La Corte di Strasburgo: non capisce l’italica giustizia…patria del diritto…

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Ritengo doveroso puntualizzare che le controversie civili, non escluse quelle di lavoro, ed i procedimenti penali, di norma approdano al traguardo del giudice dopo qualche lustro.

Non infrequentemente le procedure,il contenzioso si protrae ben oltre la vita delle persone che le avevano promosse, cosicché, a volte, la sentenza definitiva non conclude un processo ancora animato da posizioni conflittuali, divenendo sovente un rito,inutile rispetto alla vicenda umana, segnata inizialmente da contrasti di varia natura tra cui i più comuni sono interessi patrimoniali certamente divenendo un dramma sia per l’imputato che per le persone offese. Il lungo decorrere del tempo, consegna al ricorso, un sempre più remoto e sbiadito, fatto che era stato sottoposto, alla cognizione del giudice, i cui risvolti, sia di rilevanza penale che civile, a  distanza  di anni dall’accadimento del fatto stesso, si sottraggono talvolta a valutazioni che giustifichino ancora la sanzionalbilità.

L’eccessivo ritardo, con cui si concludono i processi, svilisce l’attività giudiziaria e per giunta la rende oltremodo dispendiosa sul piano finanziario, sia per lo Stato che per gli utenti. Vi è pero da considerare che il ritardo non è dovuto solo a cause interne all’attività giudiziaria stessa, che pur sussistono, ma alla complessità delle procedure, e alla conduzione dell’udienza, che non sempre toglie spazio a strategie dilatorie, alla redazione delle sentenze e degli altri provvedimenti,e che non si esaurisce nell’individuazione dei fatti rilevanti e per dare certezza della soluzione accolta (la c.d. ratio decidendi), ma indugia anche sui dettagli dottrinali e giurisprudenziali, ripercorsi nella loro evoluzione.

La motivazione che dovrebbe essere sintetica, assume, a volte, forma e consistenza di una monografia sulle problematiche al caso in discussione.

In campo penale poi, l’attività giudiziaria deve misurarsi con vecchie e nuove organizzazioni criminali, ben radicate nel territorio, che compromettono lo svolgimento delle attività economiche, sia nel settore della produzione, in quello del commercio, e del sociale.

Preoccupante è l’esercito dei faccendieri che realizza enormi illeciti profitti, spesso a danno di più o meno piccoli sprovveduti risparmiatori. non vanno dimenticate le eco-mafie, Cosi come oggi, inoltre non è da sottovalutare l’incremento dei reati commessi dalla microcriminalità, bande delinquenziali e/o malavitose sempre più spesso trasformatesi in aggregati di stampo mafioso, composte in prevalenza da stranieri, sia comunitari e non, che con inaudita violenza, hanno conquistato le zone periferiche dei centri urbani, dove spacciano droga,derubano passanti, (spesso anziani o giovani studenti), sfruttano la prostituzione di donne sovente ridotte in schiavitù, oltre al più abominevole crescente reato di stupro, e non si possono tralasciare i pirati della strada.

Anche se la situazione è grave, pur senza risparmio dell’impegno profuso dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura, non possiamo certo dire che gli Organi Giudicanti siano totalmente colpevoli, tenuto conto delle limitate risorse economiche assegnate ai tribunali e dall’aumento delle sentenze definite che pur sempre costituiscono giurisprudenza.

Non dobbiamo lamentarci, se i cittadini avvertono il pericolo per la propria incolumità anche nell’espletamento delle incombenze quotidiane più usuali dato anche  dalla eccessiva competizione politica che non disdegna di devolvere ai giudici questioni che, sarebbe opportuno venissero risolte prima e non dopo il voto, in attesa che il legislatore faccia quanto gli compete sul piano delle riforme auspico il definitivo abbandono da parte di tutti i protagonisti della vita politica di ogni interesse di parte affinché non si perda mai di vista ciò che veramente è in gioco: l’inestimabile valore della concreta garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo che solo una vera democrazia può tutelare attraverso l’opera della Magistratura autonoma, indipendente ed efficiente, che restituisca finalmente allo Stato la sua credibità

A conclusione di quanto sopra: riportiamo i dati forniti dal ministero della Giustizia, i procedimenti civili pendenti dal 2004  nei tre gradi di giudizio superavano di gran lunga i 5 milioni e tra questi 4,2 milioni avevano preso avvio in quell’anno.

Considerando che gli italiani adulti sono circa 50 milioni, almeno uno su dieci è parte in una causa, ma il dato più inquietante riguarda la durata media di una causa nei suoi tre gradi di giudizio: 87 mesi, cioè più di 7 anni. Se si considera, poi, che molte vertenze vengono composte prima della sentenza del giudice e,conseguentemente, durano pochi mesi, si può facilmente comprendere come siano pendenti ancora oggi molte cause iniziate nei primi anni Ottanta e moltissime nei primi anni Novanta del secolo passato.

E’indubbio che come sempre accade nel nostro Paese le responsabilità del mal funzionamento degli organismi pubblici o meglio degli operatori del pubblico settore sono sempre da ricercare “altrove ???, della serie Pierino chi ha mangiato la marmellata ???” Ma vi è un fatto certo che l’alta Corte di Giustizia di Strasburgo.                                                                

Da anni pone l’Italia è al primo posto nella classifica delle condanne della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, emesse quando i tribunali e le autorità nazionali non rispettano la Convenzione internazionale sottoscritta nel 1950 per tutelare i principi fondamentali della vita dei cittadini.

Ed ora emerge anche un l’inquietante ritardo nell’applicare una massa enorme di sentenze. Il Governo Italiano risulta inadempiente nell’esecuzione delle decisioni dei giudici europei a favore dei ricorrenti. E, soprattutto, non attua i provvedimenti necessari affinché non si ripetano le stesse violazioni.

I numeri sulla mancata applicazione delle sentenze della Corte di Strasburgo sono impressionanti. «Sul totale di 3.500 casi pendenti 2.424 riguardano l’Italia», rivela Pierre Henri Imbert, direttore generale del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che vigila sull’esecuzione delle decisioni dei giudici di Strasburgo. Al secondo posto c’è la Turchia con 317 casi pendenti, seguono Francia 183, Polonia 88, Regno Unito 81, Grecia 76 e Romania 47.
«Il motivo più frequente di condanna dello Stato italiano è legato al grave problema dell’eccessiva durata dei procedimenti», spiega il giudice italiano della Corte di Strasburgo Vladimiro Zagrebelsky.Tutti i cittadini hanno invece diritto ad avere giustizia in tempi ragionevoli

L’Italia risulta inadempiente nell’applicazione delle sentenze che impongono risarcimenti economici. In più, il governo di centrodestra e quelli precedenti di centrosinistra non hanno risolto le cause della «lentezza»dell’aparato giudiziario.

«Quando i problemi strutturali all’origine delle violazioni non sono adeguatamente e rapidamente risolti spiega Imbert  nuove violazioni continuano ad accadere». Ma le condanne per la «malagiustizia» italiana riguardano anche altre infrazioni provocate dalle carenze dell’apparato giudiziario e delle autorità pubbliche.

A Strasburgo, si sono ulteriormente convinti dell’indifferenza ai richiami sulla tutela dei diritti fondamentali. «L’Italia non ha seguito l’esempio di tanti altri Paesi e non ha ancora recepito la Convenzione nel diritto interno», ammette Francesco Crisafulli, che rappresenta il governo nei procedimenti a Strasburgo. Ma le accuse coinvolgono anche la magistratura. Imbert ribadisce «la scarsa considerazione e l’insufficiente conoscenza della Convenzione» dimostrata dai giudici (soprattutto della Cassazione).

Mah! pare che l’alta Corte di Giustizia di Strasburgo non conosca a fondo i parametri giuridici Italici per cui”evidentemente non capisce un picchio?”

elab- g.m.s. –

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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