Politica e militari USA in Africa

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1-Politica e militari USA in Africa

2-The United States Africa Command USAFRICOM or AFRICOM.

africoom

La guerra in quanto fenomeno sociale ha enormi riflessi sulla cultura, sulla religione, sul costume, sull’economia, sui miti, sull’immaginario collettivo, che spesso la trasfigurano, esaltandola o condannandola.
Le guerre sono combattute per il controllo di risorse naturali, per risolvere dispute territoriali e commerciali, per motivi economici,
Spesso la causa dei conflitti sono viene indotta per motivi etnici o religiosi o per dispute territoriali e /o di potere, ma queste motivazioni hanno origini di solito esterne agli antagonisti e per lo più sono ingenerate da Potenze che hanno mire economiche o comunque egemonizzanti su uno Stato o su un territorio.
In fatti si giunge alla guerra quando il contrasto di interessi economici, ideologici, strategici, non riesce a trovare una soluzione negoziata, o quando almeno una delle parti percepisce l’inesistenza di altri mezzi per il conseguimento dei propri obiettivi spinta sempre di solito da Potenze terze.
La guerra è preceduta da un periodo di tensione, che ha inizio quando le parti percepiscono l’incompatibilità dei rispettivi obiettivi; il che consente alla Nazione terza di interferire nella disputa sostenendo più o meno palesemente la parte di suo interesse. Insorge poi un periodo di crisi, che ha inizio quando le parti non sono più disponibili a trattare tra di loro ed inizia la corsa all’armamento, non di raro insorgono tra i contendenti dei casus belli, il più delle volte tndenti a rendere nulli o quanto meno dificoltosi gli sforzi per una soluzione mediata del contendere.
Nei periodi di tensione e di crisi si sviluppa l’attività politica e diplomatica di tutta la comunità internazionale per evitare il conflitto in tali periodi, le forze armate giocano un ruolo rilevante nel dimostrare la credibilità e la determinazione dello Stato, con lo scopo deterrente di rendere evidente all’antagonista la sproporzione fra l’obiettivo da conseguire ed il costo, sociale e materiale, di una soluzione militare
Nuova strategia USA in Africa
Dopo un breve periodo all’EUCOM, il generale William E. Ward ,è stato trasferito dal Pentagono nella base di Camp Lemonier a Gibuti, Ottobre 2008, insediandolo al comando dell’ AFRICOM, il comando delle forze armate USA per l’Africa, diretto sino ad allora da Stoccarda, la città tedesca che ospita EUCOM. ossia il comando per l’Europa, Mentre la centrale d’intelligence per le operazioni in Africa ha sede da ormai cinque anni nella base aeronavale di Sigonella. Da dove nel più assoluto riserbo, stazioni di telecomunicazioni e aerei P-3C Orion coordinano la Guerra globale al Terrorismo in un’area compresa tra il Golfo di Guinea e il Corno d’Africa.
Casa è l’Africom
logo africomAfricom, Comando Africa. Si chiama così il nuovo Comando delle Forze Armate degli Stati Uniti per l’Africa: partito il primo ottobre agli ordini del generale a quattro stelle William E. Ward, dopo che già George W. Bush l’aveva annunciato nel febbraio del 2007 e dopo che da almeno 10 anni ci si stava pensando. Finora, i cinque comandi “regionali” in cui il Pentagono aveva inquadrato le proprie forze, in aggiunta a quelli “funzionali” di Forze Riunite, Operazione Speciali, Strategico e dei Trasporti, erano: il Centrale, con quartier generale a Tampa, in Florida; l’Europa, con base a Stoccarda, in Germania; il Settentrionale, basato su Colorado Springs; il Meridionale, che ha pure quartier generale in Florida, ma a Miami; e il Pacifico, che è invece basato su Honolulu, nelle Isole Hawaii. E l’Africa era così ripartita: Egitto, Sudan, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Somalia e Kenya al Comando Centrale; Madagascar, Seychelles e Oceano Indiano in genere a quello Pacifico; il resto a quello Europeo.
Ma questa situazione non si adattava più al contesto attuale. Da una parte, nella trascuratezza degli Stati Uniti si faceva sempre più pesante nella zona la penetrazione cinese. Dall’altra, l’Africa è l’area del mondo in cui più sta crescendo l’estrazione di petrolio: già il 20% del fabbisogno Usa proviene dall’Africa Occidentale, e per il 2015 dovrebbe arrivare almeno al 25%. E poi, c’è che l’Africa è sempre più sconvolta da conflitti e instabilità di tutti i tipi.
Vediamo solo quello che sta accadendo in questi giorni. Pirati che scorazzano nelle acque somale, e che hanno catturato un carico di armi e carri armati che non si sa bene a chi era destinato: il Kenya dice alle sue Forze Armate, e non manca il governo ucraino di confermare la transazione; ma sia da fonti americane che dai pirati trapela invece la voce secondo cui il carico sarebbe stato invece destinati al governo regionale del Sudan del Sud, espressione della ex-guerriglia cristiana e animista che nel gennaio del 2005 ha fatto la pace col governo di Karthoum in cambio di un’amplissima autonomia che contempla perfino il diritto al mantenimento di un esercito separato, in attesa del referendum sull’autodeterminazione del 2011.
Ma la spartizione delle risorse petrolifere continua a creare tensioni, e a maggio nella regione petrolifera di Abyei ci sono stati violenti scontri tra governativi e sudisti: questi ultimi, con la possibilità appunto di esibire carri armati. Naturalmente, di contorno alla possibile ripresa della guerra tra Nord e Sud Sudan vanno messe anche l’altro conflitto in corso in Somalia tra esercito etiopico e Corti Islamiche, le scorribande dei pirati nelle acque somale, l’altro conflitto sudanese nel Darfur, il conflitto a esso agganciato in Ciad.
africa-oilarmsUn altro conflitto per il petrolio divampa in Nigeria, per la rivolta delle etnie del Delta del Niger, che attaccano le piattaforme e sequestrano i tecnici.
E l’energia aleggia pure sulla ripresa della rivolta tuareg in Niger, in una zona ricca di uranio. Altro Paese ricco di materie prime di ogni tipo è il Congo, dove la rivolta dell’Est annuncia una ripresa dell’offensiva contro il governo. Un altro ancora è il Sudafrica, di cui il “golpe” interno di Jacob Zuma contro Thabo Mbeki rischia ora di compromettere la stabilità. Primo effetto della fine del ruolo di mediazione dello stesso Mbeki, nello Zimbabwe dopo l’accordo di principio tra Robert Mugabe e Morgan Tsvangirai sulla ripartizione del potere la formazione effettiva del governo si è arenata, per la pretesa dello stesso Mugabe di avere i ministeri più importanti.
Su tutto, il ruolo del terrorismo jihadista, e ora si aggiungono pure i criminali comuni che con metodi semi-terroristi hanno di recente sequestrato un gruppo di turisti italiani in Egitto, facendoli passare attraverso due o tre frontiere come in un colabrodo. E a proposito di colabrodo, neanche a parlare dell’ondata di clandestini che da Marocco e Libia continuano a puntare sulla Fortezza Europa, senza che nessuno riesca ad arrestarli.
Insomma, non era più possibile considerare l’Africa come un teatro secondario, da affidare a chi aveva già altri incarichi come una sorta di qualcosa in più.
Ovviamente, la mossa ha provocato allarmi in alcuni Paesi africani, che vogliono sapere “cosa davvero c’è sotto”: un tipo di dubbi che ricorda d’altronde quelli analoghi diffusisi in America Latina quando gli Stati Uniti hanno riattivato la Quarta Flotta nei Caraibi. Per questo il governo Usa insiste che siffatta iniziativa “rappresenta un’opportunità per rafforzare i legami ed aumentare il lavoro umanitario in Africa”. D’altra parte, ci sono almeno sei Paesi africani che invece starebbero sgomitando pur di poter ospitare il quartier generale di Africom, che al momento sta anch’esso a Stoccarda, anche se in una caserma diversa rispetto al Comando Europeo.
In particolare la Liberia, stretta agli Usa da peculiari legami storici: fondata da schiavi neri liberati e rimpatriati in Africa a opera di un’organizzazione filantropica, la Liberia ha infatti un nome che richiama il termine “libero” in latino; una capitale che si chiama Monrovia dal nome di quel James Monroe che era presidente quando lo sbarco avvenne; e una bandiera ricalcata su quella americana. Al momento, l’unica base Usa sul Continente africano è a Gibuti a Camp Lemonier, dove sono stazionati circa 1800 militari.
di M. Stefanin –Elab. da g.m.s.
2-US AFRICOM–The United States Africa Command USAFRICOM or AFRICOM.
The United States Africa Command (USAFRICOM or AFRICOM) is a Unified Combatant Command of the United States Department of Defense that is responsible for U.S. military operations and military relations with 53 African nations – an area of responsibility covering all of Africa except Egypt. Africa Command was established October 1, 2007 as a temporary sub-unified command under U.S. European Command, which for more than two decades was responsible for U.S. military relations with more than 40 African nations. Africa Command was formally activated October 1, 2008, during a public ceremony at the Pentagon attended by representatives of African nations posted in Washington, D.C.
Creation of AFRICOM (2006-2008)
Authorization
In mid 2006, Defense Secretary Donald Rumsfeld formed a planning team to advise on requirements for establishing a new Unified Command for the African continent. In early December, he made his recommendations to President George W. Bush.
On February 6, 2007, Defense Secretary Robert Gates announced to the Senate Armed Services Committee that President George W. Bush had given authority to create the new African Command and U.S. Navy Rear Admiral Robert Moeller, the director of the AFRICOM transition team, arrived in Stuttgart Germany to begin creating the logistical framward_lrework for the command.
On September 28th the U.S. Senate confirmed General William E. “Kip” Ward as AFRICOM’s first commander and AFRICOM officially became operational as a sub-unified command of EUCOM with a separate headquarters. On October 1, 2008, the command separated from USEUCOM and began operating on its own as a full fledged Command.
the US general William E. Ward
Camp Lemonier correctly spelled Camp Le Monier is a United States Naval Expeditionary Base, situated in Djibouti and home to the Combined Joint Task Force – Horn of Africa (CJTF-HOA) of the U.S. Africa Command (USAFRICOM) .
It was established as the primary base in the region for the support of Operation Enduring Freedom Horn of Africa (OEF-HOA). The camp is a former military barracks of the French Foreign Legion.
After negotiations between March and May 2001, the Djiboutian government allowed for the base’s use by the U.S., providing for demining, humanitarian, and counter-terrorism efforts, and it now serves as the location from which U.S. and Coalition forces are operating in the Horn of Africa. The agreement made by officials from the U.S. Embassy in Djibouti signed an access agreement with the Djiboutian government for use of the camp, as well as a nearby airport and port facilities.
In early July 2006, the U.S. and Djiboutian Government announced that a lease agreement had been signed to expand Camp Lemonier from 88 acres (360,000 m2) to nearly 500 acres (2 km²). The term of the lease is for 5 years with options to renew. Planned improvements to the Camp include fencing, additional billeting to replace existing tents, and compliance with various U.S. Central Command force protection standoff requirements.
Transfer to USAFRICOM
On October 1, 2008, responsibility for the task force was transferred from the United States Central Command (USCENTCOM) to USAFRICOM as the latter assumed authority over the African theater of operations.
Tenant commands
Camp Lemonier is run by Commander, Navy Region Southwest Asia which is responsible for its expansion, upkeep, and logistics support. Tenants include the U.S. Marine 9th Provisional Security Force which provides the camp’s external security, the CJTF-HOA staff, a U.S. Navy Seabee battalion, U.S. Army C Battery 2nd Battalion 18th Field Artillery Regiment, a U.S. Marine heavy-lift helicopter (CH-53) detachment, a U.S. Navy P-3 detachment (technically a part of NAVCENT), a U.S U.S. Air Force HC-130 detachment, a U.S U.S. Air Force C-17 Globemaster III detachment,U.S. Air Force F-16 Fighting Falcon detachment, and a U.S. Air Force F-15E Strike Eagle detachment
Combined Joint Task Force – Horn of Africa (CJTF-HOA) is a joint task force of United States Africa Command. It is a component of the United States response to the September 11, 2001 attacks. CJTF-HOA focuses its efforts on conducting unified action in the combined joint operations area of the Horn of Africa to prevent conflict, promote regional stability, and protect Coalition interests in order to prevail against extremism.
Transfer to Africom
On October 1, 2008, responsibility for the task force was transferred from the United States Central Command to the United States Africa Command also known as Africom as it assumed authority over the african theater of operations.
Operation Enduring Freedom – Horn of Africa (OEF-HOA) is the name of the military operation defined by the United States for combating terrorism in the Horn of Africa. It is one component of the overall mission of Operation Enduring Freedom (OEF) and is not the exclusive OEF operation on the continent of Africa. The other OEF mission in Africa is known as Operation Enduring Freedom – Trans Sahara (OEF-TS), which has, until the creation of the new Africa Command, been run out of European Command.
The Combined Joint Task Force – Horn of Africa (CJTF-HOA) is the primary (but not sole) military component assigned to accomplish the objectives of the mission. The naval component is the multinational Combined Task Force 150 (CTF-150) which operates under the direction of the United States Fifth Fleet. Both of these organizations have been historically part of United States Central Command. In February 2007, United States President George W. Bush announced the establishment of the United States Africa Command which took over all of the area of operations of CJTF-HOA in October 2008.
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confidential information
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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