Giasone e gli argonauti

0

velloL’impresa degli Argonauti è una delle più affascinanti del mito greco. Il tema del viaggio sulla nave Argo e dell’avventura in tanti luoghi misteriosi si intreccia con quello della storia d’amore tra Giasone e Medea: dei ed eroi, ma anche una fanciulla dotata di straordinari poteri magici, agiscono su uno sfondo remoto e selvaggio, tra insidie mortali, mostri e prodigi.

Giàsone è una figura della mitologia greca, figlio di Esone re di Iolco in Tessaglia, sposo della maga Medea e capo della spedizione degli Argonauti finalizzata alla conquista del vello d’oro.

Giasone, volendo riconquistare il trono di Iolco, usurpato al padre Esone dal fratellastro Pelia, dovrà andare alla conquista del vello d’oro, la pelle dell’ariete dorato che si trova nella Colchide presso il re Eeta, a capo di un gruppo di cinquanta eroi greci, tra i quali Anceo, Anfiarao, Eracle, Orfeo, Teseo, Meleagro, Castore, Polluce e Peleo gli Argonauti, che formano l’equipaggio della nave Argo. Con L’Argo salpò da Iolco dirigendosi verso la Tracia; dopo aver fatto scalo sull’isola di Lemno e poi sulle coste della Misia.

Grazie all’aiuto della maga Medea, figlia di Eeta, riuscirà nell’impresa e, dopo le molte peripezie che caratterizzeranno tutto il viaggio della Argo, tornerà a Iolco per reclamare il trono che fu del padre. Morirà trovandosi sulla stessa Argo, ormai fatiscente, a causa di un suo cedimento.

Gli antefatti

Pelia ha ingiustamente sottratto il trono di Iolco, in Tessaglia, al fratellastro Esone. Quando il figlio di quest’ultimo, Giasone, chiede che il regno gli venga restituito, Pelia pone come condizione che egli riporti in Tessaglia il vello d’oro del montone sul quale un giorno due giovani, Frisso ed Elle, erano volati via per scampare al padre Atamante che voleva sacrificarli: Elle era caduta nel tratto di mare che da lei prese il nome di Ellesponto; Frisso era invece giunto sulla costa orientale del Mar Nero, nella Colchide, l’attuale Georgia; lì il montone era stato sacrificato e il suo vello consacrato nel bosco del dio Ares, ben sorvegliato da un mostruoso serpente sempre vigile. Pur consapevole dei rischi, Giasone accetta.

Il viaggio verso la colchide

Il viaggio è pieno di pericoli. Gli eroi indugiano a lungo a Lemno, ove le donne, che avevano sterminato i loro mariti, li trattengono con le armi della seduzione; si scontrano per un tragico errore con i Dolioni, che pure li avevano accolti ospitalmente; perdono Ercole, che rimane in Misia in cerca del suo giovane servo Ila, rapito dalle Ninfe; approdano nella terra dei Bebrici, ove Polluce in una gara di pugilato sconfigge e uccide Amico, violento re del luogo; incontrano l’indovino Fineo e lo liberano dal tormento delle Arpie, ricevendone in cambio importanti consigli sulla prosecuzione del viaggio. Primi tra gli uomini riescono a passare indenni, con l’aiuto divino, lo stretto delle Simplegadi, rocce mobili cozzanti l’una contro l’altra (l’odierno Bosforo); sfuggono con un astuto espediente all’insidia degli uccelli dell’isola di Ares, che usano le loro penne come frecce, e giungono infine in Colchide presso il re Eeta.

La conquista del vello d’oro

Eeta non respinge formalmente la richiesta di Giasone di riavere il vello d’oro, ma gli impone una prova di valore, certo che in essa l’eroe troverà la morte: aggiogare due possenti tori dagli zoccoli di bronzo e spiranti fiamme dalle narici, arare il duro campo di Ares, seminarvi i denti di un drago e uccidere i guerrieri che, all’istante, germineranno dalla terra.Giasone è sgomento; ma in suo aiuto interviene la figlia del re, Medea, che, innamoratasi del giovane eroe, lo fortifica con le potenti arti magiche di cui è esperta, consentendogli così di superare la prova. Con un filtro la fanciulla addormenta poi il serpente posto a guardia del vello d’oro, e Giasone può facilmente conquistarlo.

La fuga

Inizia la fuga, lunga ed estenuante, con i Colchi che inseguono e con Medea che, una volta raggiunta, non esita a farsi complice di Giasone nell’uccisione del proprio fratello Apsirto. La nave Argo attraversa il Ponto Eusino (il Mar Nero), risale la corrente dell’Istro (il Danubio), si immette nell’Adriatico, poi attraverso l’Eridano (il Po) e il Rodano giunge nel mare Ausonio (Tirreno).

Dopo una sosta al promontorio abitato dalla maga Circe, dove Giasone e Medea vengono purificati dell’uccisione di Apsirto, gli Argonauti toccano l’isola delle Sirene, e approdano all’isola dei Feaci, ove sono raggiunti nuovamente dai Colchi; ma il re Alcinoo li respinge dopo aver unito Giasone e Medea in matrimonio.Non solo nel ritorno l’Argo superò indenne aanche Scilla, il mostro dalle sei teste, e il vortice di Cariddi. Le ninfe marine, inviate dalla dea Era, salvarono la nave da una tempesta che infuriava sulle coste della Libia. La nave salpò quindi per Creta, dove Medea con la sua magia sventa la minaccia del gigante di bronzo Talos e tornò infine a Iolco.


G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: