Carl Gustav Jung: la psicologia…

0

Carl Gustav Jung

Conoscere le nostre paure è il miglior metodo per occuparsi delle paure degli altri.Quindi abbiamo bisogno di più consapevolezza della natura umana, perché l’unico pericolo reale che esiste è l’uomo in se stesso.
Ma alla resa dei conti il fattore decisivo è sempre la coscienza, che è capace di intendere le manifestazioni inconsce e di prendere posizione di fronte ad esse.

E come se dentro di noi vi sia un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare, per cui di regola le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti che con la volontà cosciente e la ragionevolezza.

*******************************************************

Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud, se ne allontanò nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia del singolo alla storia della collettività umana.

C’è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi, oltre ad un inconscio individuale. La vita dell’individuo è vista come un percorso, chiamato processo di individuazione, di realizzazione del sé personale a confronto con l’inconscio individuale e collettivo.

Carl Gustav Jung.fu anzi tutto uno psichiatra, psicologo e storico della cultura.Laureatosi in medicina a Basilea nel 1900, passò al nosocomio psichiatrico zurighese Burghölzli per proseguire gli studî di psichiatria sotto la guida di E. Bleuler.

Nel 1902 compì un semestre di studî alla Salpêtrière, seguendo in particolare le lezioni di P. Janet. Dal 1904 al 1907 creò una tecnica per mettere in luce i “complessi autonomi” della psiche inconscia mediante associazioni verbali.

Nel tentativo di spiegare la genesi dei complessi Jung. fu portato ad abbandonare la metodologia descrittiva di Janet per avvicinarsi invece all’impostazione dinamica di S. Freud.

Promotore, con E. Jones, del primo Convegno di psicologia freudiana (tenutosi a Salisburgo nell’aprile 1908), alla nascita della Società psicanalitica internazionale (1910) ne assunse la presidenza per volontà dello stesso Freud.

Nel 1907, in un ampio lavoro sulla psicologia della demenza precoce, aveva esteso le vedute freudiane dalle psiconevrosi alla psicosi, interpretando gli sviluppi allucinatorî e negativistici delle schizofrenie come espressione di una psiche distaccata dall’esperienza oggettuale.

L’opera Wandlungen ufhsthernd Symbole der Libido, uscita nel 1912 a puntate nello Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschung e poi in volume a Vienna, segnò il distacco della “psicologia analitica” o “dei complessi” di Jung. dalla psicanalisi e in particolare dalla teoria freudiana sui rapporti tra sessualità e attività della psiche: la rottura avvenne in forma definitiva al congresso internazionale di Monaco, l’anno successivo.

Per Jung. il concetto di “libido”, usato da Freud per denotare l’elemento dinamico o energetico della psiche in circostanze tra le più varie e polimorfe, doveva essere inteso come energia psichica senza alcun’altra limitazione.Inoltre la psiche tenderebbe a esprimere in forma simbolica i più profondi contenuti dell’inconscio.

Questi concetti si definivano meglio in alcune opere successive: Die Psychologie der unbewussten Prozesse (1917), Psychologische Typen (1921), e l’importante conferenza La structure de l’inconscient (1916). L’inconscio veniva suddiviso in due livelli: “personale” e “impersonale” o “collettivo”.

Mentre l’inconscio personale conterrebbe i ricordi obliterati, le rappresentazioni rimosse e le percezioni subliminali, l’inconscio collettivo comprenderebbe “altri contenuti che non provengano da acquisizioni della persona, ma dalla struttura cerebrale ereditata”.

Semantema dell’inconscio collettivo è quello che J. chiama archetipo o dominante: un’immagine originaria, primordiale, comune “almeno a tutto un popolo o a tutta un’epoca”. Nell’archetipo junghiano – avvicinato dallo stesso Jung. alla categoria filosofica coesistono pertanto un contenuto e un’immagine archetipici: quello è più universale e necessario di questa.

Tra il 1921 e il 1926, mentre la sua prospettiva si ampliava fino ad abbracciare la mitologia e l’etnologia accanto alla psicologia, Jung. compiva alcuni viaggi nell’Africa del Nord, presso i Pueblo dell’Arizona e del Nuovo Messico e nel Kenya per esaminare sul terreno manifestazioni ed espressioni della psiche primitiva: ne trasse la convinzione che esistono analogie sostanziali tra la mitologia dei primitivi e l’inconscio dell’uomo civilizzato.

Tornato in Svizzera, mentre iniziava (1933) l’insegnamento della psicologia al politecnico di Zurigo e assumeva la presidenza della Società internazionale di psicoterapia, intraprendeva feconde collaborazioni sul terreno della storia della cultura con il sinologo tedesco R. Wilhelm, con l’indianista austriaco H. Zimmer e con il filologo ungherese K. Kerényi: con quest’ultimo avrebbe pubblicato (1940-41) una Einführung in das Wesen der Mythologie, dove due tradizioni mitiche, “il fanciullo divino” e la “Kore”, sono analizzate in senso storico-filologico da Kerényi e in senso psicologico-archetipico da Jung.

Intanto con Die Beziehungen zwischen dem Ich und dem Unbewussten, del 1928, Jung. aveva posto in primo piano il problema dell'”individuazione” dell’attività psichica, pur continuando ad attribuire all’inconscio un’estensione e un rilievo molto notevoli in opere come Seelenprobleme der Gegenwart (1931).

ebcb57238260a218ff0380076f0d7875Intesa in un primo tempo come il processo che ha per fine lo sviluppo della personalità individuale, l’individuazione sarebbe stata riferita in seguito da Jung. al “Sé” (Selbst), termine usato per denotare i contenuti universali della psiche in quanto assurti alla chiarezza e all’organicità della coscienza.

Nel 1942 Jung. interrompeva l’insegnamento al politecnico di Zurigo per motivi di salute; nel 1944 passava a insegnare psicologia medica a Basilea, da una cattedra creata per lui, che peraltro era costretto a lasciare per malattia l’anno successivo.

A un’intensa attività saggistica facevano riscontro opere di ampio respiro come Psychologie und Alchimie (1943) – ponderosa disamina della simbologia dell’individuazione nella letteratura alchimistica e Aion: Untersuchungen zur Symbolgeschichte (1951), dedicata alla fenomenologia del Sé.

Affidato alla “funzione trascendente” della psiche individuale, ossia alle più elevate capacità di sintesi del soggetto, il Sé si esprime attraverso peculiari figure archetipiche, sottoposte da Jung. a sottili analisi nella letteratura gnostica e cristiana, e nella tradizione figurativa dei “mandala”.

Questa ricchezza di implicazioni e di rapporti dell’opera junghiana poté più facilmente irradiarsi in Europa e in America attraverso i convegni annuali della Fondazione Eranos di Ascona, dove gli apporti della scuola junghiana ebbero importanza preponderante fino alla morte di Jung.

Schermata

elab-gms

 

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: