T.Campanella- sintesi del pensiero

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Tommaso Campanella – una sintesi del pensiero

Tommaso Campanella il cui vero nome era Giovanni Domenico, fu uno degli intellettuali e filosofi più rappresentativi del Rinascimento italiano nella fase compresa fra il ‘500 e il ‘600.
Campanella nacque a Stilo, in Calabria, il 5 settembre 1568; di origini estremamente umili, entrò in convento all’età di 13 anni nell’ordine dei Frati Domenicani e prese i voti nel convento di San Giorgio a Morgeto, col nome di Frate Tommaso.
Successivamente si dedicò agli studi di teologia e di filosofia, attraverso i quali approfondì la sua conoscenza del pensiero filosofico greco.In questo periodo, nel quale crebbe la sua formazione culturale, Campanella ebbe modo di approfondire anche la conoscenza del pensiero filosofico a lui contemporaneo, accompagnando agli studi classici le letture di grandi pensatori della sua epoca, come Erasmo da Rotterdam, Marsilio Ficino, Telesio, Tommaso Moro, alcuni dei quali, criticando le dottrine aristoteliche, si trovarono in contrasto con il pensiero della Chiesa denunciandone anche la corruzione.
Nello stesso periodo fu attratto anche dalla cultura esoterica, in particolare dagli scritti di Ermete a cui si aggiunse un particolare interesse per l’alchimia e l’astrologia cui si dedicò con fervore.
La reazione delle Autorità Ecclesiastiche fu immediata e Campanella venne arrestato con l’accusa di eresia e sottoposto a processo. Fu condannato e costretto al rientro forzato al suo monastero in Calabria con l’obbligo di attenersi esclusivamente alle verità rivelate da S.Tommaso d’Aquino e alla Sacra Scrittura.
Campanella non abiurò realmente alle proprie idee e negli anni successivi viaggiò recandosi a Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Padova dove ebbe modo di approfondire i propri studi e conoscere studiosi e personaggi importanti della propria epoca. Purtroppo però sempre perseguitato per le sue idee dalla inquisizione, fu piu volte arrestato ed esiliato in vari monasteri,in fine accusato di congiura contro il governo. Processato e condannato, rimase in carcere per 27 anni, morì a Parigi il 21 Maggiodel 1639 nel convento domenicano di Saint Honoré
il pensiero -Campanelliano
Campanella afferma che ci sono due forme di conoscenza che chiama : sensus innatus conoscenza di sé, innata, primaria ed essenziale, e sensus abditus conoscenza delle cose esterne secondaria ed accidentale .
Il sensus innatus quindi ci appartiene sin dall’inizio,(innato), e senza di esso non saremmo coscienti del nostro stesso esistere e quindi è essenziale per affermarci come soggetto, ed è infine primario perché senza di esso, senza l’autocoscienza non vi potrebbe essere conoscenza delle cose esterne, il sensus abditus, quindi secondario rispetto al sensus innatus, ed accidentale, nel senso che non potremmo mai avere una conoscenza delle cose esterne totale e completa.
Il sensus innatus è primario ed essenziale anche perché si esprime nel primo immediato atto di autocoscienza con cui io riconosco me stesso, atto in cui c’è una perfetta coincidenza tra l’io come soggetto pensante e l’io come oggetto pensato. Condizione essenziale dell’autocoscienza è la presenza sensibile di una realtà, di un corpo, di un oggetto pensato.
Bisogna rammentare che c’è diversità tra coscienza e conoscenza. La prima è un immediato atto di apprensione di una realtà, la seconda implica invece un atto più complicato che tende a conoscere i particolari di quella realtà appresa coscientemente.
Vale la pena per capire meglio, rifarsi ai diversi gradi di apprensione della realtà indicati nella metafora della caverna platonica. Il prigioniero vedeva le ombre proiettate sul fondo della caverna “coscienza” poi riusciva a volgere il capo e vedeva le statuette “conoscenza”.
Nell’ambito della conoscenza aveva costituito un’obiezione fondamentale nella storia della filosofia  avanzata dagliscettici.Quello che Campanella affermava, sconfigge il dubbio scettico, perché può sostenere che con il sensus innatus c’è un punto in cui al pensiero, io, come soggetto pensante, corrisponde esattamente l’io, come oggetto pensato e questo accade all’inizio del processo di auto-coscienza che è anche auto conoscenza perché l’oggetto pensato, di cui sono cosciente, è talmente semplice, puro, privo di caratteristiche che basta averne coscienza per dire che di sè, si ha anche conoscenza.
La conoscenza di sé dunque è essenziale e primaria ,nel senso che da lei derivano tutte le altre conoscenze, ed è totale perché quando penso l’io, penso a tutto l’io, non solo come soggetto, pensiero, ma anche come oggetto, realtà.
La conoscenza delle cose esterne è secondaria e accidentale, perché non è mai totale. Tuttavia, quando l’uomo privilegia la conoscenza delle cose esterne rispetto al sensus innatus, dimentica sé stesso, aliena sé stesso, ed estraniandosi dal sè, si perde.
Campanella sembra avere individuato che tra noi e gli oggetti c’è un rapporto non solo teoretico ma anche morale,anche Marsilio Ficino risolveva questo rapporto in senso positivo ma prettamente religioso.
Quando noi infatti sentiamo la mancanza di qualche valore, spesso tentiamo di reagire colmando il vuoto che è in noi con il possesso di oggetti, quasi che questi potessero sostituire i valori persi. Tuttavia, quando l’oggetto perde la sua funzione simbolica e diventa valore reale in sé, allora subentra l’alienazione, la follia.
Sulla scia del pensiero di Agostino d’Ippona, il quale predicava la conversione dalle cose a Dio, secondo Campanella occorre recuperare i valori perduti, anziché perdersi nell’alienazione causata dagli oggetti.
Campanella-La Città del Sole
Campanella fu autore anche di una importante opera di carattere utopistico, ovvero La Città del Sole. Nella Città del Sole egli descrive una città ideale, utopistica, governata dal Metafisico, un re sacerdote volto al culto del Dio Sole, un dio laico proprio di una religione naturale, di cui Campanella stesso è sostenitore, pur presupponendo razionalmente che coincida con la religione cristiana.
Questo re sacerdote si avvale di tre assistenti, rappresentanti le tre primalità su cui si incentra la metafisica campanelliana;Potenza, Sapienza e Amore. In questa città vige la comunione dei beni e la comunione delle donne. Nel delineare la sua concezione collettivista della società, Campanella si rifà a Platone e all’Utopia di Tommas More fra gli antecedenti dell’utopismo campanelliano è da annoverare anche la Nuova Atlantide di Bacone.
L’utopismo partiva dal presupposto che, poiché non si poteva realizzare un modello di Stato che rispecchiasse la giustizia e l’uguaglianza, allora questo Stato si ipotizzava, come aveva fatto a suo tempo Platone; però è importante mettere in evidenza che, mentre Campanella tratta una realtà utopistica, Niccolò Machiavelli esalta realtà concreta o effettuale, e la sua concezione dello Stato non è affatto utopistica, ma assume una valenza di concreto metodo di governo della cosa pubblica.
Per concludere
L’opera del filosofo domenicano è quindi una preziosa testimonianza della sua passione e delle sue speranze di fronte ad una realtà presente dal carattere tragico. È un’opera che registra alla perfezione le ambizioni delle menti più profonde d’Europa del 1600, di fronte al declino irreversibile del sistema feudale,trasformatosi da nuovi processi sociali che stavano originando nuove forme di commercio, a seguito alle scoperte geografiche, oltre alla alla fine dell’unità spirituale dovuta alla riforma protestante, e al  progresso scientifico delle teorie di Copernico, di Galilei, di Bruno.
Io nacqui a debellar tre mali estremi;
tirannide, sofismi, ipocrisia […]
Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, segno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno
che nel cieco amor proprio, figlio degno
d’ignoranza, radice e fomento hanno.
 
 
elaborato da g.m.s.per umsoi
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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