Italia -Tasse e imposte- Equitalia- giusto per capire

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Italia -Tasse e imposte- Equtalia

images5La distinzione tra tassa e imposta è ereditata dal diritto romano ed è tipica dei Paesi di diritto latino. Nei Paesi di Common Law (Regno Unito e Stati Uniti) vige da tre secoli il principio del “no taxation without representation”, ideato all’inizio della Rivoluzione americana. Si tratta di un principio in base al quale i cittadini che pagano i tributi devono essere rappresentati in Parlamento, e i tributi debbano derivare da una decisione parlamentare, in merito a un servizio di cui beneficiano i contribuenti. Questo principio è recepito nell’ordinamento italiano dove è vietata tramite decreto governativo l’estensione o l’imposizione di nuovi tributi (art. 4 della legge n. 212/2000 – Statuto dei diritti del Contribuente).

Nei Paesi a moneta non sovrana, come quelli dell’Eurozona, invece, le tasse servono a finanziare la spesa pubblica e a ripagare il debito. Questo perché lo Stato, non potendo più emettere la moneta, deve prenderla in prestito dai mercati di capitali privati, che chiedono il pagamento di interessi.

Alcuni Paesi hanno adottato un sistema di flat tax, ad aliquota unica o con poche aliquote per le principali imposte. Alcuni ritengono che la semplificazione fiscale, la riduzione delle aliquote riducano l’elusione e l’evasione al limite che in base alla curva di Laffer un’aliquota unica, opportunamente scelta, massimizzi il gettito fiscale. Altri ritengono l’aliquota unica e la riduzione degli scaglioni profondamente iniqua verso i ceti medi e contro il principio di progressività del prelievo fiscale, affermato in varie Costituzioni.

Altri propongono una Tobin tax un prelievo minimo sulle transazioni finanziarie, che darebbe comunque un gettito enorme, visti i volumi di denaro movimentati ogni giorno.

I servizi pubblici divisibili, quali ad esempio l’istruzione e la sanità, possono essere finanziati mediante tasse. Ne sono esempi in Italia le tasse scolastiche e universitarie o i ticket sanitari. Tuttavia, non si deve confondere la tassa con il prezzo di questi servizi. Almeno nell’ordinamento attuale italiano le tasse non coprono completamente il costo di questi servizi, che quindi ricade sulla fiscalità generale e viene finanziato con le imposte. Le giustificazioni, provenienti dalla dottrina economica per tale scelta, sono diverse.

In primo luogo essa si giustifica con la teoria delle esternalità, secondo cui il consumo di determinati servizi produce benefici indiretti, non solo al consumatore, ma all’intera società, giustificandone così il contributo alla copertura dei costi con la fiscalità generale. Facciamo un esempio: l’istruzione universitaria produce benefici per lo studente ma anche per la società di cui viene accresciuto il livello culturale.

In secondo luogo essa si richiama al principio costituzionale della capacità contributiva nel concorso a finanziare le spese pubbliche. Pertanto si ritiene necessario consentire la fruizione dei servizi ai meno abbienti fissando l’importo della tassa al di sotto del costo (o addirittura esentando alcune categorie dal pagamento) e contribuendo per la differenza con la fiscalità generale, che tiene conto di questo principio.

La questione se privilegiare il cosiddetto principio di capacità contributiva affidando il finanziamento dei servizi pubblici, anche divisibili, alle imposte con evidenti vantaggi in termini di redistribuzione della ricchezza, ma con lo svantaggio di svincolare il costo dei servizi stessi dal loro consumo, incoraggiando quindi fenomeni di free riding e di spreco, o passare invece, ove possibile, a una stretta applicazione del principio della controprestazione, accantonando così in parte l’idea redistributiva con una penalizzazione nell’accesso ai servizi dei meno abbienti ma con un maggiore controllo sul loro corretto utilizzo, è al centro del dibattito politico, economico e sociale di molti paesi e molto spesso non ha trovato soluzioni univoche.

Il debito pubblico è la risultante della differenza di entrate e uscite. Le entrate possono essere aumentate con un incremento delle tasse oppure con nuovo debito. Lo Stato, in questo secondo caso, emette nuovi titoli di debito in cambio di liquidità, e si impegna a pagare i relativi interessi.

Ne deriva una “tassa da inflazione” per la quale il contribuente incontra un aumento dei prezzi in conseguenza dell’aumento dell’offerta di moneta circolante. Rispetto al prelievo diretto, il finanziamento della spesa pubblica con l’emissione di nuovi debiti, ha un costo maggiore legato agli interessi da ripagare i titoli di Stato, ed eventualmente ai nuovi debiti da contrarre per onorare tali interessi.

Se la decisione di finanziare la spesa in deficit spetta ai Governi, col veto della Banca centrale, esiste una deroga al principio del “no taxation without representation”, che il potere politico può comunque usare laddove le ragioni del prelievo diretto non sono condivise dai cittadini.

La tassa può essere collegata anche a un provvedimento amministrativo (tassa sul passaporto, sul porto d’armi; tasse sulle concessioni governative).

L’indicatore della pressione fiscale non considera la cosiddetta tassa da inflazione, essendo pari al rapporto fra le entrate e il PIL.

Non esiste un limite massimo all’aliquota per il prelievo fiscale, indipendentemente dalla fascia di reddito, ma solamente quello definito di volta in volta dalle normative fiscali. Una possibile soglia critica si può individuare intorno a un’aliquota massima del 50%, che equivarrebbe a dire che il contribuente lavora 6 mesi all’anno per lo Stato.

In questo caso, la finalità al bene comune che dovrebbe avere il prelievo fiscale lederebbe i diritti di proprietà di una persona sulla ricchezza da essa prodotta

Equitalia-funzioni.

Equitalia è la società pubblica (51% Agenzia delle Entrate, 49% INPS) italiana incaricata della riscossione dei tributi su tutto il territorio, ad eccezione della Sicilia.

Con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha preso come nome Equitalia S.p.A., il servizio della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica. La riforma della riscossione è avvenuta con l’entrata in vigore dell’art. 3 del D.L. 30 settembre 2005, n. 203 deliberato dal Governo Berlusconi III convertito con modificazioni nella Legge. 2 dicembre 2005, n. 248.

Il Gruppo Equitalia esercita la riscossione dei tributi sull’intero territorio nazionale,In particolare, Equitalia esercita sia la riscossione non da ruolo, che riguarda i versamenti diretti, per esempio, la riscossione dei versamenti unitari con compensazione mediante Mod. F24, la riscossione dei tributi e delle altre entrate versate con Mod. F23, la riscossione dell’ICI-IMU e altro, sia la riscossione a mezzo ruolo, che è effettuata sulla base della notifica di una cartella di pagamento o altro avviso (accertamento esecutivo per i tributi erariali c.d. AVE o avviso di addebito per la riscossione dei contributi previdenziali INPS c.d. AVA).
 
Il Gruppo Equitalia si compone delle società Equitalia S.p.A. (capogruppo), delle società da essa controllare e di altri tre agenti della riscossione presenti su tutto il territorio nazionale (Sicilia esclusa, la cui società si chiama Riscossioni Sicilia S.p.A.) (fino al 1º settembre 2012 denominata SERIT Sicilia S.p.A.).

Equitalia S.p.A. esercita funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi, gestendo gli sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti.
Equitalia Servizi supporta gli agenti della riscossione sia come fornitore di soluzioni tecnologiche sia come interfaccia con gli enti.
Equitalia Giustizia si occupa della riscossione delle spese di giustizia e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti giudiziari passati in giudicato o diventati definitivi dal 1º gennaio 2008, nonché della gestione provvisoria di libretti di risparmio e di titoli di credito sequestrati.

Non Commentiamo azioni ingiuste di questo mostro fiscale che ha portato al suicidio gente per bene e sul lastrico altre tanti piccoli imprenditori ed artigiani, cosi come non commentiamo il gravame fiscale sul comune cittadino, di questo o quel governo che tutto fa fuorche leggiferare in materia fiscale equamente.

EQUITALIA: NAPOLI, RETE MOVIMENTI IN PIAZZA PER MORATORIA

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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