il valore della parola-e la legge

0

 

parolaUn tempo, prima ancora che nascessero le cosiddette “civiltà”, la parola data era sacra, poiché era un impegno che si prendeva in coscienza, e chi non la manteneva veniva sanzionato dal biasimo collettivo, e tutto finiva lì.

Oggi la parola data non ha più alcun valore, se non nei debiti di gioco o nelle relazioni tra marito e moglie. Eppure viviamo in un’epoca “cristiana”, in cui dovrebbe valere il principio evangelico: “non giurate mai: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurate neppure per la vostra testa, perché non avete il potere di rendere bianco o nero un solo capello.

La legge è un prodotto delle civiltà, cioè è nata in un contesto di sfiducia reciproca tra i componenti di una determinata comunità. L’estraneità, che è spia di un certo antagonismo sociale, ha fatto progressivamente emergere l’esigenza di vincolare il proprio avversario, già in qualche maniera sottomesso, a conseguenze molto gravi nel caso in cui volesse violare o rimettere in discussione un determinato assetto di rapporti di forza. Prima di regolamentare i rapporti tra tribù ostili, la legge è servita per regolamentare i rapporti sociali interni a una tribù.

Quando nel racconto del Genesi vien detto che nell’Eden esisteva un divieto esplicito di fare una determinata cosa, significava che già all’interno di una medesima tribù vi erano forze tendenzialmente opposte, di cui una, quella rappresentata dalla donna, sempre più favorevole a uno stile di vita esterno alla propria tribù, che nel racconto viene rappresentato dal serpente. Il primo divieto formale viene posto in presenza di un antagonismo fra tribù rivali. Viene posto sperando che con la paura si potesse tenere uniti gli ultimi componenti di una tribù che rischiava di soccombere alla forza di quelle confinanti.

Un espediente che avrebbe potuto funzionare in via del tutto transitoria e certamente non all’interno di una reiterata assenza di quel fondamentale collante sociale che si chiama “consapevolezza interiore collettiva”.

Il principale assetto di rapporti di forza che caratterizza il sorgere delle civiltà e quindi di una qualche legislazione repressiva è stato quello dei rapporti di proprietà. Ci si può chiedere se questa affermazione possa essere applicata anche alla civiltà ebraica, quale venne formandosi sotto la legislazione mosaica, poiché quest’ultima, coi suoi dieci comandamenti, viene considerata ancora oggi un modello basilare per tantissime legislazioni nazionali.

La domanda è legittima in quanto è difficile sostenere che la legge mosaica rispecchiasse in maniera adeguata i rapporti sociali antecedenti alla caduta elenica.

Il fatto è che un popolo che si emancipa da una condizione di schiavitù, non può di punto in bianco tornare a vivere una condizione di vita totalmente priva di antagonismi sociali.

Occorre una legislazione temporanea. E quella che si diedero gli ebrei era enormemente più avanzata di tutte le legislazioni degli Stati schiavistici dell’epoca.

Quando entrò in scena Gesù Cristo non venne proposta una nuova legislazione; venne semplicemente detto che fino a quando gli uomini non avessero imparato a convivere pacificamente tra loro a prescindere dalle leggi, queste sarebbero rimaste. Al massimo, nel vangelo di Giovanni (13,24), si parla di “comandamento dell’amore”: amarsi gli uni gli altri sull’esempio del Cristo.

Un comandamento, questo, che, detto a prescindere dalle contraddizioni sociali, rifletteva un tradimento ancora più sofisticato di quello che possiamo constatare nei vangeli sinottici, laddove si afferma che l’unica legge che riassumeva tutti i comandamenti era il principio di amare contemporaneamente dio e il prossimo come se stessi, ch’era peraltro già previsto nell’Antico Testamento, tant’è che nel vangelo di Marco (12,28ss.), quando Cristo incontra lo scriba che gli chiede quali siano i comandamenti principali, alla fine della discussione i due si trovano in perfetto accordo.

L’unica cosa che lo scriba doveva ancora capire, per diventare un perfetto “cristiano”, era quella di credere che Gesù fosse l’unigenito figlio di dio.

coscienzaIl tradimento della chiesa petro-paolina era consistito proprio in questo, nel far credere che tutta la legge si racchiudesse in una mera questione della coscienza personale, a prescindere completamente dalle condizioni esterne in cui essa deve agire. Un principio, questo, che al massimo avrebbe potuto trovare una qualche giustificazione in una società priva di conflitti sociali, di classe.

Diversamente esso aveva e ancora oggi ha soltanto un significato conservativo dei rapporti esistenti, qualunque essi siano, dunque anche quelli antagonistici.

Un principio, dunque, non molto superiore a quello buddismo (via dell’illuminazione)

In realtà se non si pongono le condizioni per cui quel sacrosanto principio possa essere applicato, il suo valore è minimo. E la condizione fondamentale è quella di rovesciare il potere politico ed economico che impedisce di applicare quel principio nell’ambito dell’intera società.

La chiesa ricadde nei limiti, imponendo, attraverso i propri dogmi, una determinata interpretazione dell’oggetto della propria fede. Tornò di nuovo in auge la legge appena essa fruì di un certo potere istituzionale.

Questo per dire che una volta fatta la rivoluzione politica, occorre porre le condizioni che tendono a ridurre progressivamente il peso della legge, puntando l’attenzione sulla socializzazione dei beni, umani e naturali.

 Sta comunque di fatto che Coloro  che promettono e poi non mantengono a prescindere dalla legge …perdono il rispetto di se stessi…

si vergognano delle proprie azioni…la loro vita consiste nella fuga…essi  sprecano molta più energia tradendo la parola data…

di  quanta ne usi il guerriero per mantenere le sue promesse… il guerriero onora comunque la parola data…e paga il prezzo della propria impulsività…

comunque quando chi comanda, ha il potere o pensa d’averlo, parla ordina a tutela dei propri interessi è senza vergogna…e chi obbedisce perde il rispetto di se stesso…

burattino_400x0

elab-gms

 

 

 

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: