Le origini di Roma la sua potenza – realtà e leggende…video

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4-La legione perduta- leggenda o realtà?

3-La battaglia di Carre combatuta nell’anno 53 a.C. presso la città di Carre oggi Harran,

2-Formazione dell’esercito romano- le invincibili legioni

1-Breve sunto storico sulle origini di ROMA

romaI primi insediamenti nella zona della futura città di Roma sorsero sul colle Palatino intorno al X secolo a.C. (ma le prime tracce archeologiche risalgono almeno al XIV secolo), mentre successivamente vennero occupati anche i colli Esquilino e Quirinale.

La città si venne formando attraverso un fenomeno di sinecismo durato vari secoli, che vide, in analogia a quanto accadeva in tutta l’Italia centrale, la progressiva riunione in un vero e proprio centro urbano degli insediamenti dispersi sui vari colli.

Ed è quello che verosimilmente può essere accaduto sul Palatino, che inizialmente era composto da vari nuclei abitativi indipendenti: La leggenda racconta che nel 753 ac.venne abbandonato un cestino con due neonati in balia del fiume tevere.

Le correnti lo trascinano in una insenatura dove i due lattanti avrebbero trovato una sicura morte se non fosse sopraggiunto un aiuto insperato. Una lupa. Così ebbe inizio l’avventura di Romolo e Remo.

Romolo fu il primo Re di Roma, ai quali ne seguiranno altri 6 prima dell’ avvento della Repubblica nel 509 ac

Il Romolo della leggenda può essere stato il realizzatore della prima unificazione di questi nuclei in un’entità unica.

La data tradizionale alla metà dell’VIII secolo a.C., corrisponde al momento in cui i dati archeologici disponibili indicano la creazione di una grande necropoli comune sull’Esquilino, che sostituisce i precedenti luoghi di sepoltura nelle zone libere tra i villaggi, ormai considerate parte integrante dello spazio urbano, come ad esempio l’area del colle Velia, l’altura intermedia tra il Germalo ed il Palatino vero e proprio.

Dopo la fuga da Troia, Enea giunge nel Lazio e viene accolto dal re Latino, che gli fa conoscere sua figlia Lavinia. Enea se ne innamora, ma la fanciulla era già promessa a Turno, re dei Rutuli. Il padre di Lavinia ascolta le intenzioni di Enea ma temendo una vendetta da parte di Turno si oppone ai suoi desideri. La disputa per la mano della fanciulla diventa una guerra, a cui partecipano le varie popolazioni italiche, compresi Etruschi e Volsci;

Enea si allea con le popolazioni di origine greca stanziate nella città di Pallante sul Palatino, regno dell’arcade Evandro e di suo figlio Pallante. La guerra è molto sanguinosa (subito muore Pallante ucciso da Turno), e per evitare ulteriori vittime si decide che la sfida fra Enea e Turno dovrà risolversi in un combattimento tra i due “comandanti” e pretendenti. Enea ha il sopravvento, sposa Lavinia e fonda la città di Lavinio (l’odierna Pratica di Mare).

Dopo trent’anni, Ascanio fonda una nuova città, Alba Longa, sulla quale regnano i suoi discendenti. Molti anni dopo uno di questi, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio, che costringe la figlia Rea Silvia a diventare vestale e a fare quindi voto di castità per impedire discendenze al fratello.

Tuttavia il dio Marte s’invaghisce della fanciulla e la rende madre di due gemelli, Romolo e Remo. Amulio ordina di ucciderli, ma il servo incaricato di eseguire l’assassinio non ne trova il coraggio e li abbandona alla corrente del fiume Tevere.

lupa e gemelliLa cesta nella quale i gemelli sono stati adagiati si arena sulla riva, presso la palude del Velabro tra Palatino e Campidoglio, dove i due vengono trovati e allevati da una lupa. Li trova poi il pastore Faustolo che insieme alla moglie Acca Larenzia li cresce come suoi figli. Una volta divenuti adulti e conosciuta la propria origine Romolo e Remo fanno ritorno ad Alba Longa, uccidono Amulio, e rimettono sul trono il nonno Numitore.

Ottengono quindi il permesso di andare a fondare una nuova città, nel luogo dove sono cresciuti; Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole battezzare Remora e fondarla sull’Aventino. Decisero così di osservare il volo degli uccelli: avrebbe dato il nome alla città chi ne avesse visti in maggior numero.

La fortuna favorì Romolo, il quale prese un aratro e, sul Colle Palatino, tracciò un solco per segnare la cinta della città, che da lui fu detta Roma. Nessuno, per nessuna ragione, poteva passare al di là del solco senza il permesso del capo.

Era il giorno 21 Aprile, 753 a.C., la nascita della nuova città segnò, purtroppo, la fine della vita di Remo che tentò di farsi beffa del fratello scavalcando il solco e venne così ucciso

Ucciso Remo, Romolo divenne il primo Re di Roma condividendo per alcuni anni il potere con Tito Tazio re dei Sabini. Nel 509 a.C. il settimo re venne cacciato dai cittadini e sostituito con un governo repubblicano. L’espulsione del re e la fondazione della Repubblica Romana, viene a volte presentata come la separazione della popolazione di lingua latina dal controllo delle famiglie etrusche governanti.colli romani

I primi Re di Roma appaiono soprattutto come figure mitiche. Ad ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e nella crescita socio-politica dell’urbe.

Contemporaneamente, venivano fondati i primi edifici di culto e si insediavano sui colli periferici gli abitanti delle vicine città che venivano man mano conquistate e distrutte. In particolare nel VI secolo, periodo di grande prosperità per la città sotto l’influenza etrusca e il dominio degli ultimi tre re, si realizzano le prime importanti opere pubbliche: il tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, il santuario arcaico dell’area di Sant’Omobono, e la costruzione della Cloaca Maxima, che permise la bonifica dell’area del Foro Romano e la sua prima pavimentazione, rendendolo il centro politico, religioso e amministrativo della città.

A Servio Tullio si deve la prima suddivisione della città in quattro regioni e la costruzione della prima cinta muraria (Mura serviane). L’influenza etrusca lasciò a Roma testimonianze durevoli, riconoscibili sia nelle forme architettoniche dei templi, sia nell’introduzione del culto della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva) ripresa dagli dèi etruschi Uni, Menrva e Tinia. Attraverso l’egemonia etrusca giunsero inoltre nella città i primi elementi di cultura greca.

Terminato il periodo monarchico, con la cacciata dell’ultimo dei Tarquini, iniziò il periodo repubblicano della storia romana, dove il supremo potere dello Stato era retto dai consoli, coadivuati e controllati dal Senato romano, od eccezionalmente, nei periodi di crisi, dai dittatori. All’età repubblicana risale la fondazione di diversi edifici pubblici e templi, soprattutto nell’area del Foro Romano, dei quali sono rimaste conservate le versioni architettoniche successive.

Sempre in quegli anni si tracciano le prime strade consolari e i rispettivi ponti sul Tevere, e i primi acquedotti.

I personaggi che conquistano grande prestigio personale e si contendono il potere iniziano a sviluppare progetti urbanistici di respiro sempre più ampio, a partire dai grandi portici della zona del Circo Flaminio, al Tabularium di Silla, che tuttora fa da sfondo al Foro Romano verso il Campidoglio, insieme al restauro del tempio capitolino.

Pompeo lascia la sua testimonianza nella città con la costruzione di un grande teatro in muratura. Giulio Cesare crea una nuova piazza a suo nome, il Foro di Cesare, e contemporaneamente si dedica al restauro della Curia, sede del Senato.

Il maggiore sviluppo urbanistico e monumentale si ebbe nell’età imperiale, dall’ascesa al potere di Ottaviano Augusto nel 31 a.C., anno in cui la flotta romana comandata dal Generale Marco Vipsanio Agrippa sconfisse la flotta egiziana comandata da Marco Antonio presso Azio, nel Mar Egeo, segnando la disfatta definitiva dell’unico vero avversario di Ottaviano, al 476 d.C., anno in cui venne deposto Romolo Augustolo da parte del Generale Odoacre. In realtà però la definizione di Impero Romano è usata impropriamente fino all’avvento al potere di Tito Flavio Vespasiano, il quale assunse la carica formale di Imperator nel senso in cui è più conosciuto oggi. Infatti prima di Vespasiano il titolo di Imperator era attribuito al comandante in capo dell’ Esercito Romano.

L’impero Romano non è il più vasto mai esistito, benche questo primato spetti all’Impero Mongolo, ma è considerato il più grande in termini di gestione e qualità del territorio. Infatti i Romani vi costruiro città, strade, ponti, fortini e possedevano l’intero bacino del mediterraneo. Al contrario l’Impero Mongolo possedeva solo un terreno desertico e poco praticabile, e non vi sviluppo strade, ponti ecc.

La vita politica, economica e sociale durante i primi secoli dell’Impero

La vita politica, economica e sociale durante i primi secoli dell’Impero gravitava attorno all’Urbe. Roma era la sede dell’autorità imperiale e dell’amministrazione, principale luogo di scambio commerciale tra Oriente ed Occidente oltre ad essere di gran lunga la più popolata città del mondo antico; per questo migliaia di persone affluivano quotidianamente nella capitale via mare e via terra ed arricchendola di artisti e letterati provenienti da tutte le regioni dell’Impero. Esisteva una netta differenza tra il vivere a Roma o nelle province; gli abitanti della capitale godevano di privilegi ed elargizioni mentre il peso fiscale si riversava più pesantemente sulle provincie.

Anche tra città e campagna, ovviamente tenendo conto del ceto sociale, la qualità di vita era migliore e più agiata per i cittadini che usufruivano dei servizi pubblici come terme, acquedotti, teatri e circhi. Dall’epoca di Diocleziano, Roma perse il suo ruolo di guida dello stato a favore di altre sedi (Milano, Treviri, Nicomedia ecc.), fino a quando, nel corso del V secolo, si andò sempre più imponendo Costantinopoli (la ” Nova Roma ” voluta da Costantino), anche grazie ai mutati rapporti di forza tra un Oriente ancora prospero ed un Occidente in balia delle orde barbariche e sempre più prostrato dalla crisi economica, politica e demografica. Dopo la crisi che paralizzò l’Impero nei decenni centrali del III secolo, le frontiere si fecero più sicure a partire dal regno di Diocleziano (284-305), il quale introdusse profonde riforme nell’Amministrazione e nell’esercito.

L’Impero poté così vivere ancora un periodo di relativa stabilità fino almeno alla battaglia di Adrianopoli (378) e, in Occidente, fino ai primi anni del V secolo, quando si produsse una prima, pericolosa incursione da parte dei Visigoti di Alarico (401-402) cui ne seguirono altre che culminarono nel celebre sacco di Roma del 410, avvertito dai contemporanei (S.Girolamo, S.Agostino) come un avvenimento epocale.

Gli ultimi decenni di vita dell’Impero romano d’Occidente (quello d’Oriente sopravviverà, come si è detto, per un altro millennio) furono vissuti in un clima apocalittico di morte e di miseria che falcidiarono la popolazione di molte regioni dell’Impero e che ebbero come conseguenza la caduta della stessa struttura imperiale.

L’Impero Romano arrivò all’apice della sua potenza durante i Principati di Antonino Pio e Marco Aurelio Traiano e Adriano.

L’Impero Romano arrivò all’apice della sua potenza durante i Principati di Antonino Pio e Marco Aurelio Traiano, Adriano, alla morte di quest’ultimo il potere passò al figlio Commodo che portò il principato verso una forma più autocratica e teocratica determinandone un indebolimento, che proseguì con i suoi successori sempre più bisognosi dell’appoggio dell’esercito per governare, nonostante il tentativo operato dal Prefetto del Pretorio e poi Imperatore Publio Elvio Pertinace di rinvigorire il ruolo del Senato, destinato nei secoli successivi ad un ruolo sempre più formale.

Questa sudditanza sempre maggiore degli Imperatori ai capricci delle legioni porta a un periodo di forte instabilità definito dagli storici come “anarchia militare”.

Neppure Costantino seppe dare stabilità al potere imperiale che dopo la sua morte tornò in crisi.

L’ultimo grande imperatore dell’Impero Romano unito fu Teodosio, che nominò suoi eredi con pari dignità i suoi due figli: Arcadio (per la parte orientale) ed Onorio (per la parte occidentale). Alla sua morte, avvenuta nel 395 d.C.,

l’Impero si divise quindi in due parti. Da allora Oriente e Occidente non si unirono mai più

l’Impero si divise quindi in due parti. Da allora Oriente e Occidente non si unirono mai più. L’ultimo imperatore dell’Impero Romano d’Occidente (Romolo Augustolo) fu deposto nel 476 da Odoacre un capo barbaro, il quale ritiene che la figura dell’Imperatore (ormai un fantoccio nelle mani dei “re” barbarici) non serva più, e spedendo le insegne imperiali a Costantinopoli, che invece rappresenterà la legittima continuazione dell’Impero per ancora un millennio (1453).L’Impero Romano d’Oriente o Impero bizantino cessò di esistere nel 1453.

2-Formazione dell’esercito romano- le invincibili legioni

LegionariLa tradizione vuole che Roma sia stata fondata da Romolo nel 753 a.C. e da allora i romani iniziarono ad espandere i loro territori nella penisola italica grazie soprattutto al loro insuperabile esercito. In poco più di cent’anni riuscirono a sconfiggere e distruggere completamente la potente Cartagine, i Macedoni e i Seleucidi.

Nel corso dei secoli l’esercito romano era andato gradualmente trasformandosi; i cambiamenti riflettevano spesso le tendenze della società e della politica. Roma nacque nell’VIII secolo a.C. come una delle tante piccole comunità latine dell’Italia centrale, ma col tempo crebbe in dimensioni e in numero di abitanti e l’obbligo di prestare servizio nell’esercito fu esteso a ogni uomo in grado di equipaggiarsi da solo.

Questi uomini combattevano quando la Repubblica lo richiedeva, per poi ritornare, alla fine di ogni campagna, alla vita quotidiana. Il servizio militare era considerato un obbligo nei confronti della comunità di cui erano membri, piuttosto che una carriera.

Questo sistema di reclutamento fu adottato da molti stati dell’epoca che, quando crebbero di dimensioni, lo abbandonarono a favore di un esercito professionale. Solo la Repubblica romana mantenne il sistema della “militia” e, in modo altrettanto singolare, i suoi cittadini si sottomisero spontaneamente alla rigida disciplina imposta dalle legioni. Ben addestrate e guidate, le legioni dimostrarono una flessibilità tattica che le rese superiori a qualunque altro sistema militare ad esso contemporaneo.

Durante il II secolo la conquista di province d’oltremare esigeva la presenza di guarnigioni permanenti e implicava che i legionari trascorressero una decina di anni o più nell’esercito. Ciò scoraggiò gli uomini di campagna che potevano tornare e vedere i propri territori che erano andati in rovina mentre loro prestavano servizio militare.

Così durante il Principato il grande comandante Caio Mario, rivoluzionò l’esercito creando l’esercito professionale. Ora le truppe servivano in legioni permanenti, alcune attive per secoli. File e ranghi erano formati da uomini che trascorrevano venticinque anni sotto le armi; tuttavia, tra i soldati più anziani sopravvissero alcune caratteristiche della “ militia”. Gli ufficiali di rango senatorio ed equestre comandavano rispettivamente le unità delle legioni e degli ausiliari. In particolare, la carriera di molti senatori si svolse soprattutto in ambito civile e solo in piccola parte dell’esercito.

Per tutto il I ed il II secolo D.C. i romani furono gli incontrastabili dominatori di quasi tutta l’Europa, ma durante il III ed il IV secolo D.C. l’impero romano fu caratterizzato da innumerevoli episodi di guerra civile e di invasioni esterne. L’esercito continuò a dare prova di un alto livello di efficienza militare, ma nel tempo la sua forza cominciò a venir meno a causa soprattutto delle lotte interne.

Il crollo era inevitabile e arrivò in modo lento e graduale. Anche l’esercito cambiò: fu data priorità alla difesa di posizioni fortificate, mentre le battaglie campali si verificarono sempre più raramente. L’esercito della tarda antichità, pur cambiando, restò più o meno simile a quello del Principato. Cambiarono i nomi delle unità e i titoli degli ufficiali, ma in molti casi le modalità operative rimasero immutate; tuttavia, i ranghi erano ormai composti da soldati di carriera, e fu abbandonata la vecchia tradizione delle posizioni privilegiate dei senatori.

legionario-leggeroAlla fine la distinzione tara legionari e ausiliari divenne esigua a vantaggio della divisione tra unità dell’esercito di campo (comitatenses) e truppe stanziali di frontiera (limitanei). Le legioni avevano dimensioni diverse; quasi sempre non maggiore a 1000 uomini, con una forza ridotta di quasi 5 volte rispetto al passato e le unità di cavalleria che spesso erano citate nei resoconti dell’esercito della tarda antichità non sembra avessero aumentato il loro numero.

Gli eserciti più grandi venivano impegnati in guerre civili e in spedizioni più impegnative contro i Persiani; negli altri casi venivano coinvolte forze relativamente piccole. Questa tendenza sarebbe perdurata nel V secolo, preparando il terreno alle guerre europee medioevali.

Poi Diocleziano divise l’impero in due ( Impero d’Oriente e Impero d’Occidente). L’Impero d’ Occidente fu invaso da popolazioni barbare e non resse all’impatto.

Roma fu saccheggiata dai Visigoti (410) e dai Vandali (456). Nel 476 fu deposto l’ultimo imperatore Odoacre e questo segnò la fine dell’ impero romano d’occidente. Mentre a oriente l’Impero bizantino continuò a prosperare fino alla caduta di Costantinopoli (1453).

3-La battaglia di Carre combatuta nell’anno 53 a.C. presso la città di Carre oggi Harran, Turchia

tra l’esercito della Repubblica romana comandato dal generale romano Marco Licinio Crasso e l’esercito partico al comando dell’Eran Spahbod Surena. La battaglia si rivelò un disastro per le forze romane in Medio Oriente.

La battaglia non fu combattuta per motivi strategici, ma per il fatto che Crasso, membro del primo triumvirato, voleva ottenere una grande vittoria militare per non perdere prestigio e popolarità nei confronti degli altri due triumviri (Cesare e Pompeo). A questo scopo decise di invadere l’Impero dei Parti.

Celtfan_WarriorCeltWarCrasso avanzò con un’armata di circa 30/32.000 legionari e 4.000 ausiliari. Invece di seguire il corso dell’Eufrate come gli era stato consigliato dai suoi subordinati per avere un fianco protetto e rifornimenti di acqua assicurati, decise di attraversare il deserto siriano.

Mentre le truppe romane avanzavano lentamente e faticosamente nel deserto i Parti, invece di accettare uno scontro campale, iniziarono ad attaccare i Romani con i loro arcieri a cavallo, che colpivano a distanza, infliggendo gravi perdite, per poi fuggire prima che i Romani potessero reagire. Tuttavia questa strategia invece di preoccupare Crasso lo convinse che i Parti erano dei codardi che non accettavano di confrontarsi apertamente con i Romani.

Però quando Crasso decise di mandare un contingente di cavalieri gallici a contrattaccare questi vennero spazzati via dalla pesante cavalleria partica (catafratti) e suo figlio che li comandava venne ucciso.

A questo punto fra i Romani vi fu grande scoramento e i Parti attaccarono il campo romano. Solo 10.000 soldati al comando di Cassio, uno dei migliori ufficiali di Crasso, riuscirono a sopravvivere ma vennero presi prigionieri. Si disse in seguito che i feriti furono massacrati, e che a Crasso, probabilmente uno degli uomini più facoltosi della storia di Roma, venne versato dell’ oro fuso in gola.

La morte di Crasso fu l’unica conseguenza importante della Battaglia di Carre, in quanto lasciò Cesare e Pompeo completamente padroni della scena politica a Roma. I Parti decisero di non approfittare del successo per invadere i territori romani. Le guerre tra i Romani (e poi i Bizantini) e i Parti (e poi i Sasanidi) si trascineranno per altri 700 anni finché entrambi non soccomberanno agli Arabi.

Inoltre, si presume che la battaglia abbia dato inizio alle prime relazioni sino-romane. Secondo Plinio, nel 52 a.C., un anno dopo la battaglia, 10.000 prigionieri romani furono deportati dai Parti nella Margiana affinché aiutassero la guarnigione di guardia al confine orientale dell’Impero. La dinastia cinese degli Han, in seguito, conquistò questa regione e prese prigionieri alcuni romani che, presumibilmente, furono i primi occidentali ad incontrare i cinesi.

Augusto, divenuto imperatore, stava progettando l’invasione della Germania e per tal motivo decise di trovare un accordo coi Parti per stabilizzare il confine orientale dell’Impero Romano. La pace venne sancita da un trattato nel 17 a.C. che prevedeva la restituzione delle insegne delle legioni di Crasso cadute a Carre (il che puntualmente avvenne) e dei prigionieri romani.

Di questi ultimi, però, si perse ogni traccia. Contemporaneamente, le cronache cinesi attestano che un khan degli Hsiung – Nu, noti come Unni Bianchi, stanziati tra la Mongolia ed i Monti Altaj, avevano invaso i territori della pianura in cui scorre il Fiume Talas, che allora segnava il confine occidentale dell’Impero Cinese.

Il capo clan unno aveva sconfitto le guarnigioni di confine partiche ed aveva arruolato come mercenari degli abili soldati che combattevano “stretti a vicenda come le squame del pesce”, evidente riferimento alla tattica delle legioni romane di stringersi nello schieramento della “Testudo”. A parte il fatto che questi presunti romani aiutarono gli avi di coloro che – quattro secoli dopo – annientarono l’Impero Romano medesimo (tra il 375, data della Battaglia del Fiume Erac, ed il 455 d.C., data della Battaglia del Fiume Nedao), la cosa interessante è data dal fatto che i cinesi, sconfitta e ricacciata l’orda dei nomadi unni verso la loro terra d’origine, arruolarono a loro volta questi guerrieri valorosi dai tratti somatici occidentali, schierandoli a guardia del loro confine orientale.

4-La legione perduta.

I soldati romani di Crasso sono attaccati da forze assolutamente superiori come numero dai parti.

è una disfatta e quasi tutte le legioni cadono sotto lo spietato attacco.

legioMa una delle legioni,combattendo con forza e disperato valore,riesce ad aprirsi un varco;gli altri vengono fatti prigionieri o uccisi.

I soldati fuggono ordinatamente;hanno dalla loro un inquadramento militare rigido,che ha fatto dell’esercito romano il più coraggioso,il più forte e il meglio organizzato del mondo conosciuto.

Ripiegano all’interno,verso l’Uzbekistan,e poi più su,fino a giungere,dopo un lunghissimo e pericoloso viaggio,alle porte della Cina.

Qui si fermano,e si fanno conoscere soprattutto per le doti militari,tanto che il generale Jzh Jzh decide di assoldarli come mercenari,inquadrandoli fra i suoi ranghi.

Combattono valorosamente,assumendo,in battaglia,la formazione a testuggine,assolutamente sconosciuta tra quei popoli;e da quel moneto vivono con i nativi,mescolandosi a loro,contribuendo allo sviluppo di quella che sarà conosciuta,ai giorni nostri,come la città di Liquian, o Li-Chien.

Sembra il racconto di un romanzo;invece è una teoria,abbastanza ardita,ma con qualche base storica,di Homer Hasenflug Dubs, professore di storia cinese alla Oxford University,che,leggendo gli annali storici della dinastia Han,ha trovato tracce dell’episodio delle battaglie sostenute tra l’impero Han e il generale Jzh,con quella sua strana e inconsueta legione di uomini che combatteva in un modo anomalo.

La conferma Dubs l’ha avuta paragonando i tratti somatici degli abitanti di Liquian,che presentano curiose somiglianze con tratti europei,misti a quelli tipici e indigeni dell’altra parte di popolazione.

Sono in corso indagini sul Dna degli abitanti,che però potrebbero dare risultati anche poco attendibili,vista l’eterogenea composizione dell’esercito romano.

Per chi volesse approfondire l’argomento,ecco un articolo tratto da politicaonline.net,molto esaudiente a riguardo.

“Recentemente, gli archeologi cinesi hanno dato notizia della presenza nel Gansu di un centinaio di contadini del luogo le cui caratteristiche fisiche denoterebbero la loro probabile origine europea. Sulla base delle ricerche condotte dagli esperti essi sarebbero i discendenti di un residuo delle truppe di un corpo di spedizione dell’antica Roma.”

Nell’autunno del 1998 questa breve notizia diffusa dai mass media destò grande interesse all’estero e in Cina. Quale fu il motivo di questa spedizione in Asia? In che modo le restanti truppe si stabilirono in Cina?

Lo stile di vita dei discendenti di quest’esercito in cosa differisce da quello della popolazione locale? L’autore incuriosito si è recato appositamente sul luogo per compiere un’inchiesta.

Gli storici ci informano che nel 53 a.C. il console romano Crasso inviò un esercito di cinquantamila soldati per attaccare l’Asia centrale. Questo corpo di spedizione considerato imbattibile fu tuttavia sbaragliato.

Soltanto seimila soldati dopo una strenua battaglia riuscirono a rompere l’accerchiamento ma di essi si persero misteriosamente le tracce.

Infatti nel materiale storico dell’antica Roma non si trova alcuna notizia riguardo la loro sorte.

Fino a poco tempo fa, tra molti studiosi si era fatta strada l’ipotesi che questo corpo di spedizione di cinquantamila uomini fosse stato completamente disperso. Nessuno avrebbe mai immaginato che i resti di quell’esercito sarebbero penetrati in Cina e si sarebbero stabiliti tra le alte colline del loess del nord est.

Gli archeologi cinesi che non molto tempo fa hanno incontrato nel Hexi i discendenti di questi soldati, uomini dal naso lungo, dagli occhi infossati e dai capelli ricci, sono rimasti profondamente impressionati.

In realtà già nel 1992 il distretto di Yongchang, nel Gansu, dove essi vivono, aveva richiamato l’attenzione di studiosi cinesi e stranieri. In questo distretto, situato nel settore orientale del corridoio del Hexi, ai piedi del monte Qilian, un tempo sorgeva una città di notevole importanza per l’antica Via della seta.

La sua storia è molto antica e vi si trovano numerose rovine: la città di Luanniao di epoca Han, le vestigia dell’antica città di Fanhe, la Grande Muraglia di epoca Han e Ming, le torrette per i fuochi di segnalazione lungo tutta la linea difensiva e ancora le rovine delle antiche città triangolari edificate dalle minoranze etniche.

Gli studiosi della “spedizione internazionale della Via della seta” patrocinata dalle Nazioni Unite che nel 1992 ispezionarono il posto, scoprirono con stupore che l’antica città di Luanniao, situata a circa 100 chilometri a ovest del capoluogo del distretto Yongchang, nell’ubicazione degli edifici, rifletteva in maniera evidente lo stile dell’antica Roma.

Alcuni studiosi occidentali avanzarono l’ipotesi che fossero stati i romani ad edificarla e la chiamarono perciò la Pompei d’Oriente.

Uno degli esperti della spedizione, Li Xiguang in un suo articolo chiamò questa città “l’antica Roma del corridoio del Hexi”. Nella monografia sui Xiongnu contenuta nelle Memorie di uno storico e in quella riguardante la geografia negli Annali della dinastia Han c’è una descrizione dello schieramento di battaglia “a scaglia di pesce”.

Gli studiosi ci informano che questa formazione è proprio quella adottata dagli eserciti romani; tuttavia nessuno avrebbe mai immaginato di trovare dentro i confini di Yongchang i discendenti di quei soldati romani scampati alla morte duemila anni fa.

Non molto tempo prima, alcuni studiosi cinesi che stavano compiendo delle ricerche in una remota zona della Cina occidentale, trovarono nel villaggio Zhilaizhai, a dieci chilometri a sud del distretto Yongchang, i resti di un muro lungo oltre dieci metri e nelle vicinanze portarono alla luce anche un grosso palo a sezione circolare alto più di tre metri nel quale erano inseriti piccoli assi di trenta centimetri circa. Gli esperti dicono che questa singolare struttura di legno sia assai simile a quelle utilizzate dagli eserciti romani nelle opere difensive delle città, delle quali si fa menzione nei documenti storici.

Il fatto più sorprendente resta comunque quello di aver trovato in questo villaggio persone il cui aspetto è totalmente diverso dal resto della popolazione. Alti e robusti, invariabilmente, uomini e donne hanno il naso lungo, gli occhi infossati, capelli e peli ricci e biondi.

Il sig. Song Guorong, di 39 anni, alto un metro e ottantadue centimetri, una massa di capelli biondi e occhi infossati ha detto ad un archeologo che lo interrogava: “I miei genitori mi dicevano spesso che i nostri antenati provenivano da un lontano paese dell’occidente.

Mio padre aveva occhi azzurri e capelli chiari ed assomigliava in tutto a quegli europei che in seguito ho avuto occasione di vedere sui giornali”.

Gli storici che più tardi giunsero sul posto per condurre delle ricerche ritengono che Song Guorong e altri cento suoi compaesani siano proprio i discendenti di quei soldati romani scomparsi duemila anni or sono misteriosamente.

Roma distava settemila chilometri dall’antica capitale degli Han, Chang’an (l’odierna Xi’an),

pertanto molti nutrono forti dubbi circa la capacità di quell’esercito romano di raggiungere la Cina; gli esperti tuttavia riferiscono che già tremila e più anni or sono la Via della seta era aperta e percorribile partendo da Chang’an fino a Roma.

Nella prefazione del Dizionario Via della Seta si racconta una notizia interessante: nel I secolo a.C. Cesare in una riunione indetta per celebrare la vittoria riportata in guerra mostrava a tutti gli oggetti presi come bottino.

Tra questi vi era una bandiera fatta con seta cinese di straordinaria bellezza. I patrizi apprezzarono la raffinatezza di quel tessuto mai visto sino ad allora al punto che l’entusiasmo suscitato dalla seta cinese oscurò in quella occasione il successo militare di Cesare.

Evidentemente in quel periodo la Via della seta che conduceva fino a Roma era già aperta e perciò i resti dell’esercito romano erano certamente in grado di raggiungere il Gansu dall’Asia Centrale. Ma allora essi come arrivarono fino al Corridoio del Hexi?

Secondo la Biografia di Chen Yang, negli Annali della dinastia Han, nel 36 a.C. le truppe imperiali Han nelle zone occidentali dell’impero si scontrarono con uno strano esercito che adottava tecniche militari proprie dell’antica Roma.

Questo esercito fu successivamente sottomesso dagli Han e ai suoi uomini fu permesso di stanziarsi nel territorio strategico fertile e ricco di acque che corrisponde all’odierno corridoio del Hexi. La dinastia Han, per favorire gli insediamenti e le attività commerciali in questa vasta zona creò un governatorato nell’oasi del Hexi e inviò un gran numero di persone per provvedere al dissodamento dei terreni.

Fu forse proprio in questo quadro che gli sconfitti della spedizione romana andarono a risiedere a Yongchang. Una mappa degli Han Occidentali del 20 a.C. riporta l’effettiva posizione di questa nuova area amministrativa chiamata Lijian. Alcuni storici hanno trovato una vecchia mappa disegnata su stoffa del 9 a.C.

Su di essa si può chiaramente distinguere il nome dell’insediamento. La sua posizione è all’incirca quella dell’odierno villaggio di Zhulaizhai nel distretto di Yongchang. I suoi abitanti, compreso Song Guorong, generazione dopo generazione hanno sempre vissuto in questo piccolo villaggio ai piedi del monte Qilian. Anche le scoperte archeologiche provano che essi abitano questi luoghi da lunghissimo tempo.

Nelle antiche tombe vicino al villaggio gli archeologi hanno rinvenuto alcune ceramiche, uno scheletro gigante integro e i resti di un ciuffo di capelli rosso castano. In base allo stile dei reperti e delle tombe, gli esperti sono convinti che essi risalgono a circa duemila anni fa. I contadini dei dintorni hanno raccolto tra la terra un oggetto di bronzo di forma ellittica sul quale si leggono i caratteri “zhao an”.

Con molta probabilità si tratta della parte superiore di un elmo romano. Siccome quell’esercito era stato sconfitto dagli Han, sembra logico che esso presenti i due caratteri della scritta che indicava i ribelli convinti dal potere imperiale alla sottomissione.

Giunto in questo villaggio così pieno di mistero, l’autore si è accorto che gli abitanti, oltre a presentare evidenti caratteristiche fisiche mediterranee, hanno anche un carattere estremamente aperto. Nel parlare non si può fare a meno di divertirsi per il loro irresistibile senso dell’umorismo, spesso espresso anche con una certa “rudezza”.

Gli uomini hanno una testa molto grande, sono forti e coraggiosi. Nel villaggio c’è una strana usanza che è forse eredità dello spirito combattivo dei loro antenati: gli abitanti, che si trovano in un luogo remoto tra le alture della Cina del nord ovest, e molti dei quali non sono mai usciti neanche al di fuori del piccolo distretto di Yongchang, amano molto la lotta con i tori, proprio come gli spagnoli.

Essi hanno mantenuto fino in fondo gli usi dei lontani europei. In occasione del nuovo anno preparano con la farina dei cibi a forma di toro e li offrono agli altari. Inoltre si divertono ad aizzare la collera dei tori col sapore del sangue e a lottare contro di essi. Gli esperti ritengono che questo sia un retaggio della lotta dei tori dell’antica Roma.

Le donne, rispetto a quelle dei villaggi dei dintorni, sembrano molto più aperte e sicure di sé in ogni loro azione. Amano molto la musica e sembrano avere un maggiore gusto per la vita.

Gli uomini e le donne parlano con una pronuncia che differisce sensibilmente da quella dell’altra gente del luogo. Hanno suoni più retroflessi e più nasali; per esempio il suono rou lo pronunciano ru. Un’altra usanza originale è quella di seppellire i defunti sempre con la testa rivolta ad occidente. Ciò si rileva sia nelle tombe antiche che in quelle moderne.

Le strane usanze e la stochinaria misteriosa di questo villaggio suscitano la curiosità di molti studiosi cinesi e stranieri. A Yongchangxian sono stati recentemente costruiti l’albergo Lijian, il centro commerciale Roma e una monumentale scultura in pietra che riflette i duemila anni di storia del distretto. Anche se si può affermare che i particolari “immigrati” che ora abitano il villaggio di Zhelaizhai sono senza dubbio i discendenti dell’esercito romano, restano tuttavia alcuni misteri di difficile soluzione.

Quei militari, dopo essersi stanziati nel corridoio del Hexi, si sono tutti sposati? Se fosse così i loro discendenti non sarebbero solamente quelli del villaggio di Zhelaizhai, ma dovrebbero trovarsi anche altrove. Secondo la spiegazione del giovane studioso Lin Haicun, in un tempio di Milan, nel Xinjiang, è stato scoperto un affresco in cui un’iscrizione, in una lingua non cinese, dice che un artigiano di nome “Tisha” dopo aver completato la pittura dell’affresco ricevette un compenso di tremila dracme. Siccome “Tisha” è un tipico nome romano (così come lo è Maimaiti tra gli Uighur), gli studiosi ritengono che egli provenisse dalla lontana Roma.

Inoltre l’affresco è stato dipinto nel tipico stile romano, con personaggi alati. Anche nel Xinjiang hanno vissuto “immigrati” così speciali? Le mogli di quei militari erano cinesi o di altre nazionalità? Grazie all’incessante lavoro degli archeologi e degli storici, probabilmente tra non molto questi misteri saranno svelati. Forse i resti di quel corpo di spedizione romano di duemila anni fa celano segreti ancor più sbalorditivi.

Elab-da g.m.s. per umsoi

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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