Giustizia- cose che si dovrebbe sapere, ma che e meglio non intrigarsene

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Giustizia- cose che si dovrebbe sapere, ma che e meglio non intrigarsene, pro bonus pace.

lo StatoLo Stato è un ordinamento giuridico politico, ovvero a fini generali, esercitante il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti.

Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale. l’organizzazione politica, tecnica ed istituzionale dello Stato, deve rispondere, sempre ad alcuni requisiti: Favorire la convivenza civile

Garantire la giustizia, Perseguire il bene comune, dell’intera comunità e non di un gruppo a detrimento delle legittime esigenze degli altri, Garantire ed assicurare le giuste libertà individuali e sociali, Rispettare la libertà religiosa ed i diritti dell’associazionismo.

Il processo breve cosa è? e l’Italia dinanzi alla corte di Strasburgo come si presenta in materia di giustizia?

In ordine a ben 2183 violazioni per la eccessiva durata del processo, il Comitato dei ministri ha chiesto alle autorità italiane di ”mantenere il loro impegno politico per risolvere il problema della lentezza delle procedure giudiziarie”. Questo problema ”strutturale” della giustizia italiana, secondo i Ministri del Consiglio d’Europa, ”e’ all’origine di migliaia di violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da più di 20 anni”. Pur prendendo atto degli sforzi fatti dall’Italia fino ad oggi, il Comitato ”ha notato che le numerose riforme adottate non hanno prodotto dei risultati soddisfacenti” ed ha ricordato che ”questo malfunzionamento, dovuto alla lentezza delle procedure della giustizia, rappresenta un importante pericolo per il rispetto dello Stato di diritto”. Ha pertanto chiesto che ”venga intrapresa un’azione di carattere interdisciplinare, in vista d’elaborare una nuova ed efficace strategia, che coinvolga gli attori principali della giustizia e che sia coordinata al piu’ alto livello politico”.

Notifiche sbagliate, abbondanti possibilità di rinvio, impugnazioni automatiche fino alla Cassazione, un giudice del collegio che cambia in corso d’opera e quindi si ricomincia da principio. E intanto il tempo passa. A partire dalla riforma del codice di procedura penale del 1989 fino ad oggi il legislatore, di riforma in riforma e magari in buona fede, non ha fatto altro che offrire a piene mani cavilli che incentivano tattiche dilatorie per difendersi piuttosto che nel processo dal processo.

Cosa cambia con il processo breve

Rimborso per i processi troppo lunghi ed estinzione:

tre anni per il primo grado, due se sono in corso

stor_15820589_41430I processi ‘lumaca’ saranno rimborsati (anche se poi l’ultima parola spetterà al ministero dell’Economia) e potranno estinguersi dopo un periodo ben preciso che sarà di tre anni in primo grado, due in appello e un anno e sei mesi per la Cassazione. La ‘tagliola’ scatta però dopo due anni per i processi in corso su reati commessi prima del maggio 2006. È quanto prevede il ddl sul processo breve approvato da Palazzo Madama. Queste in sintesi i punti principali del provvedimento che ora passa all’esame della Camera:

Equa riparazione- La domanda di equa riparazione per il ritardo ‘subito’ con il processo dovrà essere presentata dalla parte interessata al presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il magistrato competente. Ed entro quattro mesi la Corte D’Appello dovrà pronunciarsi sul ricorso con decreto motivato. Se viene accolto il pagamento del rimborso questo dovrà avvenire entro 120 giorni. L’opposizione contro il ricorso dovrà essere presentata entro 60 giorni. La Corte d’Appello può sospendere il pagamento «per gravi motivi».

Prescrizione- Il processo dovrà considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sarà concluso entro tre anni (dall’esercizio dell’azione penale da parte del Pm); entro due per l’appello ed entro un anno e sei mesi per il giudizio in Cassazione. Ma questo riguarderà solo i processi relativi a reati con pene inferiori nel massimo a 10 anni. In caso di annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ogni grado di giudizio che dovrà celebrarsi di nuovo non dovrà durare più di un anno. I termini si allungano in presenza di reati più gravi: 4 anni per il primo grado; due per l’appello; un anno e sei mesi per il giudizio di merito.

Fino ad arrivare ai reati di mafia e terrorismo per i quali il primo grado dovrà durare cinque anni: tre per l’appello e due per la Cassazione. Il giudice può poi aumentare tali termini fino ad un terzo se il processo è particolarmente complesso o se ci sono molti imputati. Il Pm deve esercitare l’azione penale entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari. Il corso dei termini è sospeso in caso di autorizzazione a procedere; se c’è impedimento dell’imputato o del difensore; per conseguire la presenza dell’imputato che deve essere estradato.

Dal giorno in cui cessa la causa di sospensione i termini tornano a decorrere. Se si estingue il processo la parte civile trasferisce l’azione in sede civile e la sua azione dovrà avere priorità. L’imputato può anche non avvalersi del cosiddetto processo breve. Le norme saranno applicabili anche ai processi in corso davanti alla Corte dei Conti.

Norma transitoria- L’estinzione processuale si applica ai processi in corso solo se sono relativi a reati indultati o indultabili, commessi cioè prima del maggio 2006, e se hanno pene inferiori a 10 anni. Ma sarà più breve di quella per i processi futuri: la ‘tagliola’ scatterà dopo due anni e non dopo tre. In questo modo, accusa l’opposizione, salteranno i processi Mediaset e Mills in cui è imputato il premier. Il tetto dei due anni varrà anche per i processi in corso davanti alla magistratura contabile purché siano ancora in primo grado e questo non si sia concluso in cinque anni. Non varrà invece se il giudizio contabile è già in appello (norma modificata da un nuovo emendamento del relatore Giuseppe Valentino).

L’eccessiva durata del processo è una violazione dell’art. 6 della Convenzione dei Diritti dell’Uomoe l’Italia è il primo Stato nella graduatoria delle condanne inflitte dalla Corte europea di Strasburgo. Per queste condanne l’Italia ha pagato e continua a pagare centinaia di milioni di euro, il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa considera il nostro paese un “sorvegliato speciale” e si è chiesto addirittura se in Italia sussistano ancora le condizioni di uno Stato di diritto.

«LO STATO RISCHIA DI DOVER PAGARE 64 MILIONI DI EURO» ( lo Stato siamo noi contribuenti )

carcereStraburgo-Sovraffollamento carceri, l’Italia condannata a risarcire dei detenuti

I numeri- Secondo i dati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sono 63.587 i detenuti nelle carceri italiane ed sono in aumento. Il sovraffollamento resta insomma un problema aperto.

I dati resi noti dal Dap segnalano un totale di 63.416 detenuti. Le ultime rilevazioni, che il ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito, indicano quindi un ulteriore aumento di vari reclusi. Numeri di questa entità non si sono mai registrati dal dopoguerra a oggi.

Non solo. La metà dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio. Le cifre comunicate dal ministero indicano infatti che su un totale di 63.587 reclusi, 30.436 sono in carcere in qualità di imputati, e quindi in via cautelare in attesa del processo, e altri 31.192 sono invece già stati condannati. gli internati per motivi psichici sono 1.820.

La posizione di altri detenuti, infine, risulta ancora da classificare. Da un punto di vista territoriale, è la Lombardia la regione con il maggior numero di reclusi, con 8.455 persone in carcere. Seguono la Sicilia (7.587) e la Campania (7.437).

Il Sappe lancia l’allarme, denunciando come la situazione delle carceri sia, in alcune regioni, ampiamente oltre il limite. Secondo il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria le strutture detentive italiane «si sono ridotte a meri depositi di vite umane» e sono ben 11 le regioni che hanno superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.

Altre due, inoltre, la Lombardia e la Basilicata, sono al limite. Tutto ciò a fronte di una pesante carenza di organico nelle file della polizia penitenziaria. «A livello nazionale – sottolinea il segretario, Donato Capece, sono in totale in servizio 35.300 persone» che devono fare i conti con «turni di servizio, piantonamento, servizio di traduzioni, riposi e assenze».

giudice

Gli indennizzi- «Poiché in Italia i detenuti che vivono in condizioni di sovraffollamento sono la quasi totalità, dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione ‘Antigone’ che si batte per i diritti nelle carceri.

Lo Stato rischia di dover pagare 64 milioni di euro di indennizzi». «La condanna dell’Italia da parte della corte dei diritti dell’uomo impone al governo soluzioni definitive per le carceri,dice Gonnella e mette definitivamente fuori legge l’attuale gestione del sistema penitenziario».

l’Italia ha mostrato di ignorare la linea indicata dalla Corte europea dei diritti umani

Il governo ha fatto ricorso a pratiche proibite dal diritto internazionale come, le detenzioni arbitrarie, i processi iniqui e hanno cercato di giustificarle in nome della sicurezza nazionale. Amnesty International ha ripetutamente condannato questi atti

Come si suddivide il sistema giudiziario in Italia

La Corte costituzionale, organo previsto dalla Costituzione della Repubblica del 1948.

Le norme del suo funzionamento sono contenute nella Costituzione stessa, nella legge costituzionale n. 1 del 1948 e nella legge n. 87 del 1953, nonché in altre disposizioni integrative e nel regolamento generale di cui la Corte è dotata. in base all’art. 134 della Costituzione, la Corte costituzionale giudica:

Sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, dello Stato e delle regioni, sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra Regioni sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica

Inoltre spetta alla Corte giudicare l’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativi, introdotta con la legge costituzionale n.1 dell’11 marzo 1953.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)è un organo di rilievo costituzionale: precisamente, esso è l’organo di autogoverno della Magistratura ordinaria, ovvero civile e penale. Ha lo scopo di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo

Il magistratoè, in senso lato, il titolare di un ufficio pubblico Più specificatamente, il termine designa funzionari investiti delle funzioni di giudice e, di pubblico ministero. In Italia designa anche alcuni uffici della pubblica amministrazione.

Il pubblico ministero o pubblica accusa è l’organo dello Stato la cui funzione principale è l’esercizio dell’azione penale. A rigore il termine designa solo l’organo e non anche i funzionari che lo compongono,

il ruolo del coinvolgimento del pubblico ministero nelle indagini è quello di individuare l’autore del reato e per raccogliere le prove necessarie alla sua condanna.

Negli ordinamenti di common law tali indagini sono svolte autonomamente dalla polizia che trasmette gli elementi raccolti al pubblico ministero affinché decida, sulla base degli stessi, se esercitare o meno l’azione penale.

In Italia il pubblico ministero, dopo un’indagine preliminare condotta avvalendosi della polizia, esercita l’azione penale, avviando la fase istruttoria del processo, di tipo inquisitorio, che sarà condotta a questo punto da un giudice istruttore che procede alla raccolta e all’esame delle prove avvalendosi della polizia. Se, in esito all’istruttoria, ritiene che si possa escludere la colpevolezza dell’imputato, il giudice istruttore lo proscioglie, altrimenti dispone il suo rinvio a giudizio, al quale segue una fase processuale che si svolge dinnanzi ad un diverso giudice con una procedura di tipo accusatorio.

il giudice,ha una doppia accezione, indicando sia l’organo che esercita la giurisdizione, sia la persona fisica titolare di quest’organo ossia il funzionario. Che ha al prerogativa, o meglio la potestà di applicare il diritto oggettivo, interpretandone le norme e rendendole operanti nel caso concreto, per risolvere le controversie in posizione di terzietà, ossia di indipendenza rispetto alle parti e di indifferenza riguardo all’esito della controversia. Il procedimento attraverso il quale il giudice esercita la funzione giurisdizionale ossia il processo Negli ordinamenti Nell’ ordinamento dello Stato i giudici costituiscono uno dei tre poteri ossia il potere giudiziario.

In cosa si distingue la corporazione dei magistrati.

magistraturaDa cosa si distingue una corporazione, come quella togata dei magistrati della penisola, rispetto ai comuni mortali? Dalla abilità nel mantenere riservati i dati sui privilegi, gli emolumenti e le mille prebende che il potere assegna loro.

Per esempio, chi sa quanto guadagna un giudice Costituzionale? E con quale pensione?

E’ un vero segreto di Stato che dimostra come la vera casta in Italia siano i magistrati. Che siano ordinari o amministrativi, costituzionali o onorari cambia solo l’emolumento non certo l’omertà discreta che avvolge il tutto.

la Ragioneria dello Stato e la Presidenza del Consiglio per sapere con quali decreti certe categorie di magistrati (Corte dei Conti, Consiglio di Stato, Consulta ecc.) ottengono determinati trattamenti. Non ebbero mai risposta.

Il giudizio la magistratura e il cittadino.

Talune sentenze, anche se assurde, non possono essere biasimate perché ciò corrisponderebbe ad un attacco alla indipendenza dell’ordinamento giudiziario, così come taluni comportamenti non possono essere messi in discussione, per non incorrere nel reato di lesa maestà nei confronti delle Toghe.

E’ pur vero che, per quanto riguarda il mondo della giustizia, non c’è periodo in cui non si registrano confronti e contrasti alquanto accesi per le contrapposizioni quasi istituzionali tra l’ordinamento giudiziario, legislativo ed esecutivo, nonché per quelle più propriamente “tecniche” tra giudici ed avvocati.

E’ comunque un dato di fatto inconfutabile che la Magistratura viene percepita dalla maggioranza dell’opinione pubblica come un organismo dotato di un potere spesso eccessivo. In effetti, i magistrati sembra possano agire anche al di fuori e al di sopra delle regole a cui sono sottoposti gli altri “cittadini” generalmente considerati sudditi dai vari Poteri dello Stato ed in particolar modo dalla Magistratura;

Fatto è che la valutazione dell’operato dei magistrati è di esclusiva competenza del C.S.M., un organo autoregolamentato e composto a sua volta da una elite di magistrati, autoreferente nei propri stessi confronti, che controlla, giudica, premia o censura il comportamento di tutti gli altri magistrati.

Ma chi giudica o chi censura il C.S.M.?

Perché il Consiglio Superiore della Magistratura non interviene mai, salvo rarissime eccezioni per sanzionare quei magistrati che emettono sentenze assurde ed improponibili o che più volte avallano comportamenti e provvedimenti anomali contrari ad ogni buon senso ? Sentenze e comportamenti che, quando non sfociano in tragedia, a volte scivolano nella farsa e nel ridicolo.

Infine non possiamo tralasciare una breve nota sull’ Ass.Naz.Magistrati-e cosa sia in realtà.

La ANM è la sede privilegiata in cui si forma il “comune sentire” dei magistrati circa i loro doveri. Questa connessione di carattere culturale ha assunto consistenza giuridica attraverso l’art. 58 bis del decreto legislativo 3 febbraio 1993 n. 29 sul pubblico impiego, introdotto dal decreto legislativo 23 dicembre 1993 n. 546,che ha conferito alle associazioni di categoria dei magistrati il compito di elaborare ed approvare il “codice etico” . Il testo del “codice etico” è stato adottato dal Comitato Direttivo Centrale dell’associazione Nazionale Magistrati, a seguito di un’ampia consultazione degli associati, nel termine prescritto dall’art. 58 bis del decreto legislativo n. 29/93 (introdotto dal decreto legislativo n. 546/93).

L’ANM, pur ritenendo di dubbia costituzionalità tale norma sul“codice etico”sia sotto il profilo dell’eccesso di delega sia sotto quello della violazione della riserva assoluta di legge in materia di ordinamento giudiziario, ha ritenuto di darvi attuazione considerando comunque opportuna l’individuazione delle regole etiche cui, secondo il comune sentire dei magistrati, deve espirarsi il loro comportamento.

Ed più specificatamente tra l’altro e detto, nei rapporti con i cittadini e con gli utenti della giustizia il magistrato tiene un comportamento disponibile e rispettoso della personalità e della dignità altrui e respinge ogni pressione, segnalazione o sollecitazione comunque diretta ad influire indebitamente sui tempi e sui modi di amministrazione della giustizia, ma……!?

La ANM vi ha provveduto con delibera del Comitato Direttivo Centrale 7 maggio 1994, per cui, non è possibile riflettere sulla magistratura, senza riflettere anche sulla ANM, la associazione di categoria. Tutti (o quasi) i magistrati vi aderiscono, tutti (o quasi) i magistrati ne parlano male. Ma è il punto di incontro, di discussione, di scontro dei 9000 magistrati sparsi sul territorio nazionale; è la loro rappresentanza ideale, politica, economica.

Certamente non va tralasciata l’indicazione sempre dell’ANM che recita- Il magistrato non si serve del suo ruolo per ottenere benefici o privilegi. Si comporta sempre con educazione e correttezza; mantiene rapporti formali, rispettosi della diversità del ruolo da ciascuno svolto; rispetta e riconosce il ruolo del personale amministrativo e di tutti i collaboratori. nell’ esercizio delle sue funzioni, il magistrato, consapevole del servizio da rendere alla collettività, osserva gli orari delle udienze e delle altre attività di ufficio, evitando inutili disagi ai cittadini e ai difensori e fornendo loro ogni chiarimento eventualmente necessario.

Il magistrato rispetta la dignità di ogni persona, senza discriminazioni e pregiudizi di sesso, di cultura, di ideologia, di razza, di religione.  Nell’esercizio delle funzioni opera per rendere effettivo il valore dell’imparzialità impegnandosi a superare i pregiudizi culturali che possono incidere sulla comprensione e valutazione dei fatti e sull’interpretazione ed applicazione delle norme.  Svolge il proprio ruolo con pieno rispetto di quello altrui ed agisce riconoscendo la pari dignità delle funzioni degli altri protagonisti del processo assicurando loro le condizioni per esplicarle al meglio.

Nei contatti con la stampa e con gli altri mezzi di comunicazione il magistrato non sollecita la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio.

Quando non è tenuto al segreto o alla riservatezza su informazioni conosciute per ragioni del suo ufficio e ritiene di dover fornire notizie sull’attività giudiziaria, al fine di garantire la corretta informazione dei cittadini e l’esercizio del diritto di cronaca, ovvero di tutelare l’onore e la reputazione dei cittadini, evita la costituzione o l’utilizzazione di canali informativi personali riservati o privilegiati.

Ed ora una breve nota sull’organo di tutela del cittadino- la Polizia

Tortura e maltrattamenti: responsabilità della polizia per l’uso della forza e delle armi.

carceri_manifestazione_A distanza di 20 anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat) l’Italia resta priva di uno specifico reato di tortura nel codice penale.

Di conseguenza, gli atti di tortura e maltrattamenti commessi dai pubblici ufficiali nell’esercizio delle proprie funzioni vengono perseguiti attraverso figure di reato ordinarie (lesioni, abuso d’ufficio, falso etc.) e puniti con pene non adeguatamente severe e soggetti a prescrizione.

L’Italia non ha ratificato il Protocollo opzionale alla Cat, che imporrebbe l’adozione di meccanismi di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti, tra cui un’istituzione indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione e non si è dotata di un organismo per il monitoraggio sui diritti umani, né di regole per l’identificazione degli agenti di polizia durante le operazioni di ordine pubblico.

Nonostante le richieste del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura e di altri organismi internazionali, l’Italia ha proseguito nella prassi di rimpatriare persone “sospette”, in paesi in cui potrebbero essere a rischio di tortura e maltrattamenti, effettuate senza controllo giudiziario né possibilità di ricorso effettivo. In questo contesto.

In più occasioni ci siamo occupati di Magistratura nel nostro sito, ed ancora una volta poniamo all’attenzione dei nostri lettori questo articolo ritenendo di renderli edotti e riflessivi sulla reale esigenza che qualcosa deve cambiare in ambito “GIUSTIZIA”

elab. da g.m.s.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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