la visita di Putin a Xi Jinping e l’ordine mondiale di Washington

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Perché la visita di Putin a Pechino fa traballare l’ordine mondiale voluto da Washington

Dietro alla stretta di mano tra Vladimir Putin e Xi Jinping non ci sono solo 60 accordi economici firmati. C’è un’intesa che potrebbe sconvolgere l’ordine mondiale a stelle e strisce.

PECHINO – Proprio mentre una delle più importanti nazioni europee – il Regno Unito – votava per dire addio all’Unione europea sotto lo sguardo preoccupato di Bruxelles e Washington, Vladimir Putin suggellava, con la sua stretta di mano con il leader cinese Xi Jinping, un rafforzamento delle relazioni economiche e strategiche tra Mosca e Pechino. Del resto, già in occasione del Forum di San Pietroburgo, il capo del Cremlino aveva sottolineato che il legame tra le due potenze era molto di più di una semplice cooperazione, parlando di una partnership sempre più «comprensiva» e di una «collaborazione strategica». «’Comprensiva’ nel senso che lavoriamo praticamente in tutte le direzioni più importanti; ‘strategica’ significa che attribuiamo entrambi una grandissima importanza a questo tipo di lavoro», aveva detto il presidente russo.

Molto di più di qualche accordo economico
La stampa occidentale ha molto parlato dei 60 accordi firmati durante la visita di Putin a Pechino, ma in realtà c’è molto di più in ballo. Sul tavolo, non solo investimenti per un volume totale di 50 miliardi di dollari, un grande numero di contratti in campo energetico – grazie ai quali la Russia potrebbe esportare in Cina almeno 2,4 milioni tonnellate di petrolio in un anno – e un importante progetto di aviazione. Perché le due nazioni stanno di fatto (ri)cominciando a guardare nella stessa direzione, ponendo silenziosamente una grave minaccia all’ordine mondiale stabilito da Washington.

Mosca guarda all’Asia
Un’alleanza che segue le strade orientali dell’Unione Economica Euroasiatica (nota 1) e dalla nuova via della Seta cinese, per guardare molto oltre. D’altronde, nell’ultimo anno Mosca ha compiuto passi considerevoli nella direzione asiatica,ad esempio con la ratifica dell’accordo sul libero commercio tra l’Unione Economica Euroasiatica e il Vietnam. E ora anche la Thailandia sta bussando alla porta della Russia, con il pieno sostegno della Cina, che intende realizzare un canale di navigazione bypassando lo Stretto di Malacca.( nota 2 )

Le relazioni sino-russe
D’altra parte, le relazioni tra Mosca e Pechino hanno ricominciato lentamente a consolidarsi all’inizio degli anni Novanta, dopo il congelamento avvenuto tra la Cina Maoista e l’Unione Sovietica negli anni Sessanta-Settanta. Un congelamento che Washington seppe sfruttare a proprio favore, orientando l’economia cinese verso la cooperazione con le imprese americane tra gli anni Ottanta e Novanta. Peccato che, ultimamente, le cose stiano totalmente cambiando.

Convergenze geopolitiche
Un cambiamento che non riguarda solo gli affari, ma anche temi geopolitici strategici. La Russia e la Cina sono infatti dalla stessa parte in Siria, e dell’Iran, la pensano allo stesso modo sul vizietto americano del
«regime change» e su molte altre questioni internazionali. Senza contare che entrambe le potenze sono  fortemente interessate a limitare lo strapotere di Washington, che, a sua volta, guarda con particolare preoccupazione  al crescente export di armi russe in Cina.

Mosca sempre più vicina a Pechino, Washington sempre più lontana
Non è un caso che, negli ultimi due anni, gli incontri tra Vladimir Putin e Xi Jinping abbiano assunto una rilevante valenza simbolica. Nel luglio 2015, il summit dei BRICS ( nota 3) a Ufa è stato uno tra i più produttivi di sempre, con la decisione di creare  un sistema bancario e finanziario alternativo a quelli occidentali, con tanto di riserve valutarie e una propria agenzia di rating. Nel settembre 2015, la presenza di Putin alle celebrazioni per il 70esimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale era colma di significato. Soprattutto perché spiccava rispetto all’evidente assenza di Barack Obama e dei leader occidentali, che hanno boicottato l’occasione nonostante Pechino fosse un alleato di Washington durante la guerra. Il tutto, in un momento storico in cui le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono ulteriormente complicate dalle contese ancora aperte nel Mar Cinese Meridionale, come dimostrano le recenti esercitazioni condotte da navi da guerra americane nella regione.

Il boomerang di Obama e Bruxelles
Secondo alcuni analisti, è stato lo stesso Barack Obama, con le sue politiche sempre più ostili nei confronti di Cina e Russia, a incoraggiare le due potenze a intraprendere la strada della cooperazione e a convincere Pechino ad accettare i prezzi più alti del gas russo. E anche l’Ue ha fatto la sua parte in questo senso, minacciando Mosca di ridurre la propria dipendenza energetica. Ma queste strategie occidentali potrebbero presto rivelarsi un boomerang: perché la cooperazione strategica tra Mosca e Pechino potrebbe portare a un futuro bilanciamento degli equilibri globali, costituendo un contrappeso significativo a Washington. Come si vede, insomma, dietro a quella stretta di mano tra Vladimir Putin e Xi Jinping, c’è molto di più di qualche
«semplice» accordo economico.

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NOTA 1) L’Unione economica eurasiatica (UEE) è un’unione economica tra Bielorussia, Kazakistan, Russia e, a partire da ottobre 2014, Armenia. L’8 maggio 2015 anche il Kirghizistan ha aderito ufficialmente a questa unione.

L’idea, ispirata all’integrazione tra i paesi dell’Unione europea, è stata annunciata nell’ottobre 2011 dall’allora presidente russo Vladimir Putin che riprese una proposta lanciata originariamente dal presidente kazako Nursultan Nazarbaev nel 1994

Il 18 novembre 2011 i presidenti di Bielorussia, Kazakistan e Russia hanno firmato un accordo che stabilisce l’obiettivo di fondare l’Unione eurasiatica entro il 2015. L’accordo include piani per la futura integrazione e la creazione di una Commissione eurasiatica (modellata sulla base della Commissione europea) e di uno Spazio economico eurasiatico, entrato in vigore il 1º gennaio 2012

Durante una tavola rotonda a Mosca organizzata dal partito Russia Unita, il politologo Dmitrij Orlov ha dichiarato che oltre a gli stati ex-sovietici l’Unione eurasiatica potrebbe estendersi anche ad altri paesi che sono stati storicamente o culturalmente legati alla Russia, come la Finlandia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Cina e la Mongolia, che sarebbero uniti in un’unione federale dove il russo verrebbe usato come lingua di comunicazione e cooperazione economica

2) Stretto di Malacca -Lo stretto, una delle più antiche e importanti vie marittime al mondo, è la principale via di comunicazione tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico. Nel pressi di Singapore lo stretto si restringe con una ampiezza minima di 2,8 km rendendo la navigazione più difficile vista l’intensità di traffico. Le dimensioni massime delle navi che lo possono attraversare sono definite dal Malaccamax

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Nelle acque dello stretto sono stati riportati numerosi episodi di pirateria. Un altro problema per la navigazione è rappresentato dall’intenso fumo provocato dagli incendi sull’isola di Sumatra, che spesso riduce la visibilità fino a 200 metri, provocando il rallentamento del traffico marittimo.

3) Il BRICS in economia internazionale è un’associazione di cinque paesi tra le maggiori economie emergenti. Il nome è l’acronimo delle iniziali dei cinque stati:

  • Brasile Brasile
  • Russia Russia
  • India India
  • Cina Cina
  • Sudafrica Sudafrica

Tali economie si propongono di costruire un sistema commerciale globale attraverso accordi bilaterali che non siano basati esclusivamente sul petrodollaro. Il termine ha avuto origine dal precedente BRIC, con l’aggiunta della S relativa al Sudafrica.

Nel novembre 2010 il Fondo monetario internazionale (FMI) ha incluso i Paesi BRIC tra i dieci paesi con il diritto di voto più elevato. A seguito della mancata ripartizione delle quote, giacente presso il Congresso degli Stati Uniti, una cui redistribuzione era stata avanzata dai paesi del BRICS, questi ultimi hanno dato vita a una propria strutturazione finanziaria autonoma (New Development Bank), alternativa al FMI durante il loro 6º summit a Fortaleza, in Brasile, il 15 luglio 2014. Secondo Sergey Lavrov, ministro degli esteri russo, i paesi Brics «non uniscono le loro forze contro qualcun altro, ma al contrario si stanno concentrando sulla promozione di un’agenda positiva e di unione nelle relazioni internazionali»

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Da dario del web-elaborato gms

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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