Donne che parlano di donne

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1-Donne vestite da Uomo

2-“Perché le donne italiane accettano di apparire in tv in modo umiliante?”

A mano a mano che il mondo moderno (alcune frange moderne del mondo) mettono in discussione il concetto di “sesso”, cresce anche l’interesse per la storia dei generi. Non è un caso. Ribadire che travestirsi non è un’eccentricità contemporanea ma ha assolto ruoli diversi in epoche diverse, sia pur provocando quasi sempre scandalo, serve a contestare che esista un concetto di comportamento “naturale” e uno di atteggiamento “deviato” o addirittura “perverso”, facilmente definibili. In Francia è per esempio uscito nel 2006 Homme ou femme? La confusion des sexes, di Fernande Gontier, che, a differenza di quasi tutti i saggi sul tema, ribadisce, come abbiamo fatto in queste pagine, il non necessario rapporto tra “travestitismo” e omosessualità. Questo può sembrare eretico sia ad alcuni gruppi gay sia ai tradizionalisti, ma è un dato di fatto.
Ovvio che, come le donne che si fingevano castrati all’epoca di Casanova, il travestimento ha provocato, nelle varie epoche, effetti del tutto paradossali. Che ci servono anche a “chiudere” il cerchio. Le donne si sono vestite da uomo per conquistarsi una fetta di quella libertà di cui i “maschi” hanno goduto e godono in quasi tutte le culture? Vorrei allora terminare citando un libro che in qualche modo ribalta questa posizione: si intitola Self-made man, è stato pubblicato nel gennaio 2006 negli Stati Uniti. L’autrice si chiama Norah Vincent, è una giornalista ed è lesbica ma a un certo punto ha deciso di fare un esperimento: non solo travestirsi da uomo come Drag king, ma fingersi davvero uomo e sperimentare che cosa si prova a esserlo. “Sapevo che scrivere un libro sull’esperienza di attraversare il mondo come un uomo”, ha scritto, “mi avrebbe dato l’opportunità di esplorare una parte di quel territorio sconosciuto che un’esibizione [da Drag king in tv, ndr.]aveva trascurato e che io avevo a stento affrontato nella mia breve esperienza come travestita, alcuni anni prima”.
Palumbo SVESTITE.inddIl libro racconta i 18 mesi in cui Norah è diventata Ned e, anziché frequentare i circoli lesbici, ha vissuto in ambienti tipicamente maschili. … Conclude la Vincent: “In un mondo post femminista, la definizione di che cosa è accettabile per una donna è molto più ampia della definizione di che cosa è accettabile per un uomo. È questa la difficoltà maggiore che ho incontrato nel vivere da maschio. Come donna ho molto più spazio” (da un articolo pubblicato sull’Internazionale n.633, del 17 marzo 2006).
Chiudere qui non significa vantare una piccola rivincita. Significa, ancora una volta, ribadire quanta oppressione si nasconda nei ruoli definiti e nelle “maschere” in cui la società costringe le persone. Che ognuno scelga la sua strada. Il resto è umanità. Non a caso nel 2005 è apparso negli Stati Uniti il saggio The End of Gender, A Psychological Autopsy (La fine del sesso, Un’autopsia psicologica), di Shari L. Thurer, in cui si sottolinea che le ragazze (etero) hanno atteggiamenti e abiti e abitudini sempre più “maschili e viceversa”, fino all’impossibilità di definire a quale sesso si appartenga. Tanto che è stata coniata l’espressione “gender bending”, una “curvatura” delle caratteristiche sessuali distintive che vanno verso la convergenza e verso una sorta di androginia.
Le stesse tesi erano state avanzate già nel 1990 da Judith Butler, professore di letteratura comparata e retorica all’Università di Berkeley, in California, che nel suo saggio Gender Trouble, ormai un “classico”, avanzava l’ipotesi: il futuro sarà “queer”, sessualmente indefinito. La Butler criticava le femministe le quali, pur avendo rifiutato il concetto che la biologia sia un destino, avevano poi adottato lo stesso punto di vista dei tradizionalisti, ovvero che la società sia divisa tra uomini e donne con caratteristiche, rispettivamente maschili e femminili, ben definite. L’unica differenza era che quelle femminili diventavano all’improvviso sinonimo di tutte le virtù e qualità. La Butler avanzava invece l’idea che le caratteristiche di un sesso non fossero naturalmente definite, ma variassero a seconda dei contesti e dei tempi. Oggi può apparire addirittura una tesi ovvia (nonostante certe inerzie del linguaggio: perché si dice ancora “porta lei i pantaloni” o “Ha le palle”?), ma meno di 20 anni fa non lo era. E il dibattito suscitato in Francia dal libro, tradotto col titolo di Trouble dans le genre solo nel 2005, dimostra che ancora oggi qualcuno crede che “mascolinità” e “femminilità” siano concetti piovuti dal cielo, fissi e immutabili come nemmeno le costellazioni (che invece variano). …
Quello che la Butler sosteneva, un’idea che ha guidato anche me in questa ricerca, è che in ogni data epoca gli esseri umani apprendono a “mettere in scena” se stessi. Ma, dice la studiosa, “noi non siamo attori volontari di questa storia, non possediamo davvero la libertà di recitare o meno la parte che ci è stata assegnata. Siamo obbligati a conformarci alla norma, maschile o femminile, per ottenere un’identità riconosciuta dagli altri, per poter agire, pensare, in breve per far parte dell’umanità”. La coscienza però che questa norma varia nel corso della storia e a seconda delle culture, dovrebbe oggi permetterci di decidere più liberamente “a che gioco giocare”. La Butler, a differenza della Thurer, non crede che stiamo andando verso una omogeneizzante “androginia”, né che tra maschile e femminile ci sia continuità. Piuttosto immagina la possibilità di mischiare secondo infinite combinazioni (in base alle proprie inclinazioni, alla propria sensibilità, alle esperienze fatte) elementi maschili e femminili. In fondo tutte le donne di questo libro dimostrano che si può essere al contempo “molto femminili” e “molto virili” e che questa apparente contraddizione viene condannata solo quando, per qualsiasi motivo, viene giudicata “pericolosa” per l’ordine costituito.
La riflessione, allora, si sposta: se ieri, in Occidente, una donna in pantaloni era giudicata “non donna” e per questo veniva condannata senza appello, mentre oggi nessuno la considererebbe una minaccia per l’ordine pubblico, non sarà forse inutile accanirsi nel tentativo di definire che cos’è femminile e che cos’è maschile, che cos’è contro natura e che cosa biologico (dibattito che la scienza ha già reso inutile da tempo, ma le istituzioni come la Chiesa si ostinano a considerare attuale)? Piuttosto resta ancora molto da indagare sui meccanismi e le ragioni per cui le società umane tendono a essere conservatrici, a piegarsi alle logiche del potere (politico, sociale, religioso, economico, etc.) di pochi, a reagire in modo violentemente allergico alle rivendicazioni individuali di libertà. In conclusione, chi rivendica (pacificamente, certo) il proprio diritto/bisogno a non adeguarsi ai canoni di comportamento generalmente condivisi mette davvero in gioco la sopravvivenza della comunità?
caporedattore dell’Europeo Rcs periodic
2-“Perché le donne italiane accettano di apparire in tv in modo umiliante?”
lorella“Parità di diritti tra uomini e donne: dopo anni di battaglie fatte da donne coraggiose, oggi la parità di diritti si dà per scontata. Ma è veramente così nella vostra vita di tutti i giorni? Quali sono le vostre esperienze e le vostre considerazioni su questo tema?”
Risponde Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il Corpo delle Donne”.
Il Corpo delle Donne, il documentario sull’uso dell’immagine della donna nella televisione italiana, è stato visto da centinaia di  migliaia di persone e il blog che ne è derivato è molto cliccato, così come la nostra pagina Facebook.
Ho quindi un osservatorio privilegiato su quello che sentono e pensano le donne italiane e vorrei rispondere con le parole che ci inviano.
Molto è stato fatto da quando le donne votarono per la prima volta in Italia, è indubbio però che molto resta da fare.
I dati li conosciamo tutti: brave a scuola, brave in università ma sia la possibilità di trovare un lavoro che di fare carriera presenta disparità tra i due sessi.
Molti giornalisti stranieri spesso mi domandano perché le donne italiane accettano di essere rappresentate nei media in modo umiliante. Le donne in Italia lavorano di più, tenendo conto del  lavoro svolto dentro e fuori casa, rispetto alle loro colleghe europee: serve però tempo per badare ai propri diritti, serve non essere troppo stanche per protestare. Io credo che la coscienza di sé e del proprio valore oltre alla   consapevolezza dei propri diritti siano le basi su cui costruire personalità femminili consapevoli in grado di chiedere il rispetto dei diritti costituzionali che ci vedono uguali indipendentemente dal sesso.
imagesSu questa consapevolezza noi de Il Corpo delle Donne stiamo lavorando, portando il nostro lavoro nelle scuole, chiedendo alle ragazze e ai ragazzi di riflettere sui temi della differenza di genere; dal confronto noi crediamo possa nascere una generazione più europea e meno ancorata a vecchi stereotipi che umiliano le donne e gli uomini.
Lorella Zanardo; Consulente organizzativa, formatrice e docente. Scrive e si occupa di tematiche inerenti il femminile. Fa parte del Comitato Direttivo di WIN, organizzazione internazionale di donne professioniste con sede ad Oslo (www.winconference.net), è speaker apprezzata in convegni internazionali di donne, dove tratta il tema della conciliazione sostenibile tra vita privata e professionale.
Ha ricoperto importanti ruoli direttivi manageriali in organizzazioni multinazionali sia in Italia che all’estero, in particolare a Parigi dove ha coordinato progetti europei. E’ stata consulente e docente nei paesi dell’Est per la Comunità Europea. Si è occupata lungamente di gestione dei Cambiamenti organizzativi ideando tra l’altro il corso “L’Arte del Cambiamento”. Ha gestito progetti di Diversity Management apprendendone i modelli in Canada e in USA. Ha coordinato il 1° Master in Etica del Business Laureata in Letterature Straniere con una tesi sul teatro inglese contemporaneo, ha successivamente conseguito un master in Business Administration. Ha studiato recitazione, canto e ballo per molti anni, passioni che continua a coltivare. Studiosa di Paesi mediorientali, ha girato un documentario in Iraq durante l’embargo “ L’Iraq prima della guerra”.
Guarda il documentario: “Il Corpo delle Donne”
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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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