Giasone-un viaggio iniziatico?

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La leggenda di Giasone è il vello d’oro

Cum vellus aureum, quod ab aeeta, colchorum rege, repositum in luco Marti sacro custodiebatur, eripere Iason deberet,convocatis fortissimis graeciae ducibus, navem, quam argo appellaverunt, fabricavit, trabibus e Pelio monte sumptis. Typhis gebat; Orpheus navigatinis taedia cantu levabat; ceteri heroes, qui vulgo dicuntur argonaute, remos agitabant.
Solus Hercules cursum parumper reterdabat, sive quia corporis pondere navem deprimebat, sive quia ingenti eius ventrem nullus cibus implere valebat. Qui, tota aqua in candis servata hausta, misit Hylam adulescentem ad petendas e vicino fonte lymphas. Cum autem Hylas, lapsus in fontem, non remearet, e navi egressus est Hercules ad eum quaerendum, ita sociis molesto suo pondere liberatis. Tandem navis, Ponto Euxino superato, Colchidem attigit, ubi Iason vellus aureum eripuit, adiuvante Medea, regis Aeetae filia, quae postea, ut, patris iram vitaret, cum Iasone in Thessaliam fugit.
Dovendo Giasone sottrarre il vello d’oro che Eete, re della Colchide, aveva nascosto nel tempio di Marte
Dovendo Giasone sottrarre il vello d’oro che Eete, re della Colchide, aveva nascosto nel tempio di Marte, convocati i generali più forti della grecia, costruì una nave, che chiamarono Argo, prese le travi dal monte Pelio. Orfeo sollevava con il canto il tedio della navigazione, gli altri eroi, che sono chiamati dal popolo Argonauti, agitavano i remi.
Solo Ercole ritardava un poco il corso, o perchè opprimeva la nave con il peso del corpo, o perchè voleva riempire di cibo il suo ventre. Questo, bevuta tutta l’acqua conservata, mandò il giovane Ila a cercarla alla vicina fonte. Non ritornando Ila, caduto nella fonte, Ercole uscì dalla nave per cercarlo, così liberati dal suo peso, la nave, superato facilmente il ponto eleusino, toccò la colchide, dove Giasone, strappò il vello d’oro, con l’aiuto di Medea, figlia del re Eete, che per evitare l’ira del padre, fuggì con Giasone in Tessaglia.
 la leggenda
Durante il I° millennio a.C il territorio dell’attuale Georgia era occupato ad occidente, sul Mar Nero, dalla Colchide, la mitica terra del vello d’oro, e ad oriente dall’Iberia. Il vello d’oro era, secondo la mitologia greca, una pelle di ariete che Ermes donò a Nefele e che fu, in seguito, rubato da Giasone. Nefele fu ripudiata dal marito Atamante, che sposò in seguito Ino. Ino odiava Elle e Frisso, i figli che Atamante aveva avuto da Nefele, e cercò di ucciderli per permettere a suo figlio di salire al trono.
Venuta a conoscenza dei piani di Ino,
Nefele chiese dunque aiuto ad Ermes, che le inviò un ariete dal vello d’oro. Esso caricò in groppa i due e li trasportò, volando, in Colchide. Ma Elle cadde in mare durante il volo ed annegò. Frisso invece arrivò a destinazione, dove venne ospitato da Eete. Frisso dunque sacrificò l’animale agli dei, donando ad Eete il vello, che lo nascose in un bosco, ponendovi un drago di guardia.
La leggenda narra di poco più di cinquanta persone scelti da Giasone per andare alla conquista del Vello d’oro, difeso dal re Etea nelle dure terre della Colchide. I componenti della ciurma, che avrebbe attraversato tutto il Mediterraneo, furono scelti tra i più famosi eroi dell’antica Grecia.
Il capo e organizzatore della spedizione, Giasone, era figlio di Esone, ed era discendente del dio Eolo. L’eroe viveva a Iolco, dove suo zio Pelia aveva usurpato il regno di Esone.
Il giovane Giasone venne affidato, per crescere bene, alle cure del Centauro Chirone, che gli insegnò oltre a l’arte della guerra anche la medicina.
L’avventura per la conquista del Vello iniziò quando Giasone, divenuto adulto, tornò al suo paese, vestito in modo bizzarro: indossava una pelle di pantera, ed aveva un piede scalzo. Il giovane arrivò nella piazza di Iolco mentre Pelia sta eseguendo dei sacrifici per gli dei. Il re non riconobbe Giasone, ma si spaventò davanti a quella strana figura perché un oracolo gli predisse sciagure causate da un uomo che camminava con un piede nudo.
Dopo qualche giorno Giasone richiese allo zio il trono. Pelia richiese il Vello d’oro dell’ariete che aveva trasportato Frisso in salvo in cambio del regno. Nonostante la pericolosità dell’impresa. Giasone accettò. La nave Argo venne costruita grazie al contributo della dea Atena, ella aveva personalmente preparato la prua della nave con una quercia sacra, donando alla prua il dono della parola altre alla capacità di profetizzare.
La missione per il recupero del Vello iniziò da Pagase, la prima tappa del loro peregrinare fu l’isola di Lemno, dove restarono per vario tempo in compagnia di varie donne, che in precedenza avevano uccisi i loro uomini.
Dopo ulteriori avventure tra cui la battaglia contro due tori sacri che mandavano fiamme dalle narici, bruciando chiunque si avvicinasse, gli Argonauti giunsero ad Ea, la città dov’era gelosamente custodito il vello dal re Etea. Giasone riuscì a conquistare il Vello grazie all’aiuto di Medea, la figlia del re, che si era innamorata dell’eroe e aveva posto come condizione del suo aiuto di venire condotta in Grecia quale sposa di Giasone.
La nave Argo, a missione compiuta, salpò per tornare a casa, ma venne inseguita dagli abitanti della città e poi dai soldati, un esercito di scheletri viventi,guidati dal fratello di Medea, ma grazie Medea, Giasone, riuscì sconfiggere questo esercito e uccidere Absirto, facendolo a pezzi.una delle varie prove che Giasone dovette superare per conquistare il vello d’oro.
La navigazione degli Argonauti iniziò così con pessimi auspici. Oltre all’assalto degli abitanti di Ea, la ciurma fu costretta a subire la deviazione imposta dal dio Zeus, che li portò a navigare nell’Adriatico. La magica prua della nave avvertì gli eroi che per tornare a casa sarebbe stata necessaria la purificazione da effettuare dalla maga Circe. Così gli Argonauti, navigando sull’Eridano (il fiume Po) e i suoi affluenti, riuscirono a raggiungere la Liguria e da lì navigarono verso la Sardegna, fino a giungere al Monte Circeo, ove Circe, accettò di purificare gli argonauti, ma non di ospitarli, cosi furono costretti a ripartire, superando i pericoli delle Sirene e di Scilla e Cariddi.
Proseguendo la rotta verso casa, la ciurma del vello raggiunse l’isola dei Feaci di cui è re Alcino. Su queste sponde gli Argonauti furono costretti a scontrarsi di nuovo con i loro inseguitori, battendoli ancora una volta. Il viaggio proseguì e i nostri eroi riuscirono finalmente ad arrivare sull’isola di Egina e da lì, in breve tempo sbarcarono a Iolco, dopo un viaggio che pare fosse durato quattro mesi. Giasone, prima di recuperare il regno, decise di portare la nave a Corinto, per consacrarla a Poseidone. Dopo aver onorato gli dei con questo dono, consegnato il vello a Pelia, Giasone ottenne il regno.
La leggenda è arrivata ai giorni nostri tramite molte leggende, la più estesa di queste fu Le Argonautiche di Apollonio, ma prima di lui, il mito di Giasone ci venne raccontato da Omero ed Esiodo.
il mito nemasoneslla massoneria
In Massoneria ritroviamo questo Mito in alcuni Gradi del Rito Scozzese Filosofico a sua volta derivato dal Rito scozzese Riformato come il 6° Grado – Cavaliere degli Argonauti e 7° – Cavaliere del Toson d’Oro, nella gerarchia massonica della Madre Loggia Scozzese di Marsiglia, nel Rito dei Filaleti
Appare evidente che l’impresa argonautica possiede tre valenze: una riferibile alla Storia ed alla formazione dell’unità ellenica, la seconda antropologica con riferimento all’evo1uzione della stessa, al mutamento del ruolo regale, ed infine quale simbolo di Illuminazione, specialmente presso i pitagorici, che ritroviamo in Alchimia, nelle nozze chimiche dei rosa croce, Giasone-il recependario, giunto al castello del re, e superata la prova, riceve il toson d’oro che lo unisce ai veri Iniziati.
Non vi sono quindi dubbi che l’accezione alchemico-iniziatica che nel corso del tempo ha fatto recuperare il mito in ambito Rosi Cruciano e Massonico, siano le più esplicative di un processo spirituale profondo.
La tendenza a razionalizzare il mito ci può forse avvicinare ad una conoscenza antropologica, storica e psicologica dello stesso, ma non la ragione di esso Spesso s’è voluto riconoscere che in Massoneria esistono due anime, due principi ispiratori, una razionalistica ed una illuministica, dalla quale sorsero varie scuole interamente dedite ad approfondire questi ultimi aspetti.
elab- g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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