mafia-‘ndràngheta-camorra ed altre: un cancro Nazionale.

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Il termine mafia indicndranghetaa una particolare e specifica tipologia di organizzazione criminale, generalmente dotata di peculiari e particolari caratteristiche.
Una delle organizzazioni del genere più famosa è nota come cosa nostra, espressione riferentesi alla mafia siciliana, che venne utilizzata per la prima volta pubblicamente dal primo pentito statunitense Joe Valachi, membro della Famiglia Genovese, agli ordini diretti del capomafia Vito Genovese, e primo mafioso italoamericano a parlare pubblicamente della sua stessa organizzazione di fronte alla Commissione McClellan, facendo di «Cosa nostra» un nome familiare.

Le analisi moderne del fenomeno considerano essa, prima ancora che una organizzazione criminale, un “sistema di potere” fondato sul consenso sociale che la “legittima” agli occhi della popolazione e dal controllo sociale che ne consegue; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto stia sul consenso e l’approvazione della popolazione e sulle intese e collaborazioni con funzionari pubblici ed istituzioni dello Stato, con i politici, e soprattutto del supporto e della simpatia sociale.

Di conseguenza, il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite. Le organizzazioni appartenenti al genere hanno una propria e tipica struttura, e spesso adottano comportamenti basati su un modello di economia statale, ma parallela e sotterranea. L’organizzazione mafiosa trae profitti e vantaggi da numerosi tipi di attività illecite, ma anche dall’insediarsi nell’economia legale con metodi illegali.

I capimafia (spesso a causa della latitanza) comunicano principalmente in modo scritto, ad esempio in Italia fanno spesso uso di biglietti di carta detti pizzini, poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti) con determinati mezzi di comunicazione di massa (come il telefono e la posta) poiché suscettibili di intercettazioni.

I mafiosi, che vengono definiti in certi contesti persone di rispetto o uomini d’onore, svolgono anche funzione e ruolo di giudice: ricevono le denunce al posto delle autorità, risolvono contrasti familiari ed economici, chiedono ed ottengono voti per un dato candidato che, una volta eletto, ricambierà l’appoggio concedendo favori alla cosca infettando l’amministrazione pubblica e il sistema della giustizia.

La mafia non si presenta quindi come un antistato, ma come uno “stato” parallelo allo stato di diritto, che concede servizi, esige e gestisce le tasse (pizzo, usura ecc.), e amministra il suo territorio. Oltre tutto i capi sono molto reigiosi e legati ai Santi patroni e alla Chiesa in genere.

Il mercato elettorale allarga le reti di complicità e il governo, per cecità e interessi contingenti, pensa di sfruttare questa complessa e negativa realtà a proprio vantaggio. I mafiosi fondano il loro potere soprattutto sul consenso sociale delle popolazioni, sul sostegno (estorto o volontario) di operatori economici (ad esempio si consideri il mondo dell’imprenditoria), e sul substrato culturale, ancora familistico e feudale, generalmente piuttosto arretrato dal punto di vista socio-culturale.

Un esempio dell’utilizzo del termine “mafioso” potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per identificare un sindaco che concede appalti solo a personaggi a lui vicini, oppure ad un professore universitario che interceda per far vincere borse di studio a persone a lui legate (ancorché non valide e meritevoli), o la nomina da parte di un governo di dirigenti di alto livello, anche eventualmente capaci, ma “politicamente vicini” alla maggioranza di cui il governo stesso è espressione.

La ’ndràngheta è un’organizzazione criminale di connotazione mafiosa originaria della Calabria.
Si è sviluppata a partire da organizzazioni criminali operanti nella provincia di Reggio Calabria, dove è fortemente radicata, anche se il potere mafioso è in forte espansione nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone e Cosenza. La sua attività principale è il narcotraffico, seguita dalla partecipazione in appalti, condizionamento del voto elettorale, estorsione, usura, traffico di armi, gioco d’azzardo, traffico di esseri umani, e smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi.

In Calabria svolge un profondo condizionamento sociale fondato sia sulla forza delle armi che sul ruolo economico raggiunto attraverso il riciclaggio del denaro. Attività questa, che le ha permesso di controllare ampi settori dell’economia dall’impresa al commercio e all’agricoltura, spesso con una forte connivenza di aree della pubblica amministrazione a livello locale e regionale di tutti gli schieramenti politici. Secondo il rapporto Eurispes 2008 ha un giro d’affari di 44 miliardi di euro annui

La relazione della Commissione parlamentare antimafia nel 2008 afferma che la ’ndrangheta «ha una struttura tentacolare priva di direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica», e la paragona alla struttura del movimento terroristico islamico Al-Qaida. Dal 2013, la ’ndrangheta è considerata tra le più pericolose organizzazioni criminali del mondo con un fatturato che si aggira intorno ai 53 miliardi di euro, con numerose ramificazioni all’estero.dal Canada all’Australia e nei paesi europei meta dell’emigrazione calabrese.

A partire dal 1950 infatti si afferma su tutta la regione a causa della scarsa presenza dello Stato, o addirittura del favoreggiamento di personaggi politici che tramite essa ne potevano dirottare i voti. Negli anni sessanta si converte a mafia basata su legami di sangue e crescono in importanza 3 ’ndrine o famiglie: i Piromalli nella piana di Gioia Tauro, i Tripodo a Reggio Calabria e i Macrì nella Locride. In questo periodo la ’ndrangheta, allora ribattezzata l’anonima sequestri, comincia a usufruire del sequestro di persona per avere immediate liquidità da reinvestire nel narcotraffico.

Si viene a conoscenza dei rapporti fra ’ndrangheta e destra eversiva in un’inchiesta della procura di Reggio Calabria conclusasi nel 1994. L’inchiesta rivela relazioni tra Junio Valerio Borghese, Stefano Delle Chiaie, i servizi segreti, le logge massoniche e la mafia calabrese. Membri delle ’ndrine sarebbero stati coinvolti nel cosiddetto Golpe Borghese. Un uomo di contatto sarebbe stato Antonio Nirta.
Il pentito Giacomo Lauro parla anche di un incontro nell’estate del 1970 tra i capibastone dei De Stefano Paolo e Giorgio e Junio Valerio Borghese. Secondo la testimonianza di Vincenzo Vinciguerra, la ’Ndrangheta per il golpe avrebbe messo in azione 4000 uomini Riconducibile alla ‘Ndrangheta e all’estrema destra

Tra gli anni settanta e ottanta avvengono ben due guerre di mafia: la prima dovuta al desiderio delle nuove generazioni di entrare nel traffico di stupefacenti osteggiata dalle famiglie fedeli al vecchio modello di “onorata società”, la seconda dovuta all’indipendenza delle ’ndrine fra di loro e sulla modalità di gestire i capitali accumulati dalle nuove attività.

Negli anni settanta furono create nuove doti di livello superiore: la “Santa”e il “Vangelo” e successivamente altre ancora le quali formano la società maggiore e di cui oggi tutti i capo-locali possiedono In questo periodo nasce, quindi, la sovrastruttura della Santa per tenere contatti con la massoneria, le cariche delle stato, delle forze dell’ordine e della magistratura.

Analogamente alle altre mafie italiane, all’interno sono presenti rigidi riti di affiliazione, riti di dote, codici comportamentali tra gli affiliati e durante le riunioni che tutti sono tenuti a rispettare; caso unico nel panorama italiano, tali riti sono in uso ancora oggi. Regole e formule non sono cambiate dalla fine dell’Ottocento; al più ne sono state aggiunte di nuove in funzione delle nuove esigenze.

mafiaLa camorra è l’insieme delle attività criminali organizzate, di stampo mafioso, con particolare influenza sul territorio campano, su quello nazionale italianoe che successivamente si sono espanse anche al di fuori delle zone d’origine.

Secondo una delle ipotesi storiche la società segreta che diede origine alla “Bella Società Riformata” a si sarebbe formata a Cagliari nel XIII secolo sotto il nome di Gamurra, probabilmente derivante dal medesimo nome di una giacchetta marinara tipica dell’Italia tardo medievale e rinascimentale, e poi si sarebbe diffusa a Napoli intorno al XIV secolo.

In virtù delle notizie storiche accertate, è assai condiviso datare ai primi anni dell’XIX secolo la nascita della camorra partenopea intesa come organizzazione criminale segreta.
Nel 1820 la “Bella Società Riformata” si costituì ufficialmente, riunendosi nella chiesa di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana; i camorristi napoletani definivano la loro organizzazione anche come “Società della Umirtà” o “Annurata Suggità” (“Onorata Società”) per alludere alla difesa del loro “onore”, che consisteva nell’omertà, cioè il codice malavitoso del silenzio e dell’obbligo a non parlare degli affari interni all’organizzazione con la polizia.

Per accedere all’organizzazione era previsto un vero e proprio rito di iniziazione definito “zumpata” che consisteva in una sorta di duello rusticano.

Questo si spiega soprattutto con il fatto che i camorristi ebbero sempre l’ambizione di imitare i nobili. Impiegando il coltello piuttosto che la spada cercavano di dimostrare il loro “valore” in questa sorta di scontri.
Le fasi preliminari della zumpata erano l’appìcceco, il litigio, il ragionamento, tentativo di composizione della controversia, banchetto e poi duello.

Se il combattimento all’arma bianca si poteva tenere in una qualsiasi zona affollata l’utilizzo di una pistola richiedeva, invece un luogo solitario.
In origine il sodalizio si occupa principalmente della riscossione del pizzo da alcuni dei numerosi biscazzieri, che affollano le strade dei quartieri popolari di Napoli.

Ben presto, però, conseguentemente all’unità d’Italia, il fenomeno dilaga e le estorsioni iniziano a danneggiare la quasi totalità dei commercianti.
Nonostante le violenze ed i crimini perpetrati, i camorristi godono della benevolenza del popolo al quale, in una situazione come quella post-unitaria di totale disinteresse delle istituzioni per i problemi sociali, garantivano un minimo di “giustizia”.

sacra-corona-unitaLa sacra corona unita. Nel 1981 il boss camorrista Raffaele Cutolo, affidò a Pino Iannelli e Alessandro Fusco il compito di fondare in Puglia un’organizzazione diretta emanazione della Nuova camorra organizzata che prese il nome di Nuova camorra pugliese (Società foggiana).
Questa associazione prese piede soprattutto nel foggiano a causa della vicinanza territoriale e dei contatti preesistenti tra esponenti della malavita locale e i camorristi campani. Tuttavia questa iniziativa venne vista con sospetto dai malavitosi di altre zone della Puglia.

Come risposta al tentativo di Cutolo di espandersi in Puglia, si tentò di dar vita ad un’associazione malavitosa di stampo mafioso formata da esponenti locali.
Si ritiene l’organizzazione abbia avuto il suo primo esponente in Giuseppe Rogoli nel carcere di Trani la notte di Natale dell’anno 1981. Giuseppe Rogoli era già affiliato alla ‘Ndrangheta (nella ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno) e chiese il permesso al capobastone Umberto Bellocco di formare una ‘Ndrangheta pugliese.

Nel 1987 Rogoli affidò a Oronzo Romano e Giovanni Dalena la costituzione di un’altra ‘ndrina nel sud barese chiamata La Rosa, sempre con il consenso della ‘Ndrangheta.
L’attività di gestione degli enormi flussi di denaro derivanti dalle attività illecite fu affidata a Nicola Murgia che fu per questo motivo soprannominato “il cassiere” dalla Direzione Investigativa Antimafia.

La sacra corona unita ha raggiunto il suo apice tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta del 2000 successivamente all’intervento dello Stato, e a un gran numero di arresti, è stata notevolmente indebolita e marginalizzata tanto che numerosi analisti la considerano sconfitta.

imagesLa banda della Magliana è il nome attribuito ad una organizzazione criminale italiana, operante nella città di Roma nel Lazio, con diverse ramificazioni. Il nome, attribuito alla banda dalla stampa dell’epoca, deriva da quello del quartiere romano della Magliana, nel quale risiedevano la maggior parte dei fondatori.

Nata nella seconda metà degli anni settanta del 2000, la banda fu la prima organizzazione capitolina a percepire non solo la possibilità di unificare in senso operativo la frastagliata realtà della criminalità romana, ma anche a sentire l’esigenza sia di diversificare le proprie attività delinquenziali;

che andavano dai sequestri di persona, al controllo del gioco d’azzardo e delle scommesse ippiche, alle rapine e al traffico di sostanze stupefacenti, sia di estendere la propria rete di contatti alle principali organizzazioni criminali italiane, da cosa nostra alla camorra, nonché ad esponenti della massoneria in Italia,

oltre che a numerose collaborazioni con elementi della destra eversiva, della finanza e coinvolta in presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità.

La storia dell’organizzazione, fatta anche di legami mai del tutto chiariti con politica e apparati istituzionali statali, vede la banda coinvolta in alcune vicende quali l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, il legame con il sequestro Moro, ai depistaggi nella strage di Bologna, ai rapporti con l’Organizzazione Gladio e all’omicidio del banchiere Roberto Calvi, fino al rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ed all’attentato a Giovanni Paolo II.

Secondo alcune dichiarazioni rilasciate nel 2012 da Antonio Mancini – uno dei principali boss – la banda sarebbe ancora in attività.

Giustizia1La giustizia Italiana purtroppo spesso non riesce…………..

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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