I’liade-analisi delle 24 parti del poema-l’ira di Achille

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Come tutto ebbe origine -Paride, secondo la mitologia greca, era il figlio di Priamo re di Troia e di Ecuba. Appena nato fu abbandonato sul monte Ida perché, secondo la profezia di Cassandra, egli avrebbe causato enormi sciagure alla sua città.
Della vicenda del Pomo d’Oro se ne parla nelle “Troiane” di Euripide. La vicenda ebbe inizio durante il matrimonio tra Peleo e Teti (che sarebbero divenuti i genitori di Achille), originata da un gesto della dea Eris personificazione della discordia e sorella di Ares. La dea lasciò rotolare tra i convitati una mela d’oro, con la scritta “Alla più bella” che suscitò una immediata discussione tra Era, Atena ed Afrodite che ben presto si trasformò in lotta accanita per il possesso del Pomo d’Oro.
Non riuscendo a prevalere l’una sulle altre, fu chiesto a Zeus di intervenire, ma questi si rifiutò di esprimere un parere rimettendo il giudizio ad una persona imparziale Ermes, inviato sulla terra per cercare questa persona, individuò in Paride colui che avrebbe assegnato il Pomo d’Oro alla dea più bella. La scelta di Paride cadde su Afrodite, che per ricompensarlo gli promise la donna più bella del mondo, ovvero Elena moglie di Menelao re di Sparta.
Fu così che Paride, con l’aiuto della dea, rapì Elena portandola con se a Troia e creando il pretesto per la famosa guerra. Con la sua scelta Paride s’inimicò anche Era ed Atena, che perciò si schierarono con i greci.
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Paride dona il pomo d’oro ad Afrodite
L’Iliade è assieme all’Odissea è un poema epico attribuito ad Omero.
L’opera venne composta nella regione della Ionia Asiatica intorno al IX secolo a.C., anche se alcuni autori ne pospongono la data della composizione a circa il 720 a.C. Il tiranno ateniese Pisistrato, nel VI secolo a.C., decise di uniformare e dare forma scritta al poema che fino ad allora si era tramandato quasi esclusivamente in forma orale. Quest’ultima forma, però, continuerà a restare viva fino al III secolo d.C. con tutti i cambiamenti e le mutazioni inevitabili nella forma orale. La guerra di Troia aveva avuto secondo Omero una durata effettiva di 10 anni, ma nell’Iliade ne vengono narrati soltanto 51 giorni.
Si compone di ventiquattro libri o canti, Opera ciclopica e complessa, un caposaldo della letteratura greca ed occidentale.
Narra le vicende di un breve episodio della storia della guerra di Troia, quello dell’ira dell’eroe Achille, accaduto nell’ultimo dei dieci anni di guerra.
L’ira di Achille è l’argomento portante del poema
Paride ha rapito Elena, moglie del Re Menelao. Si è mobilitata così tutta la Grecia Achea per vendicare l’offesa compiuta da Paride. Dopo nove anni di assedio Agamennone, capo dell’armata achea e fratello di Menelao, si rifiuta di restituire a Crise, sacerdote di Apollo, la figlia Criseide, che egli ha ottenuto come preda di guerra. Il Dio colpisce con una pestilenza il campo dei Greci e Agamennone è costretto a restituire Criseide. Per compensarsi della perdita sottrae ad Achille la sua schiava Briseide.
Achille, sdegnato, ritenendo d’avere ricevuto un affronto, decide di non combattere più a fianco degli Achei; senza Achille essi subiscono gravi perdite. Patroclo decide allora di scendere in campo con le armi di Achille, per far credere che lui fosse tornato al campo di battaglia, ma viene ucciso da Ettore, che lo spoglia delle armi sacre. Achille, riarmato da Efesto, torna a combattere per vendicare la morte dell’amico; trova lo scontro con Ettore che uccide in duello, infierendo sul suo corpo e confiscando il cadavere. Il re dei troiani Priamo giunge nel campo dei Greci a chiedere la restituzione del corpo di suo figlio Ettore; Achille fa dunque una pace personale con Priamo, permettendogli di riscattare la salma del figlio. Il destino della città di Troia privo del suo eroe più forte è ormai senza speranza.
Libro primo
Crise, sacerdote del dio Apollo, va da Agamennone con un ricco riscatto per farsi ridare indietro la figlia Criseide, che il potente re acheo teneva con sé come sua concubina; ma l’Atride, indignato dalla sfrontatezza di quel vecchio, lo tratta male e ingiuriandolo rifiuta la sua offerta, ordinandogli poi di allontanarsi e di non farsi vedere mai più presso il suo campo e le sue navi. Il sacerdote disperato, scongiura allora Apollo di dare una lezione a tutti gli Achei, per punirli del grave affronto che si è visto costretto a subire per l’arroganza di Agamennone. Il dio l’ode e, infuriatosi per il maltrattamento di un suo sacerdote, discende in fretta dall’Olimpo e comincia a colpire gli uomini presso le navi achee con l’infallibile mira del suo arco d’argento e dei suoi dardi avvelenati, gettando una nera pestilenza su tutto l’accampamento dei Danai. Al decimo giorno dell’ecatombe Achille indice un’assemblea di tutti gli Achei per discutere dell’emergenza, e interpella Calcante, un vate, di dirgli perché Apollo si è tanto adirato con gli Achei. L’indovino spiega allora che il motivo è stato il maltrattamento del sacerdote di Apollo Crise da parte di Agamennone: questi se la prende con Calcante, accusandolo di dargli sempre e solo vaticini funesti riguardo le sue imprese, ma Achille interviene e dopo un breve scambio di parole tra i due nasce subito un attrito e comincia un vero e proprio litigio. Alla fine, dopo molti insulti e ingiuriose parole, l’Atride acconsente per logica a lasciar andare Criseide, ma per non restare senza una donna come dono decide di prendere quella del Pelide, Briseide. Achille se ne duole e irato nell’animo sfodera la sua daga e fa per lanciarla contro Agamennone, ma Atena, inviata da Era, che ha a cuore tutti e due gli eroi, lo afferra per i capelli appena in tempo e lo fa ragionare, dicendogli che un giorno molto vicino per fare ammenda a quella grave offesa gli avrebbero offerto doni tre volte superiori al maltolto. Achille, seppur a malincuore, obbedisce e, rinfoderata la spada, offende pesantemente Agamennone, annunciando inoltre che finché non gli avesse riparato quel torto, lui non avrebbe combattuto più al suo fianco, e che allora si sarebbe presto pentito, quando Ettore avrebbe fatto strage di Achei e lui sarebbe stato costretto ad assistervi, debole e impotente, lacerato nel cuore dal dolore.
Dopo di che la seduta è sciolta e Agamennone dà ordine che Odisseo riporti Criseide dal padre, mentre ordina a due dei suoi araldi di andare a prendere Briseide nella tenda del Pelide e di portarla nella sua. I due, seppur a malincuore, compiono l’operazione, e Achille, vedendo che la sua donna viene condotta via a forza, scoppia a piangere e invoca la madre Teti, che accorre dalle profondità degli abissi dove dimora per consolare il figlio, che le fa un breve sunto della vicenda e le chiede di andare da Zeus perché gli venga reso l’onore dovuto. La madre si duole delle pene del figlio e gli promette che quando gli dei torneranno all’Olimpo da presso gli Etiopi, verso l’Oceano, dove erano andati per pranzo, lei andrà direttamente da Zeus e lo pregherà di esaudire la sua preghiera. Intanto parte la spedizione di Odisseo presso Crise, per riportargli la figlia; dopo molti sacrifici per deliziare e placare il dio Apollo, banchetteranno fino a sera con le carni dei sacrifici, e Crise, rasserenato nell’animo dal ritorno della figlia, pregherà il dio di cessare la sua strage sui Danai. Nel frattempo, dopo dodici giorni, gli dei sono finalmente tornati all’Olimpo e Teti, memore della promessa fatta al figlio, sale su fino al signore dei numi e dei mortali e, cingendogli le ginocchia, lo prega di dare vittoria ai Troiani fino a quando gli Achei non avessero fatto ammenda al torto subito da suo figlio e non gli avessero reso il giusto onore. Il dio della folgore, seppur a malincuore, acconsente, ma sua moglie, Era, che ha cara la sorte degli Achei, ha visto tutto e chiede irata al marito quali piani abbia mai ordito con Teti alle sue spalle. Il dio tuttavia la mette a tacere con brusche parole e il banchetto pare prender e una piega infelice, ma interviene Efesto che riporta la serenità tra i numi e placa il litigio.
Libro secondo
Per esaudire la preghiera di Teti, Zeus invia ad Agamennone un falso sogno che lo induca ad attaccare i Troiani,così,nel colmo della guerra,i Greci avvertiranno la mancanza di Achille e rimpiangeranno di averlo offeso. Convocata l’assemblea dei capi, l’Atride narra il sogno ed espone i suoi proposti, rivelando inoltre l’intenzione di annunciare all’esercito, prima del combattimento, di volersi ritirare, per saggiarne lo spirito. A questa notizia tutti i Greci esultano e sarebbero già pronti ad imbarcarsi, se non intervenisse Era che spinge Atena a trattenerli. La dea si rivolge a Ulisse, che, riluttante a rinunciare la guerra, accoglie il suo invito cercando di persuadere i Greci ,a non interrompere l’assedio. Viene dunque nuovamente convocata l’assemblea, nella quale solo Tersite, storpio e di animo spregevole, contesta la decisione di continuare la guerra; l’intervento deciso di Odisseo, che lo percuote con lo scettro, lo costringe a tacere e ad adeguarsi. In seguito Ulisse e Nestore esortano gli Achei a prepararsi alla battaglia, ricordando i felici presagi che avevano accompagnato l’inizio della spedizione. Nestore, dopo i sacrifici rituali, invita Agamennone a schierare l’esercito. Iride, messaggera divina, si reca,sotto le spoglie di Polite, all’assemblea dei Troiani per informare Ettore dei preparativi nemici ed esortarlo al contrattacco. Il libro si chiude con un sintetico elenco delle forze troiane e alleate.
Libro terzo
Durante uno scontro tra Troiani e Achei, Paride si fa avanti tra la folla per combattere Menelao, il principe di Troia indossa una pelle di pantera ed è armato di arco. Ma alla vista di Menelao, Paride fugge pauroso. Ettore lo vede e lo rimprovera con dure parole: Paride prendendo coscienza della sua viltà propone di porvi rimedio con un duello in cui lui e Menelao si sarebbero sfidati per il possesso di Elena e delle sue ricchezze, e da cui sarebbe dipeso l’esito della guerra. Ettore ne è entusiasta e, dopo aver preso accordi con gli Achei e dopo aver fatto molti sacrifici, i due contendenti si ritrovano a duellare: sembra quasi che sia Menelao ad avere la meglio, ma proprio quando stava per uccidere il suo avversario, dall’Olimpo discende Afrodite che salva Paride nascondendolo in un’improvvisa nebbia e portandolo in salvo a Troia, dove riceverà anche il biasimo di Elena. Nel frattempo Menelao è furente, ma si arrabbia invano: alla fin fine Agamennone lo proclama vincitore del duello e afferma gran voce che la guerra deve finire.
Libro quarto
Gli dei sono radunati attorno a Zeus che vorrebbe salvare Troia, ma Era si oppone e vuole che i Troiani rompano i patti: Era allora invia Atena tra i Teucri; ella invita Pandaro a scagliare una freccia contro Menelao. La freccia ferisce l’Atride e la battaglia per questo si rianima. Cadono le prime vittime, soprattutto tra i troiani e i loro alleati; il gigantesco Echepolo, il valoroso giovinetto Simoesio, e il capo tracio Piroo.
Libro quinto
Prosegue l’avanzata degli Achei, che fanno ora strage di nemici in fuga, tra cui Odio, capo degli Alizoni, Fereclo, l’architetto che aveva costruito la nave con cui Paride si era recato a Sparta per rapire Elena, e il giovane sacerdote Ipsenore. Pandaro ferisce Diomede con una freccia, ma questi, aiutato da Atena, riesce a uccidere il troiano; sta per uccidere anche Enea quando interviene Afrodite che salva il figlio e viene a sua volta ferita da Diomede. Enea però, fortunatamente, viene soccorso tra le braccia di Apollo. Intanto i Troiani, guidati da Ares, stanno avendo la meglio; Ettore addirittura si scaglia sui nemici e compie una strage inarrestabile. Infine Diomede si scontra con Ares e lo ferisce.
Libro sesto
Le sorti della battaglia volgono decisamente a favore dei Greci, pertanto l’indovino Eleno consiglia ad Ettore, suo fratello, di tornare in città per invitare la madre Ecuba e le matrone ad offrire i loro pepli ad Atena. Intanto si scontrano in battaglia Glauco e Diomede, ma venuti a conoscenza delle rispettive stirpi, si risparmiano a causa dell’amicizia tra i nonni. Ettore, dopo aver portato a termine la sua missione, si reca a salutare la moglie Andromaca che gli consiglia di spostare le truppe sulla collina del caprifico, luogo in cui si trovavano le mura troiane più deboli e di non far diventare lei vedova e suo figlio un orfano; poi va a salutare Paride, nella sua casa in compagnia di Elena,che tenta di persuaderlo a restare e ad abbandonare la battaglia.
Libro settimo
Per volere di Apollo e di Atena, Ettore sfida a duello uno degli Achei. Raccoglie la sfida Menelao, ma Agamennone lo trattiene perché soccomberebbe contro Ettore. Tra i nove volontari (i due Aiaci, Agamennone, Ulisse, Diomede, Idomeneo, Merione, Euripilo e Toante) viene estratto il nome di Aiace Telamonio: lo scontro si protrae senza vincitori fino al calare delle tenebre, quando viene sospeso. Paride offre di terminare la guerra cedendo tesori ai Greci, ma senza restituire Elena. Gli Achei rifiutano, ma acconsentono a una tregua per recuperare i cadaveri. Durante il giorno di tregua i Greci costruiscono un muro a difesa delle navi con tale abilità da far invidia agli dei.
Libro ottavo
Zeus vieta agli altri dei di intervenire nella battaglia ed accorda il proprio favore ai Troiani, dopo averne soppesate le sorti. Ettore fa strage di Greci e sta per avventarsi su Nestore in difficoltà, ma in difesa di quest’ultimo interviene Diomede: egli vorrebbe sfidare Ettore, ma tre fulmini scagliati da Zeus per ogni volta che si girava al fine di attaccarlo lo fanno desistere. I Troiani costringono i Greci a ripararsi all’interno delle mura costruite a difesa delle navi. Era ed Atena, dopo aver addormentato con un tranello il padre dei numi, intervengono ad aiutare gli Achei, ma Zeus, accortosene dopo il risveglio, invia Iride a fermarle. Cala la notte e i Teucri si accampano davanti alle mura greche.
Nel campo acheo i duci si riuniscono e Agamennone propone il ritorno in patria, ma Diomede si oppone con fermezza. Quindi Agamennone compie un ultimo tentativo di convincere Achille a combattere ed invia un gruppo di delegati: Ulisse, Fenice, vecchio tutore di Achille e Diomede. L’ambasceria viene accolta dal Pelide nella sua tenda, ma l’offerta di Agamennone viene sdegnosamente rifiutata e, anzi, Achille aggiunge che il giorno seguente farà ritorno a Ftia.
Libro nono
I Troiani sono speranzosi ed i Greci angosciati, dunque Agamennone dice di voler ritornare in patria, poiché secondo lui quest’assedio è un’impresa vana. Diomede si oppone mentre Nestore propone di richiamare Achille. Tutti sono d’accordo con la proposta di Nestore, compreso Agamennone che decide di restituire Briseide con altri doni in aggiunta. Vengono mandati Odisseo, Aiace e Fenice. Nessuno convince Achille, ma Diomede al campo dice che domani si combatterà anche senza Achille.
Libro decimo
Agamennone non riesce a prendere sonno pensando alla sorte del suo esercito: convoca dunque i capi greci e, su consiglio di Nestore, invia Diomede a spiare il campo nemico. Diomede sceglie Ulisse come compagno nell’impresa. Intanto nel campo troiano Dolone si offre di compiere la stessa sortita: avviatosi dunque verso le navi greche viene sopraffatto dai due nemici che lo interrogano sulla sua missione: egli, per aver salva la vita, tradisce i compagni, ma Diomede lo uccide per punirlo della delazione. I due greci, grazie alle informazioni ottenute, fanno strage tra i Traci addormentati, uccidendo pure il loro giovane re Reso, e riescono a fuggire senza essere visti.
Libro undicesimo
La battaglia è incerta; Agamennone si batte furiosamente, uccidendo un gran numero di nemici, tra cui due Priamidi, Iso (Iliade) e Antifo, e i due figli del bieco consigliere troiano Antimaco, ma viene infine ferito da una freccia. Ettore allora incita i suoi a combattere, si lancia contro i nemici e fa un massacro incredibile. Infine viene affrontato da Diomede che riesce solo a stordirlo e viene a sua volta ferito da Paride. Poco dopo la stessa sorte capita anche ad Ulisse, e Zeus infonde il terrore di Ettore nell’animo di Aiace che indietreggia. Intanto Nestore conduce Macaone ferito alla sua tenda e Achille, desideroso di notizie, manda Patroclo alla tenda di Nestore. Quest’ultimo descrive il disastro dei Greci e invita Patroclo, se proprio Achille non vuol combattere, a scendere lui stesso in battaglia con le armi di Achille.
Libro dodicesimo
La battaglia si è spinta sotto il muro acheo. I Greci, in particolare i due Aiaci, resistono come possono e respingono più volte gli attacchi di Sarpedonte. Intanto Zeus manda un segno di dubbia interpretazione: un’aquila vola con un serpente tra gli artigli, ma questo le si ritorce contro e la morde: Polidamante lo interpreta come presagio funesto, ma Ettore decide di continuare l’assedio e, preso un macigno, lo scaglia contro la porta del muro greco e la abbatte. I Troiani entrano nel campo avverso.
Libro tredicesimo
Approfittando di un attimo di distrazione di Zeus, Poseidone scende ad aiutare i Greci: infonde nuova forza ad Aiace e incoraggia Idomeneo. Quest’ultimo, insieme a Merione, assale l’ala destra troiana e miete molte vittime. Ettore, avvisato di ciò da Polidamante, si distacca dal centro della schiera, dove stava fronteggiando gli Aiaci, e soccorre l’esercito in difficoltà. Quindi torna nuovamente al centro per un corpo a corpo con Aiace Telamonio.
Libro quattordicesimo
Nestore, vedendo l’esercito acheo in grave difficoltà, si reca da Agamennone e trova i maggiori tra i capi feriti e indecisi sul da farsi: Agamennone propone nuovamente la fuga, ma Ulisse si ribella. Decidono perciò, impossibilitati a scendere in battaglia, di incoraggiare i compagni con la voce. Intanto Era architetta un inganno contro Zeus: convince il Sonno a calare sul dio, in modo che Poseidone abbia campo libero nell’aiutare i Greci. Ciò avviene ed Aiace Telamonio riesce a colpire Ettore con un macigno, facendolo cadere a terra privo di sensi. I compagni lo traggono fuori dal combattimento, salvandolo dalla furia degli Achei.
Libro quindicesimo
Al risveglio, Zeus si accorge dell’inganno in cui è caduto e minaccia una punizione terribile ad Era la quale, terrorizzata, risale all’Olimpo. Zeus intanto manda la dea messaggiera Iri ad intimare a Poseidone di abbandonare la battaglia se non vuole scontrarsi col più potente fratello: Poseidone a malincuore è costretto a ritirarsi. Apollo, incaricato da Zeus di rianimare i Troiani, dà nuovo vigore ad Ettore. Sotto la sua spinta i Teucri travolgono i Greci ed arrivano fino alle navi, decisi ad incendiarle: l’ultima difesa è fornita da Aiace Telamonio che, armato di una trave, tenta di respingere i nemici.
Libro sedicesimo
Achille accoglie l’idea di Patroclo di fargli vestire le sue armi per guidare i Mirmidoni contro i Troiani, insieme a tutti gli altri Achei, ma gli dice di non sbilanciarsi troppo e di limitarsi a incutere timore nel nemico, facendo finta di essere Achille. Il pelide prega Zeus di far riuscire la missione di Patroclo e di farlo tornare offrendo vino in un rito. Il Cronide decide di accettare la prima richiesta ma di negare la seconda. Infatti Patroclo fa strage di nemici, uccidendo tra gli altri Sarpedone,figlio di Zeus, fino a che non è slealmente colpito da Apollo che lo stordisce e lascia che siano prima Euforbo con un colpo non mortale, e poi Ettore col colpo di grazia, a finirlo. Prima di morire, Patroclo profetizza a Ettore l’imminente morte per mano di Achille tornato a combattere.
Libro diciassettesimo
Si accende la contesa per impadronirsi del corpo di Patroclo: Menelao si pone subito a difesa delle spoglie del compagno e uccide Euforbo, ma è costretto ad invocare aiuto quando vede Ettore che gli si fa contro. Accorrono gli Aiaci, Merione e Idomeneo. Nel tumulto che segue, Ettore tenta anche, senza successo, di impossessarsi di Balio e Xanto, i divini cavalli di Achille. Menelao si reca da Antiloco, lo informa della morte di Patroclo e lo manda ad avvisare Achille; poi torna nel cuore del combattimento: insieme a Merione e difeso dagli Aiaci, che sostengono i continui assalti troiani, riesce a trasportare il corpo di Patroclo all’interno del campo acheo.
Libro diciottesimo
Achille, ignorando la sorte di Patroclo, si aggira inquieto davanti alla tenda quando giunge Antiloco e lo informa sui fatti: Patroclo giace e si combatte per il suo cadavere. La disperazione di Achille giunge alle orecchie di Teti che corre a rincuorare il figlio: vedendo che egli è irremovibile nel suo intento di vendetta, a costo di pagarlo con la morte, annunciata dalla profezia, si reca da Efesto per farsi forgiare armi divine. Iride esorta Achille a farsi vedere sulle mura greche per spaventare i Troiani e agevolare il trasporto della salma di Patroclo da parte dei compagni. Teti è frattanto giunta alla dimora di Efesto: il dio si mette subito al lavoro e forgia armi bellissime, tra le quali uno scudo d’oro intarsiato con figure rappresentanti le varie attività umane.
Libro diciannovesimo
Il desiderio di vendetta di Achille è più forte della sua ira, per cui mette da parte il suo orgoglio e si riconcilia con Agamennone. I Greci si preparano alla battaglia e riacquistano le forze con un banchetto, ma Achille non riesce a mangiare e rimane a piangere sulla salma dell’amico. Atena, impietosita, stilla nel suo cuore nettare e ambrosia per dargli forza. Ormai la battaglia è prossima: Achille, terribile nelle sue nuove armi, sprona i cavalli Balio e Xanto: quest’ultimo, ispirato da Era, gli rammenta il fato che sta per compiersi. Achille sgrida il cavallo: egli è cosciente del suo destino, ma ciò non lo distoglierà da vendicarsi su Ettore.
Libro ventesimo
I troiani e gli achei si preparano a una nuova giornata di guerra, mentre Zeus acconsente che gli dei si sfidino tra di loro: così Apollo, Artemide, Scamandro, Afrodite, Ares e Leto scendono dall’Olimpo per schierarsi al lato di Troia, mentre Hermes, Atena, Poseidone, Era ed Efesto si schierano al fianco dei Danai. Achille si batte con Enea, ma nessuno dei due morirà, perché da Enea è destinata a mascere la stirpe di Dardano, che un giorno assumerà il controllo dei Troiani scampati al massacro di Troia. Nel momento in cui Enea sta per essere ucciso da Achille, interviene Poseidone a salvarlo, pur essendo divinità ostile ai troiani. Dopo di che Achille uccide Polidoro, fratello di Ettore, che accecato dall’ira scaglia la sua lancia contro il Pelide, che viene però deviata da Atena. Achille passa al contrattacco, ma Apollo avvolge Ettore in una fitta nebbia, sottraendolo alle ire del tremendo eroe acheo, che rabbiosamente comincia a far strage degli altri Troiani intorno a lui. Tra i più memorabili abbiamo: Troo figlio di Alastore al quale Achille fa uscire il fegato che cade a terra, senza pietà alcuna per il nemico arresosi spontaneamente; Deucalione (Iliade) colto a un braccio dalla lancia dell’eroe, che gli dà poi il colpo di grazia con la spada che gli stacca la testa, lasciando schizzare il midollo dal busto; e Rigmo, il giovane eroe trace figlio di Piroo.
Libro ventunesimo
Achille fa una grande strage di nemici sullo Scamandro, e gettandone i corpi nel fiume: subiscono questa sorte anche Licaone figlio di Priamo e il forte eroe peone Asteropeo. Indignato per tanta impudenza lo Scamandro lo prega di continuare la sua strage altrove, ma il Pelide non l’ascolta e continua il massacro. Allora il dio del fiume, adirato, gli scaglia contro la vorticosa potenza delle sue acque e Achille, atterrito, fugge via, temendo di morire di una morte vergognosa. Fortunatamente interviene Efesto che col fuoco placa l’impeto delle acque, salvando l’eroe acheo. Intanto sull’Olimpo, dopo una breve scaramuccia familiare alquanto poco eroica, gli dei smettono di lottare, dato che loro vivono in un’altra dimensione, immortale e giocosa. Intanto Achille, ingannato da Apollo che ha preso le sembianze di Agenore, un guerriero troiano che poco prima l’aveva affrontato, si fa inseguire lontano dalle porte Scee, mentre tutti i fuggitivi troiani riescono a rientrare dentro Troia.
Libro ventiduesimo
I Troiani si precipitano all’interno delle mura, eccetto Ettore che rimane davanti alle Porte scee, bloccato dal suo destino; a nulla valgono i disperati richiami dei genitori. Quando finalmente Apollo si rivela nella sua divinità ad Achille che lo rincorreva, l’eroe greco avvista da lontano Ettore e corre verso di lui: il troiano, terrorizzato, fugge: tre volte i due fanno il giro delle mura della città, quando Atena, assumendo le sembianze di Deifobo, fratello di Ettore, convince questi ad affrontare il nemico. Ettore propone ad Achille il giuramento di rendere alla famiglia il corpo di quello dei due che sarà ucciso, ma il Pelide rifiuta rabbiosamente. Il duello inizia, le lance volano senza successo, e nel corpo a corpo Achille trafigge Ettore nel solo punto scoperto, tra il collo e la spalla. Morendo, Ettore presagisce la prossima morte del rivale; Achille, accecato dall’odio, fora i piedi del cadavere e lo trascina, attaccato al carro, nella polvere. Vedendo la scena dalle mura, Priamo ed Ecuba scoppiano in lacrime ed urlano disperati. Le grida raggiungono Andromaca, moglie di Ettore, ancora ignara dall’accaduto: quando si avvede della morte del marito, predice il terribile destino che attende lei ed il figlio Astianatte.
Libro ventitreesimo
Si tengono i solenni funerali di Patroclo: il rogo arde per tutta la notte: al mattino Achille indice i giochi funebri. Si tiene per prima la gara dei carri: Eumelo è in testa, ma Atena fracassa il suo giogo. Vince così Diomede, secondo arriva Antiloco che precede Menelao grazie ad una manovra scorretta: al traguardo però i due si riappacificano. Nella gara di lotta si affrontano Ulisse, con la sua astuzia, e Aiace, con la sua forza, e si ha un pareggio. La corsa è vinta da Ulisse che precede Aiace d’Oileo. Achille invita due guerrieri a combattere per vincere l’armatura di Sarpedonte: ed è Diomede che se ne appropria, sconfiggendo Aiace Telamonio. Seguono la gara di tiro con l’arco, vinta da Merione su Teucro, e quella di tiro della lancia, assegnata ad Agamennone senza bisogno di disputare la prova.
Libro ventiquattresimo
Gli dei, raccolti in un’assemblea, alla fine deliberano che Achille restituisca il corpo di Ettore ai familiari: Teti riferisce l’ordine al figlio, che non può rifiutarsi di compiere il volere degli dei. Iride intanto avverte Priamo di andare a riprendere il corpo del figlio, il quale si mette subito in viaggio verso la tenda del Pelide, guidato e protetto dal dio Hermes. Non appena il re incontra Achille, si inginocchia e lo prega di rendergli le spoglie del figlio: Achille impietosito da Priamo acconsente e nottetempo Priamo tornerà a Troia, dove farà poi bruciare il corpo del figlio per rendergli le giuste onoranze funebri.
Achille
 Achlille trascina il corpo di Ettore dopo averlo sconfitto in duello attorno le mura della città
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.
E qual de’ numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente perìa: colpa d’Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
Degli Achivi era Crise alle veloci
prore venuto a riscattar la figlia
con molto prezzo. In man le bende avea,
e l’aureo scettro dell’arciero Apollo:
e agli Achei tutti supplicando, e in prima
ai due supremi condottieri Atridi:
O Atridi, ei disse, o coturnati Achei,
gl’immortali del cielo abitatori
concedanvi espugnar la Prïameia
cittade, e salvi al patrio suol tornarvi.
Omero-elab.-g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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