprimono la forte soddisfazione per il pronunciamento della Corte di Strasburgo che ha condannato la giustizia italiana che ha ripetutamente violato nel caso Craxi il principio cardine del Giusto Processo. “E’ una soddisfazione ha aggiunto Bobo Craxi, perché fu palese sin dall’inizio l’accanimento giudiziario contro mio padre Bettino e il reiterato ed irrispettoso comportamento del tribunale milanese che lo condannò violando norme, quelle del Giusto Processo, che oggi sono scolpite nel nostro ordinamento legislativo.

Bettino Craxi ebbe ragione due volte, la prima a ritenersi perseguitato dalla giustizia che usò due pesi e due misure, la seconda a voler appellarsi alla Corte Europea per i Diritti Umani, questo pronunciamento favorevole che condanna l’Italia giustizialista è dedicato alla sua memoria.”

Vittoria postuma anche se simbolica, dalla Corte di Strasburgo, Corte europea dei diritti umani, che ha accolto parzialmente il ricorso che l’ex-premier socialista aveva presentato contro lo stato italiano nel 1997 e ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo sei della convenzione di Strasburgo sull’equo processo.

In particolare i giudici europei hanno ritenuto in contrasto con i comma 1 e 3b dell’articolo 6 il fatto che nel processo Eni-Sai Craxi sia stato condannato, a 5 anni e 6 mesi nel dicembre 1994, sulla base di deposizioni scritte rese da testimoni o da coimputati che non furono chiamati a deporre durante il processo.

Una facoltà consentita allora dalla legge italiana, e che in seguito è stata abolita. L’articolo sei della Convenzione europea dei diritti umani sancisce il principio che ogni imputato ha il diritto di interrogare o di fare interrogare dai propri legali le persone che lo accusano. Questo diritto, per i giudici di Strasburgo, è stato violato ai danni di Craxi

Il caso Craxi – dichiarazioni e riflessioni

Absentem qui rodit amicum, qui non defendit alio culpante, solutos qui captat risus hominum famamque dicacis, fingere qui non visa potest, commissa tacere qui nequit: hic niger est, hunc tu, romane, caveto.

“Di finanziamenti non dichiarati ha certamente beneficiato gran parte della classe politica ivi compresi buona parte di coloro che si sono messi nei panni del moralizzatore sino a quando non sono stati smascherati e, per altri ancora, sino a quando non finiranno con l’ essere smascherati Tutta l’ esperienza che si è accumulata nella vita democratica repubblicana conduce a concludere, con assoluta evidenza, che l’ insieme del sistema economico, a partire dalle sue entità maggiori e più significative partecipava con l’ erogazione diretta di mezzi finanziari, attraverso altre forme indirette di appoggio, in particolare nel campo della informazione, della pubblicità e dei servizi, al sostegno dei partiti onnivori, come “in taluni casi” anche di “rappresentanze sindacali” ai loro livelli più alti e “in forma periodica e continuativa nel tempo”.

Soldi che arrivavano da casa nostra, altri dall’ Urss o dagli Usa. Fino al 56, anche il Psi aveva il suo oro da Mosca, ricorda Craxi, ma, nei suoi lunghi anni da segretario, solo una volta il partito raccolse finanziamenti stranieri: “80mila marchi per un programma di attività” in collaborazione con la Spd tedesca.

Lui, Bettino, sapeva, ma personalmente non seguiva, non si occupava: era, quello della cassa, compito del defunto tesoriere Vincenzo Balzamo, annota. Miliardi entravano nelle casse, non sui bilanci ufficiali, quelli consegnati al Parlamento, quelli falsi, sui quali, accusa dal suo esilio tunisino, nulla ebbe da eccepire Giorgio Napolitano, nulla ebbe da ridire Giovanni Spadolini, il quale “non poteva non sapere che il suo partito non viveva solo delle quote degli iscritti”. Così come “i capi dello Stato”.

Fa anche due conti, Craxi, per spiegare come, stando agli appunti trovati dopo la morte di Balzamo, fra l’ 87 e il 90 nelle casse del Psi fossero entrati “186 miliardi e 950 milioni” illeciti, 5O miliardi all’anno, una cifra tutt’ altro che vertiginosa, si schermisce.

Lui, ripete, preso come era dagli affari di governo, delegava a Balzamo le incombenze dei quattrini, certamente,”ho intrattenuto rapporti, con periodici incontri” con i presidenti di Eni, Iri, Efim, Enel e quant’ altro nel panorama delle Partecipazioni statali, ma mai, assicura, per parlare di soldi al Psi. Per quanto riguarda i privati, tutti i grandi gruppi, dalla Fiat, alla Olivetti, dalla Montedison alla Fininvest, alla Premafin al gruppo Ferruzzi, hanno, certamente finanziato o agevolato i partiti, e anche personalmente esponenti della classe politica..

Da questo gruppo di eletti, tuttavia, Craxi si chiama fuori: al sottoscritto mai, giura, duro e sprezzante con Achille Occhetto, un grande bugiardo che poi verrà sostituito, inquadra nel suo mirino anche Oscar Luigi Scalfaro, sui fondi neri dei servizi segreti, annota acido, il Presidente della Repubblica non è stato chiaro sin dall’ inizio, ed è passibile di contestazione se non altro morale.

Ma nel mirino craxiano a comparire con frequenza tambureggiante sono i magistrati di Milano, il procuratore Francesco Saverio Borrelli e Antonio Di Pietro, sui quali Bettino rovescia l’ accusa di piegare le leggi a loro comodo e di avere architettato la sua persecuzione, fino a procurargli una dichiarazione di contumacia proprio mentre si trovava a soffrire riverso in un letto d’ ospedale tunisino.

Il progetto di dedicare una via a Milano

Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt.

Il progetto di dedicare una via a Milano a Bettino Craxi è stato criticato da Antonio Di Pietro e da Marco Travaglio con il loro solito frasario. E sin qui niente di nuovo. Ma molti altri che, per riconoscenza, potrebbero intervenire a favore sono rimasti in silenzio, se ne lavano le mani come Ponzio Pilato. E questo silenzio fa molto più rumore delle scontate frasi contrarie dei giustizialisti.

Avrebbero potuto esprimersi a favore di questa strada almeno quattro categorie di persone dabbene che sino ad ora non lo hanno fatto e che dovrebbero, invece, ricordare che cosa ha fatto Bettino Craxi per la loro causa. Si tratta degli europeisti, dei ferventi cattolici, degli imprenditori e dei sindacati liberi dei lavoratori, degli ambientalisti.

Comincio dai primi, perché ciò riguarda più direttamente la città di Milano, ove nel Consiglio europeo del giugno 1985, presieduto dal presidente del Consiglio Bettino Craxi, venne decise con votazione a maggioranza (sette voti favorevoli e tre contrari) – procedura eccezionale per tale istituzione – di convocare la Conferenza intergovernativa avente per oggetto i poteri delle istituzioni l’attribuzione alla Comunità di nuovi settori d’attività e l’instaurazione di un autentico mercato interno.

Ne è scaturito l’Atto unico europeo firmato da tutti gli Stati membri nel 1986 ed entrato in vigore nel 1987 che, come si legge nei testi di storia, costituisce la prima sostanziale modifica del trattato di Roma. Esso stabilisce di realizzare il grande mercato unico europeo, con la caduta delle barriere doganali fra gli stati membri, entro il 1° gennaio 1993, di accrescere il ruolo del Parlamento europeo e la capacità decisionale del Consiglio europeo mediante la regola delle delibere a maggioranza qualificata anziché all’unanimità. Questa vale per le modifiche della tariffa doganale europea, la libera prestazione di servizi, la libera circolazione di capitali, la politica comune dei trasporti marittimi e aerei.

Alla Comunità europea sono state assegnate cinque nuove competenze: mercato interno comune, politica sociale, coesione economica e sociale, ricerca e sviluppo tecnologico e ambiente. Fu Craxi, il decisionista, che, nel vertice di Milano, imponendo l’eccezionale procedura del voto a maggioranza, con cui venne superata l’opposizione di Margaret Thatcher, fece passare la proposta dell’Atto unico che ha cambiato completamente la Comunità europea facendola diventare Unione e aprendo la strada alla tappa finale del Trattato di Maastricht sull’Unione monetaria e le nuove regole fiscali.

È questo sì o no un fatto storico, avvenuto a Milano, il cui protagonista, questa città dovrebbe orgogliosamente ricordare?

E ora, quello che Craxi ha fatto per il rapporto fra Chiesa cattolica e stato con la revisione del Concordato del 1984. È un altro evento storico perché la Chiesa cattolica da allora è finanziata con l’8 per mille del gettito dell’Irpef, la nomina dei vescovi non richiede più l’approvazione del governo italiano e il matrimonio cattolico può essere immediatamente trascritto diventando anche tale per il nostro diritto civile.

Per gli imprenditori e i sindacati liberi dei lavoratori, oltre all’apertura ai mercati, attuata con l’Atto unico, ricordo il taglio della scala mobile nel febbraio del 1984 con cui fu sconfitta l’inflazione, la politica di Craxi per l’aumento dell’occupazione e per il made in Italy.

Infine, temo che anche gli ambientalisti e i tutori dei beni culturali abbiano la memoria molto corta (quando loro piace) e non ricordino che fu Craxi a istituire con la legge 8 luglio 1986 il ministero dell’Ambiente, che prima in Italia non esisteva e che ebbe il compito di assicurare la promozione, la conservazione e il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività e alla qualità della vita, nonché la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse naturali dall’inquinamento.

Ovviamente tralascio gli amici di Aldo Moro, di cui Craxi cercò di salvare la vita, quando era prigioniero delle Brigate rosse, nel covo di via Fani a Roma e gli ex comunisti a cui Craxi consentì nel settembre del 1992 di entrare nell’Internazionale socialista. I primi forse non ci sono più, posto che ci siano stati. Quanto ai secondi la gratitudine non pare sia una moneta fra di loro molto diffusa.

Craxi: De Magistris, Riabilitazione a Posteriori e’ Sfregio Alla Storia

 (ASCA) – Roma, 18 gen – ”Per un uomo politico e un leader di governo non c’e’ colpa peggiore di quella che lo vede macchiarsi di corruzione e clientele, che lo vede approfittare della sua posizione per abusare della ‘cosa pubblica’, arrivando a sottrarsi al giudizio della magistratura per concludere la sua vita in latitanza. Bettino Craxi e’ stato questo ed e’ un aspetto che azzera tutto il resto, gettando un’ombra negativa sulla sua persona politica che nessuna riabilitazione a posteriori puo’ cancellare, perche’ sarebbe uno sfregio alla storia del nostro Paese e a chi crede ancora oggi nella legalita’ e nella giustizia, oltre che nella Politica”. Lo afferma in una nota Luigi De Magistris, europarlamentare dell’IdV.

Considerando da che pulpito vengono le asserzioni è un tutto dire, un pensiero ci sovviene “vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro……..” o ancor più “le pulizie si fanno prima in casa propria poi…”

Il leader dell’ IdV e associati, sarebbe bene che stabilissero cosa esattamente intendano per “VALORI” se pecunia, immobili, poltrone, immunità, o che altro…….????????

 elab-g.m.s.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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