Sufi e Massoni una visione mistica della massoneria

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Sufi e massoni – Nascita di un idillio

Chi sono i Sufi? Sono i mistici dell’ Islâm, divisi in più confraternite a seconda delle correnti interpretative della mistica via dell’ ascesa a Dio. Sorte dalla lettura culturalmente progredita del Corano precipua degli Iraniani in unione con tecniche filosofico-sciamaniche dei Turchi, le correnti sufiche nacquero nell’ Asia centrale, e dai Turchi vennero diffuse in tutto il mondo islamico.
Nel mondo turco emersero ordini che promossero correnti mistiche ricche di pensatori eminenti; presso gli Arabi e alcune popolazioni arabofone le confraternite dei Sufi degenerarono in correnti politiche integraliste o di bassa spettacolarità a carattere magico.
Tra i sufi di maggiore importanza il persiano Hallaj, che scrisse pagine di grande afflato mistico, e che venne crocefisso dagli integralisti nel 922; il turco Ibn Sinâ, noto in Europa come Avicenna (9801037), nato in Uzbekistân, che fu uno dei maggiori medici del Medio Evo (i suoi testi influirono considerevolmente anche sulla formazione della medicina europea); il turco afghano Birunî (9731048), grande maestro di scienze positive, astronomo, medico, farmacologo e matematico; l’ insigne teologo Ghazalî (1058-1111), nato a Tus, nel Khorasan a quel tempo provincia dell’ impero turco dei Selciukidi, paragonato in Europa a sant’ Agostino, a san Tomaso d’ Aquino, a Lutero; il grande matematico persiano Omar Khayyam (1048-1131), celebrato in Europa anche per le sue libere e concettose quartine; il teologo e poligrafo andaluso Ibn âl`Arabî (1165-1240), che seppe conciliare i contrasti fra tradizionalismo e misticismo; e infine Jalal âlDîn Rûmî (12071273), nato a Balkh, in Afghànistàn, e fondatore a Konya (Turchia) dell’ ordine dei Mevlevî.
Un grande iniziato, Dhû âlNûn l’ Egiziano (771-860), sufi ed alchimista, (allievo della mistica turca Fàtima di Nishapur (?-838), a sua volta moglie del grande mistico turco âlBalkh), studiò e tradusse testi egizi.
Fondò la Loggia esoterica di Menfi. L’ esoterismo turco d’ origine sciamanica e quello egizio di Ermete Trismegisto si unirono così in quella che fu una delle basi organizzative della pratica esoterica sufica. Grazie a questi maestri furono tradotti in arabo (lingua ufficiale dell’ Islàm come lo fu il latino per la Chiesa cattolica) i testi ermetici scritti fra il I° e il IV° secolo portatori del senso profondo delle tradizioni esoteriche dell’ Egitto, della Grecia e della Persia. In particolare il Poimandro, attribuito ad Ermete Trismegisto.
Molta trascendenza mistica del Sufismo si basò, all’ origine, su La Legge di Ermete tradotta in arabo. Altri otto testi in arabo si dichiarano traduzioni di Ermete Trismegisto, e furono studiati o commentati da Dhû âlNûn âlMisrî (-859), Kharraz (-899), Hallaj (857-922), Suhrawardî (1155-1191).
La tradizione islamica ha collegato Ermete a Enoch, che è presente nel Corano sotto i tratti del profeta esoterico Idrîs. Idrîs, con l’ appellativo di Khidr (il Verde) è l’ iniziatore segreto dei grandi maestri sufi. Altro iniziatore alchemico è nel Corano il profeta Salomone.
Da Pitagora invece i sufi trassero la scienza dei numeri (abjad) e la “sezione aurea” che applicarono egregiamente nelle loro costruzioni (ne sono esempio in Turchia le costruzioni selciukidi dall’ XI° al XIII° secolo). Dirò per inciso che i testi greci di scienza e di esoterismo furono conosciuti in Europa non dagli originali greci ma dalle traduzioni in arabo che ne fecero i sufi. Il Sufismo è costituito in Ordini, o Confraternite.
Confraternite ben organizzate sin dal X secolo. Un Maestro venerabile, due luci, un copritore esterno, e gli adepti, che si distinguono in apprendisti (murid), compagni (`arîf: iniziato) e maestri (shaykh).
Si riuniscono in una tekké, o zawiyya, o dergah: una Loggia, insomma; per solito il lunedì sera per le discussioni in comune e l’ insegnamento evolutivo, spesso sulla lettura di tavole lasciate da grande Maestri del passato; il giovedì sera per il rituale del dhikr: la Rammemorazione di Dio.
Per entrare nell’ ordine, il neofita si sottopone a una iniziazione, che comporta anzitutto il ritiro (khalwa) in un gabinetto di meditazione, ritiro che a seconda degli Ordini va dai tre ai quaranta giorni. Riceve allora la parola segreta di rito, i passi e le insegne del suo lavoro.
Presso i Bektashi l’ iniziando è condotto nella loggia con una corda al collo (tigbend) e ricevuto, è cinto dal grembiale (peshtemal), che viene mutato ad ogni aumento di salario. Gli Ordini in generale hanno accolto sin dal XII secolo il neoplatonicismo attraverso l’ ermetismo e la tradizione alchemica (figlia maggiore dell’ Islàm appunto) assumendone i simboli, e questo è del pari avvenuto nella Massoneria, soprattutto attraverso l’ influsso diretto di Giordano Bruno.
Dhû âlNûn âlMisrî (?-859) organizzò la propria Loggia sul modello della Kaaba della Mecca: al centro un altare cubico; in fondo il trono del Maestro, che indica il grande oriente da cui sorge la luce, simile alla nicchia del mihrab che in ogni moschea è volto alla Mecca; ai lati dell’ ingresso le due luci, all’ ingresso le due colonne del diwan, Jakim e Boaz.
I lavori si aprono idealmente a mezzogiorno e si chiudono idealmente a mezzanotte. I parallelismi non si limitano qui. In tutta la letteratura dei maestri sufi, ricchissima, si trovano concetti, simboli, rituali, che possono essere accostati a concetti, simboli e rituali massonici. L’ elenco sarebbe troppo lungo: rinvio, per un più ampio accenno, quanti vogliono iniziare l’ accostamento ideale, al mio libro pubblicato oramai vent’ anni or sono Il Sufismo vertice della piramide esoterica (SugarCo, Milano 1977); e al libro di Idries Shah I sufi e l’ esoterismo.
Si consideri che per la Storia della Massoneria in Oriente dal XVIII° al XX° secolo i testi sono numerosissimi: fra libri, articoli e tavole pubblicate superiamo i trecento titoli. Comunque uno dei simboli e degli argomenti di discussione e di meditazione più formale dei Sufi, presente nelle iniziazioni e tema di tutto l’ Ordine fondato da Sihrawardî è la Luce; sulla base dei versetti coranici della Luce che emana da Dio: (24°35-42), che espongo qui per intero:Dio è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come una nicchia in cui si trova una lampada. Lampada in un vetro; il vetro è simile a una stella lucente. Questa lampada arde grazie a un albero benedetto: un olivo che non viene né da Oriente né da Occidente e il cui olio si accende senza che fuoco lo tocchi.
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Di Gabriele Mandel Kan
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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