I templi di Khajuraho…

0

india

Khajuraho è una città dell’India di 19.282 abitanti, situata nel distretto di Chhatarpur, nello stato federato del Madhya Pradesh, circa 620 chilometri a sud di Delhi.

Una delle mete turistiche più popolari del paese, Khajuraho ha il più grande numero di templi medievali induisti e giainisti dell’India, fatto che ha portato l’UNESCO nel 1986 ad inserire il villaggio nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità. Il nome di Khajuraho deriva dalla parola hindi khajur, che significa palma da datteri.

Durante il Medioevo la città fu la capitale del regno della dinastia Rajput, il cui dominio si estendeva su questa parte dell’India fra il X ed il XII secolo. I templi di Khajuraho vennero tutti edificati nell’arco di un centinaio d’anni, fra il 950 ed il 1050 circa. Successivamente la capitale del regno venne spostata a Mahoba, ma la città continuò a fiorire ancora per diverso tempo.

Khajuraho era racchiusa da mura aventi 8 porte, ai fianchi di ognuna delle quali si trovavano 2 palme dorate. In origine entro la cerchia delle mura si trovavano oltre 80 templi, ma solo 22 di essi si sono conservati fino a noi senza crollare ed andare in rovina; essi sono disposti su di un’area di circa 21 chilometri quadrati. Una delle principali ragioni dell’ottimo stato di conservazione di questi edifici è il fatto che, al contrario di altre città dell’India settentrionale, i templi di Khajuraho non subirono attacchi o saccheggi da parte dell’uomo nel corso dei secoli. Essi rappresentano un notevole esempio di architettura indiana medievale e hanno guadagnato una certa notorietà per le sculture erotiche con cui sono decorati, una rappresentazione dello stile di vita tradizionale dell’epoca. I templi vennero riscoperti verso la fine del XIX secolo, quando alcuni dei monumenti erano stati ricoperti dalla vegetazione.

khajuraho1templi di Khajuraho sono noti per le sculture erotiche che li adornano; esse comunque non sono presenti all’interno degli edifici o vicino alle rappresentazioni delle divinità, bensì si trovano nella parte esterna del muro interno in quei templi che hanno due cerchie di mura intorno all’edificio. Vi sono numerose interpretazioni riguardo la posizione di queste sculture erotiche: secondo alcuni esse rappresentano il fatto che per giungere al cospetto della divinità si debba lasciare i propri desideri e le proprie pulsioni sessuali all’esterno del tempio. Esse mostrano anche che la divinità è pura come l’ātman, che non è affetto da desideri sessuali né da altre caratteristiche del corpo fisico.

Le sculture all’esterno dei templi mostrano esseri umani e tutti i cambiamenti che avvengono nel corpo umano; solo il 10% circa ha tematiche legate all’erotismo, mentre la maggior parte di esse mostra persone impegnate nelle attività di tutti i giorni.

Quando i templi vennero eretti probabilmente veniva accettata la tradizione tantrica, secondo la quale la soddisfazione dei desideri terreni è un passo verso il nirvana. Prima della conquista del Gran Mogol, quando i giovani vivevano in eremitaggio fino al momento in cui diventavano uomini, essi potevano imparare gli usi del mondo studiando le sculture dei templi di Khajuraho ed i desideri terreni che esse ritraggono

Le sculture erotiche di Khajuraho introducono o meglio sono una rappresentazione del Kamasutra il cui fine dichiarato è quello di trattare dell’amore che viene posto al terzo posto nella scala dei valori del ” trivarga “al primo posto vi è il rispetto di Dio e della morale e al secondo la cura degli affari.

Il Kamasutra vuole portare armonia e felicità nel pieno rispetto della religione, della morale, della vita sociale ed economica, nulla da vedere con amori turbinosi che distruggano le leggi morali e la società

Il Kamasutra è un testo osceno – o una scuola iniziatica per l’appagamento fisico e quindi per il raggiungimento dell’equilibrio psichico e spirituale???

kamasutra-Solo in pochi, però, sanno che le indicazioni contenute nel testo, che agli occhi degli occidentali possono talora apparire oscene, o addirittura peccaminose, per gli indiani rappresentano semplicemente il mezzo per raggiungere uno dei fini dell’esistenza: l’appagamento totale dei sensi. Il corteggiamento, la conquista e le varie pratiche amatorie rendono l’amplesso importante quanto il cibo, ossia indispensabile per la vita.

Secondo la leggenda, il Kamasutra il termine significa letteralmente “aforismi sull’amore”, possiede un’origine divina, perché venne pensato dal dio indiano Shiva. Dopo essersi innamorato della proiezione femminile di sé stesso e aver provato, grazie a essa, le gioie del sesso, il dio Shiva volle immortalare le prassi amorose sperimentate dettando un trattato di arte erotica al suo servo Nandin. Sempre secondo la leggenda, nel corso dei decenni alla rielaborazione del testo lavorarono in molti, anche se la stesura finale dell’opera, cioè quella oggi nota, fu curata, nel terzo secolo dopo Cristo, da Mallnaga Vatsayayana. Di questo autore si conosce poco e qualcuno ne mette perfino in discussione l’esistenza.

Le finalità del Kamasutra

Il fine dichiarato dell’opera è quello di trattare dell’amore che viene posto al terzo posto nella scala dei valori del ” trivarga “al primo posto vi è il rispetto di Dio e della morale e al secondo la cura degli affari. Il Kamasutra vuole portare armonia e felicità nel pieno rispetto della religione, della morale, della vita sociale ed economica, nulla da vedere con amori turbinosi che distruggano le leggi morali e la società

Qualcuno ha voluto vedere in esso aspetti di parodia, quasi una opera scritta con un sorriso furbesco ( come un nostro Ceco Angioieri o le opere picaresche spagnole del 600). Ma non pare che questo sia il tono generale dello scritto che è stato considerato sempre opera seria, parte di una biblioteca etica e religiosa nella quale la tradizione indu la ha sempre inquadrata.

L’opera è rivolta a un pubblico socialmente elevato, ricco e raffinato: chiaramente i poveri si arrangino come meglio possono. E’ scritta per tutti, uomini e donne e anche e soprattutto per le ragazze che si apprestano al matrimonio. Notevole che vengono poste sullo stesso piano sia le esigenze sessuali maschili che quelle femminili.

Come si esprime nell’ambito della religione induista il Kamasutra per le donne nel Urday – Hindi

E’ importante per una donna raggiungere una sostanziale conoscenza del Kamasutra prima del matrimonio. Durante gli anni della fanciullezza il corpo di una donna è sufficientemente flessibile per apprendere le posture e tutte le altre arti relative al Kamasutra, ma nella giovine età esse diventano troppo timide per rispondere a quelle posture. Dopo il matrimonio esse dipendono dai loro mariti che si aspettano che le loro mogli siano sufficientemente istruite nel Kamasutra

Non si tratta di un’opera isolata: ve ne sono moltissime altre dello stesso genere sia in India che in tutto l’Oriente Ne ricordiamo alcune: Ratirahasya (segreti d’amore), Panchasakya, (le cinque frecce), Smara Pradipa (luce dell’amore), Ratimanjari (ghirlanda d’amore), Rasmanjari (germoglio d’amore)

L’opera fu tradotta in inglese alla fine dell’800 ma recentemente è stata fatta una nuova traduzione dall’originale che, si dice, sia più fedele all’originale in quanto non più legata ai pudori dell’età vittoriana . Recentemente (1996) è stato anche prodotto un film di non grande successo diretto da una regista di origine Indu. Mira Nair. In esso però il Kamasutra fa solo da sfondo in una tragica trama di rivalità amorose e di feroci gelosie ambientata nell’India del XVI secolo. Ci sembra pero soprattutto che il senso del Kamasutra venga capovolto: nel film il Kamasutra ha effetti devastanti ,tragici e sanguinosi e non consegue equilibrio, serenità felicità come è nei fini dell’opera.

Diamo qualche sommario cenno del suo contenuto mettendo in risalto qualche concetto rimandando ad altro articolo una trattazione più analitica e critica.

Il Kamasutra -L’opera si divide in sette parti:

kamasutra_aspNella prima parte vi è una introduzione nella quale si parla della necessità di imparare le arti dell’amore: in essa sono comprese attività come il cantare, suonare, danzare, disegnare, adornare altari, preparare decorazioni e fiori

Si precisa che l’amore, se praticato con una vergine della proprio casta secondo le leggi della Sacre Scritture ( praticamente nel matrimonio regolare ) procura figli legittimi e buona fama : se fatto al di fuori di esso esso procura solo piacere ma non viene proibito.

Nella seconda parte,che è quella che ha maggiormente ha interessato l’Occidente si parla del modo di trarre piacere dall’amore e delle famose posture.

Gli uomini e le donne vengono divisi in tipi denominati con nomi di animali: gli uomini possono essere lepri, toro e cavalli, le donne daino, puledre ed elefanti. Combinando abbiamo quindi sei tipi di unioni fondamentali

Si tratta poi di vari tipi di carezze e di baci. Si descrivono vari tipi di amplessi ma si conclude con il dire che quando poi “la ruota dell’amore gira non c’è regola che tenga”

Nella terza parte si tratta di come conquistare una donna. Si consiglia nel caso di matrimonio con una vergine di aspettare per ben 10 giorni dopo le nozze e quindi cominciare lentamente con delle delicate carezze fino a che la donna si senta pronta, senza mai forzarla e rispettandone sempre il pudore.

Si parla inoltre del corteggiamento e dei riti matrimoniali.

Nella quarta parte si danno precetti su come deve comportarsi una moglie, in particolare durante l’assenza del marito e nel rapporto con le altre mogli. Si ricorda che in Oriente, a differenza del mondo mussulmano, vi è un gerarchia fra le mogli

Nella quinta parte si parla di come conquistare le mogli degli altri e anche come una moglie possa ingannare il proprio marito. Qui vi è certamente un imbarazzo da parte degli indu a giustificare queste azioni certamente contrarie alla morale ma sono cose che succedono, si dice, anche se non dovrebbero succedere. La migliore prevenzione alla infedeltà viene considerata la soddisfazione nell’intimità

La sesta parte parla del mondo delle cortigiane. All’epoca esse avevano pure un ruolo riconosciuto nella società

La settima e ultima parte tratta delle sostanze che avrebbero dei poteri afrodisiaci: la scienza moderna la considera del tutto priva di valore scientifico.

La morale occidentale e la cultura orientale

kamasutra1Se nella civiltà orientale abbiamo quindi una chiara esplicitazione degli aspetti sessuali dell’amore, nella civiltà occidentale invece abbiamo quella che in tempi recenti è stata definita la “congiura del silenzio” gli aspetti propri della sessualità vengono taciuti, avvolti nel silenzio. In genere l’atto sessuale non viene indicato esplicitamente ma con un eufemismo: giacere, stare a letto,stare insieme, conoscere (termine biblico) e infiniti altri più o meno allusivi che assumono un significato sessuale solo dal contesto del discorso. Il grado di silenzio varia a seconda le epoche: nel mondo greco era meno accentuato che in quello romano , in genere nel mondo classico meno forte che in quello cristiano,e contrariamente quello che generalmente si crede, nel medioevo si era molto più espliciti che in età moderna. Forse l’età di maggiore censura è stato l’Ottocento nella cosi detta Età Vittoriana. Abbiamo quindi una notevole varietà di situazione: tuttavia anche nelle epoche più “liberali” operava una rigida censura: abbiamo nei miti greci tante situazioni erotiche che scandalizzarono fortemente i cristiani ma in effetti non abbiamo mai descrizioni di atti sessuali. Vero è che non mancano pitture di atti sessuali ma questi restano sempre in situazione particolari:a Pompei, ad esempio, si trovano nel lupanare a scopo evidentemente “promozionale”

Diversa la situazione in Oriente: la tendenza generale non è quella di nascondere i particolari dell’atto sessuale che vengono raffigurati non solo nei lupanari ma anche nei templi: inimmaginabile una cosa del genere in una chiesa cristiana

Il ruolo maritale in oriente e in occidente

Nella civiltà occidentale il comportamento della moglie deve essere improntata alla “pudicizia”. Il modello prevalente della donna impone che essa dimostri disinteresse al rapporto sessuale in sè,che presenti sempre una certa resistenza, una certa riluttanza . Se acconsente al rapporto sessuale deve mostrare che non è per il piacere che gliene può derivare ma per amore o per dovere o per il desiderio di maternità. I riti antichi del matrimonio (come quelli romani) che simulavano il ratto avevano probabilmente questo senso: la sposa non vorrebbe lasciare la casa paterna, ha paura del rapporto con l’uomo ma deve cedere alla forza.

In questo contesto la donna non deve essere e soprattutto mostrarsi esperta nella sessualità. La moglie “onesta” si abbandona semplicemente ai desideri del marito, essere esperta nell’arte di amare è cosa da prostituta. E infatti solo ad esse veniva insegnata questa arte.

Talvolta le conseguenze potevano essere molto spiacevoli: qualche marito si sentiva insoddisfatto delle propria sposa, casta e virtuosa ma fredda e trovava soddisfazione invece in donne molto meno virtuose ma tanto più esperte: ciò fece la fortuna delle etere greche, delle cortigiane rinascimentali, delle “mantenute” dell’800. A volte l’uomo veniva e sentirsi come diviso fra due donne: la moglie virtuosa che stimava e che metteva su un piedistallo ma ma da cui non si sentiva attratto e l’amante che disprezzava e che metteva nel fango ma che lo attraeva irresistibilmente (la donna fatale,la rovina famiglia, la divoratrice di uomini delle cui figure è piena la letteratura occidentale )

L’atteggiamento delle donne in Oriente era molto diverso. Una sposa doveva innanzi tutto essere in grado di attrarre il marito , era una questione prioritaria. il suo primo e fondamentale compito. Una moglie non in grado di soddisfare il proprio marito era una donna fallita, non poteva sperare nulla dalla vita matrimoniale.

Il problema era acuito dalla poligamia. Nel mondo mussulmano esiste anche la poligamia ma ognuna delle mogli è protetta (almeno in teoria) dal precetto coranico che ognuna delle spose deve essere trattata allo stesso modo anche nel campo dell’intimità. Ma in Oriente vi era una gerarchia fra le mogli : il marito sceglieva e si lasciava influenzare da quella che conquistava maggiormente il suo amore o, più concretamente, da quello che gli dava maggiore soddisfazione.

La moglie occidentale era protetta dalla sua unicità, le altre non potevano essere “donne” ma solo “donnacce” in Oriente essa doveva battere la “concorrenza” sempre più accanita con il salire della scala sociale e il conseguente aumento del numero delle mogli concorrenti.

In Occidente per essere una buona moglie bastava la castità, in Oriente essa non bastava, bisognava essere innanzi tutto una buona amante.

Va notato che in Oriente anche l’uomo doveva imparare l’arte di amare per dare soddisfazione alla propria sposa. In Occidente invece l’uomo non sentiva affatto questo dovere: la sessualità sembrava un fatto proprio di pertinenza maschile, in questo campo nulla era dovuto alle donne e nulla era da loro richiesto.

Anzi fino a tempi recenti molti supponevano che una donna non provasse alcun piacere particolare dalla sessualità : gli uomini facevano l’amore per il piacere, le donne solo dovere o per calcolo, provar piacere era cosa da sgualdrina.

Nessuna obiezione quindi al matrimonio fra ragazze giovanissime e vecchi decrepiti: date le premesse sembrava cosa perfettamente ” normale”

L’educazione femminile

Alla diversità sensibilità e alla diversa figura della moglie corrispondeva un diverso tipo di educazione impartita alle fanciulle destinate a divenire spose. Sia in Occidente che in Oriente veniva richiesta ovviamente la verginità: ma in Occidente la fanciulla non doveva conoscere nulla che riguardasse il sesso mentre in Oriente una tale conoscenza era un aspetto fondamentale della sua educazione.

In Occidente non si parlava mai, in generale, esplicitamente di sesso ; in modo particolare non se ne parlava davanti ai ragazzi e soprattutto con grandissima cura si evitava l’argomento con le fanciulle. In verità nel medioevo i discorsi erano abbastanza liberi ed espliciti. ma in seguito la censura sull’argomento divenne sempre più stretta .

Se leggiamo libri che avevano lo scopo di preparare le fanciulle al matrimonio come il celeberrima “La perfecta casada” (la sposa perfetta) di Luis de Leon che fu l’opera ispiratrice di infinte altre del genere, noi non troviamo nessuna accenno a problemi del sesso. sembrerebbe che esso fosse del tutto assente dal matrimonio. Eppure anche la austera Chiesa Cattolica considerava e considera annullabile un matrimonio senza sessualità. Semplicemente non se ne doveva parlare, sembrava sconveniente anzi immorale ogni discorso che avesse come oggetto il sesso specie se rivolto a delle donne e soprattutto a delle donne non sposate.

Questa situazione giunse all’acme probabilmente nell’800 nella cosi detta “Età Vittoriana” in cui ogni accenno, seppure indiretto, alla sessualità era considerato sconveniente. Poteva capitare che le ragazze giungessero alla fatidica “prima notte” senza sapere bene in che cosa consistesse l’atto sessuale. Ma l’ideale femminile era propria la “ingenuità” si badi come il termine “ingenuus” in latino indicasse persona di famiglia libera (in opposizione a “servile” cioe schiavi e ex schiavi”.) ma il termine venne poi a indicare persona che non sa nulla del sesso proprio come si conviene a una ragazza di “buona famiglia”.

In Oriente invece una educazione sessuale, o meglio l’arte di amare era appresa dalle fanciulle come parte dell’educazione al matrimonio: si apprendeva l’arte di tener bene la casa (cucinare, cucire disporre i fiori ecc) ma anche l’arte di amare che era tanto importante per le riuscita di un buon matrimonio.

Anche l’uomo doveva prepararsi: ma dato la sua posizione di forza e il campo tanto più ampio della sua azione le sue abilità sessuali erano meno importanti. Alla fine un uomo poteva avere più donne, affermarsi nella politica o nell’economia: ma una donna se fallita come moglie non aveva nessuna prospettiva, non poteva trovarsi un altro uomo o dedicarsi a altro. non le restava altro se non invecchiare tristemente.

Il romanticismo e la sessualità

Alla “congiura del silenzio” e alla emarginazione di tutto ciò che concerneva il sesso non contribui solo e tanto il moralismo quanto l’insorgere di quel fenomeno che viene generalmente definito “amore romantico”.

Nel cosi detto “amore classico” la donna è vista come la “madre” una moglie ha tanto più pregio quanti più figli, e possibilmente maschi, riesce a procreare. E’ questo il compito che le viene affidata, è questo il suo posto nella società , i figli sono i suoi gioielli, come si espresse la leggendaria Cornelia. Da questo punto di vista il sesso era cosa importante e fondamentale. Con l’ “amore romantico” invece viene in primo piano non la ” madre” ma l’ “amore”. Gia nel 1300 con l’ “amore cortese” abbiamo una idealizzazione della donna che da procreatrice di figli diventa espressione della bellezza, della nobiltà, anche tramite a Dio . Dante non pensa di sfiorare nemmeno con il pensiero l’intimità di Beatrice e nemmeno “gli occhi ardiscono di guardare”. Ma si trattava di donna ideale. ben distinta dalle sposa reale. Invece nell’800 in età romantica nasce l’idea dell’amore inteso come sentimento profondo, infinito, eterOthellopaintingno.

La sessualità diviene un aspetto del tutto secondario, un volgarizzazione e materializzazione di un qualcosa di ben più profondo e assoluto. Le eroine di Shakespeare non aspettano molto per raggiungere il rapporto sessuale che, evidentemente, considerano la sola vera espressione di amore: Giulietta si concede dopo solo un giorno a Romeo sia pure dopo un regolare matrimonio e Desdemona fugge con Otello senza troppo indugio. Ma le eroine romantiche sono bel diverse. Nel “Cyrano de Bergerac” tutti i protagonisti non sembrano minimamente far riferimento al sesso: Rossana consuma la sua vita nel ricordo di un uomo con il quale ha scambiato solo un bacio, Cyrano ama tutta la vita una donna alla quale poi ha nascosto il suo amore. Analogamente in Foscolo Jacopo Ortis si uccide per la disperazione dell’amore infelice per Teresa che comunque non ha mai sfiorato.

Lo stesso ideale della bellezza femminile cambia: non più la donna di forme sode e robuste, dai fianchi larghi, capace di partorire molti e sani figli ma donna sottile, pallida, flebile, magari come nella “Signora delle camelie ” segnata da una malattia mortale. In questo contesto evidentemente tutto quello che riguardava la materialità del sesso suonava volgare, stonato.

Per questo motivo la maggiore censura riguardo gli argomenti sessuali si ebbe proprio in età romantica : sembrava che l’amore fra un uomo e una donna non avesse nulla a che fare con il sesso, che nel matrimonio stesso la sessualità fosse un fatto del tutto accidentale, quasi insignificante.

L’ideale dell’amore romantico non è stato mai conosciuto presso i popoli dell’Oriente: ogni amore fra un uomo e una donna è stato visto sempre come concretizzato solo nell’atto sessuale. Non viene quindi affatto concepito quell’amore romantico cosi profondamente radicato nella nostra tradizione culturale. Non avrebbe senso quindi un amore cosi detto ” platonico” amore e sessualità coincidono,il termine Kama può essere tradotto sia come amore che come piacere,e allora non c’è motivo di credere che parlare di sessualità sia cosa sconveniente, volgare.

Il Kamasutra quale aspetto culturale

Sin dall’antichità vi erano stati rapporti fra Oriente e Occidente ma erano radi e indiretti. Alla fine del 500 gli Europei giunsero in Oriente ma solo pochissime persone, mercanti e missionari, avevano la possibilità di rapporti culturali. Solo nell’800, in effetti, con lo sviluppo della comunicazione e con il colonialismo, gli Europei cominciarono a venire realmente in contatto con quelle antiche civiltà . Essi si trovarono di fronte a aspetti culturali che essi non riuscivano proprio a concepire. Immaginate una Lady di età vittoriana che in India vede scolpito in un tempio indu un rapporto sessuale, in un tempio, si badi, non su qualche lurido muro dei bassifondi. Immaginate il suo stupore, e anche la sua indignazione: si trattava proprio di popoli barbari, avrà pensato. Noi non potremmo certo aspettarci che in un a chiesa cristiana fosse dipinto un amplesso sessuale e che in un libro di etica si trovassero descrizione di posizioni nei rapporti sessuali.

khajuraho7Anche attualmente noi occidentali vediamo nel kamasutra un libro osceno o per lo meno della morale “aperta”, come si usa dire. Basta vedere come in rete al termine Kamasutra siano associati un numero enorme di siti sexy e pornografici: su Google digitando questo termine si trovano più di 1.200.000 siti per la stragrande maggioranza a carattere “hard”.

In realtà si tratta di un errore di prospettiva degli occidentali. Per gli orientali libri come il kamasutra non sono affatto libri immorali ma fanno parte del patrimonio culturale, rientrano in collane di testi etici e religiosi. Questi testi sono considerati per i motivi che abbiamo sopra enumerati come testi di insegnamento necessari al buon andamento del matrimonio e della famiglia. non intendono affatto essere qualcosa che vada al di là della morale. Le tradizioni orientali nel campo dell’etica sessuale non sono affatto permissive, sono rigide almeno quanto quelle occidentali, anche se seguono regole diverse (dovute soprattutto alla poligamia). L’adulterio, lo stupro sono condannate, il pudore e la sacralità della famiglia esaltate non meno che in Occidente. L’impressione che noi occidentali abbiamo di disordine morale e se, si preferisce, di “mancanza di tabu” è solo dovuta a una diversa prospettiva

Motivazioni etiche

Appare pertanto chiaro perchè opere come il Kamasutra fossero diffuse in Oriente ma non in Occidente. Vorremmo però cercare di analizzare criticamente i diversi atteggiamenti delle due civiltà , o più precisamente come essi vengano motivati , a livello etico-sociale

In Oriente le motivazione appaiono abbastanza evidenti e chiare. La famiglia si fonda sull’amore sessuale della coppia feconda. Appare pertanto evidente che i due coniugi debbano trovare la maggiore soddisfazione possibile nell’ambito della loro intimità. Inoltre la soddisfazione è la migliore prevenzione della infedeltà coniugale. Ogni moglie cercava di tenere il più possibile legato a se il proprio marito accendendo il suo desiderio e d’altra parte ogni marito comprendeva che la fedeltà della sposa era assicurata molto più efficacemente dalla sua soddisfazione che da qualsiasi sorveglianza. Bisogna anche poi tener conto che non conoscendosi allora i periodi fecondi delle donne l’unico mezzo per incrementare le nascite era la frequenza dei rapporti sessuali e da qui la necessità che essi fossero il più “invitanti” possibili.

Più difficile invece comprendere l’atteggiamento Occidentale che paradossalmente sembrava voler dare risalto al matrimonio negando o nascondendo la sessualità che veniva riconosciuta comunque come la sua base. Seguiamo il procedere del complesso ragionamento.

Il punto fondamentale era che l’amore sessuale veniva visto come una potenza distruttiva, una insidia pericolosissima per la famiglia da esorcizzare e controllare. Che succede se una moglie ama il marito in ragione della soddisfazione che ricava dai rapporti intimi con lui? Può essere questo il metro per giudicare un marito, un padre, un uomo? Un marito infatti va giudicato dalla sua intelligenza, capacità, coraggio, affettuosità, insomma dalle sue doti intellettuali e morali e non dalla sua “potenza” sessuale.

shivshakUna moglie insoddisfatta nella sua femminilità è giustificata forse nell’adulterio? E se il marito è assente per guerra o lavoro, se è infermo, se ha qualche momentanea difficoltà sessuale? Che forse questo giustifica forse la fine del matrimonio? Che importanza possono avere pochi attimi di piacere di fronte alla importanza, alla “santità” della famiglia? Coerentemente con queste premesse e questi timori la morale imponeva che la donna non desse nessuna importanza alla sessualità, che si comportasse come se essa non esistesse, che non ne parlasse nemmeno. Un donna “onesta” cioè secondo il significato originale del termine di buona famiglia, degna di essere sposa e soprattutto madre considera la sessualità essenzialmente come un dovere la cui piacevolezza è un dettaglio pressocchè privo di valore: una donna che cercasse il piacere della sessualità sarebbe “leggera” , poco affidabile, una “sgualdrina” buona per amante ma non per moglie.

La fanciulla veniva educata conseguentemente a aspettarsi dal matrimonio una casa, dei figli, un posto in società, l’affetto del marito anche, ma per quanto riguarda la sessualità niente, era sconveniente solo anche parlarne.

Per quanto riguarda l’uomo l’atteggiamento ero lo stesso anche se molto meno rigido ed esigente. Per l’uomo si faceva qualche concessione alla sessualità considerata una esigenza “esistente” anche se non prioritaria mentre nella donna essa non era proprio presa in considerazione.

Il marito apprezza la moglie innanzi tutto per la sua “virtu” e poi per la affettuosità, dolcezza, abilità nel tenere la casa. Soprattutto la moglie è la madre dei propri figli: la soddisfazione sessuale è secondaria, non è mai oggetto di contestazione. Un marito può accusare la moglie di tante cose, dalla infedeltà a cucinare male, ma mai di essere “fredda”. Tuttavia per l’uomo la bellezza femminile era considerata importante e talvolta anche la presenza di un’amante era in pratica tollerata anche se assolutamente vietata dalla morale ufficiale. Per l’uomo si ammette che possa cadere preda del desiderio fisico di una donna ma ciò è visto come distruttivo, immorale. Agli uomini in qualche modo è concesso di cedere al desiderio ma debbono poi riscattarsi e vengono perdonati . Non c’è invece perdono per le donne che debbono custodire la propria “virtù” più caramente che la propria stessa vita.

eros5126La esclusione della sessualità, come abbiamo già accennato divenne ancora più radicale con il Romanticismo. Tuttora noi usiamo il termine di “un amore romantico” per indicare l’assenza della sessualità. L’amore per il romantico è sentimento, sentimento assoluto, puro, esaltante. Il romanzo romantico d’amore finisce spesso nella morte perchè essa da un suggello di eternità che la quotidianità di una vita familiare non potrebbe dare. In questo contesto la sessualità non esiste o meglio viene pur essa mitizzata, assolutizzata.

Non potremmo certamente pensare ai protagonisti di un amore romantico che discettino sulle posizioni dell’amplesso come avviene nel Kamasutra ! Al limite, nella “Traviata” si tratta pure di un amore “irregolare” , addirittura di una donna “perduta” ma mai si accenna lontanamente a rapporti intimi: l’amore “.. è palpito dell’universo intero” è ” misterioso, altero, croce e delizia al cor.” come cantano Violetta e Alfredo, non è piacere sessuale.

Si viene anche a distinguere fra amore e passione: il primo è sentimento puro e nobilltante, il secondo è desiderio materiale e degradante. La passione può essere anche invincibile ma porta alla rovina morale e materiale. Si pensi al personaggio emblematico di “Notre Dame” di V. Hugo : Frollo, uomo dedito alla virtù e al sapere distrutto nel profondo dell’anima dalla sua insana “passione” non “amore” per Esmeralda.

Ma in Oriente non si è mai manifestato il Romanticismo, pare ignota la distinzione fra passione e amore: l’amore corrisponde alla sessualità.

Se nella morale tradizionale, cristiana e non, la sessualità era subordinata alle regole della famiglia nel Romanticismo essa pare proprio sparire nella assolutizzazione metafisica del sentimento.

Possiamo dire in sintesi che in Oriente si è visto soprattutto l’aspetto costruttivo del’eros, in Occidente quello distruttivo.

La sessualità

Poichè il presente lavoro ha carattere storico e non etico non diamo giudizi di valore sull’argomento e sulle due prospettive dell’amore esaminate. Tuttavia vorremmo azzardare una considerazione sugli esiti sociologici delle due.

Partiamo dalla considerazione della diversa posizione della donna nelle due civiltà. Certamente sia in Occidente che in Oriente tradizionalmente esiste un rapporto di specializzazione dei ruoli e di gerarchia. La donna si occupa della casa, l’uomo di provvedere al sostentamento e di tutto il resto e inoltre l’uomo “è capo della donna”. Nell’ambito di questi principi comuni a tutte le civiltà (almeno del passato) tuttavia la posizione della donna può ampiamente e sostanzialmente variare.

E’ facile rendesi conto che in Occidente la sua posizione è senza paragoni molto più elevata che in Oriente.

La” matrona romana”, la “madonna medioevale” , la “signora” ottocentesca ha sempre goduto di un grande rispetto che talvolta ha assunto connotazioni religiose (il dolce stilnovo) , talvolta anche esagerate ( zerbinismo settecentesco). In Oriente invece la posizione della donna è stata sempre molto bassa, potremmo definirla “triste” . Si pensi all’uso indu del ” SATI ” la moglie o le mogli si lasciano bruciare sul rogo del marito morto, come a indicare che esse non hanno alcun valore o significato senza di lui: rito terribile spaventoso, assurdo per una mentalità occidentale e pure merosolto apprezzato tuttora nell’ “india profonda”.

La diversa posizione della donna è da mettere in relazione con la diversa concezione della sessualità?

In Occidente le donne possono essere solo o “madonne” o “puttane” come è stato detto efficacemente e polemicamente, a seconda che abbiano o meno delle pretese sessuali. La moglie, la madre non può che essere una “madonna”, è oggetto di rispetto, quasi di venerazione religiosa ( “santa donna,” viene spesso definita), viene messa su un “piedistallo” e cadere da esso è sempre rovinoso e irreparabile.

In Oriente invece la donna è vista soprattutto in ragione della sua capacità di dare amore nel senso di piacere. Ma allora conta la bellezza, la giovinezza la “abilltà nella sessualità ” ma sono tutte cose legate al capriccio, all’estro maschile e che comunque passano in fretta.

Alla domanda se esiste una correlazione fra posizione della donna e l’importanza data alla sessualità non possiamo rispondere scientificamente per il concatenarsi di infinite altre cause storiche: lasciamo allora la risposta al giudizio dei lettori.

1907

-siate felici e fate tanto l’amore, anzichè la guerra-

elab.g.m.s.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: