Cosa significa essere cittadino…

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Credo di poter affermare, che in pochi – o addirittura nessuno – si sia in grado di percepire e di conseguenza comprendere fino ad assimilarne del tutto, il concetto dell’essere Cittadino.

Cittadino si è. Dal momento della nascita, nel e del territorio in cui – appunto – si viene al mondo. E’ una condizio sine qua non. Si nasce e – automaticamente – si è cittadini. L’unica condizione possibile per far si che ciò non accada, è nascere senza che i propri genitori “denuncino” (come si usa dire) l’avvenuta nascita alle istituzioni competenti. Ma è cosa non molto semplice e sicuramente sconsigliabile per molti motivi.

Così, cittadini si è dal momento in cui si nasce.

Condizione questa che probabilmente, proprio per la sua quasi banalità nella vita di ogni essere umano, non determina poi nel tempo uno stato di piena coscienza dell’essere cittadini e di cosa esso significhi. In ogni senso.

Essere cittadini, crescendo e divenendo adulti, determina invariabilmente una serie di Diritti e di Doveri. Diritti e Doveri che però, sempre più spesso, vengono vissuti non tanto come una conoscenza approfondita di ciò che essi significhino, quanto come una sorta di percorso generato, gestito e controllato da altri ed altro: qualcosa che quasi non ci appartiene dal momento che non ne comprendiamo né la natura né la ragione.

Invece, lo stato di cittadino di una nazione, conferisce ad ognuno una larga serie di possibilità, non ultima, quella di essere attivamente coinvolti nella gestione della vita e dell’organizzazione della comunità/nazione in cui si vive oltre che della possibilità di essere voce parlante all’interno dell’organizzazione sociale di cui si fa parte.

Nella realtà dei fatti invece, questa condizione unica e preziosissima per ogni singolo individuo, si perde o viene fatta perdere. Di modo poi, che ogni essere umano facente parte di una nazione, si auto convinca di essere solo un individuo che partecipa alle decisioni della nazione in cui vive, solo nel momento in cui è chiamato ad essere protagonista di un unico scopo: contribuire economicamente al sostegno della gestione pubblica dello Stato.

Semmai, proprio a volr largheggiare, a condividere un momento di politica all’atto delle varie tornate elettorali, legge elettorale in vigore
permettendo.

Non è così, e sarebbe la soluzione per antonomasia a tutti i mali che ci affliggono, se ogni singolo Cittadino facesse il proprio lavoro: quello di Cittadino.

Che non vuol dire solo partecipare contribuendo economicamente, convincendosi di porre una decisione al momento del voto o pagare quando la Legge punisce qualche azione illegale.

C’era una volta – infatti – l’educazione civica insegnata nelle scuole, introdotta da Aldo Moro nel 1958 e che insegnava a tutti fin dalle scuole elementari il bel mestiere di Cittadino. Materia che non prevedeva alcun voto, in quanto doveva solo instillare in ogni giovanissimo cittadino, l’arte, il mestiere, la professione di consapevole cittadino della propria nazione.

Nel mestiere di cittadino, è ammesso scegliere e decidere. E’ doveroso denunciare le scorrettezze e le illegalità. E’ un diritto perenne aver voce in capitolo in ogni decisione importante che ci rende protagonisti del luogo in cui viviamo e siamo nati.

Nulla di più semplice ed efficace, se si vuol davvero far si che lo Stato possa essere sostenuto quotidianamente dalla propria linfa vitale: i propri cittadini.

Col tempo invece, si è deciso – senza far troppo rumore – che il cittadino dovesse essere solo un numero e nient’altro. Protagonista semmai di sterili statistiche o chiamato immediatamente a partecipare economicamente ogni qual volta l’incuria dei governanti di turno abbiano messo in crisi il nostro paese.

Sfido chiunque infatti, ad aver memoria di quando fu tolto l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole: inizio del procedimento inverso per far si che nessuno più comprendesse i propri diritti e doveri.

Anno dopo anno, ogni più pallido ricordo dell’attività partecipativa del cittadino comune, è stata sfrondata, fino a giungere ad oggi periodo in cui nessuno sa più cosa è in diritto ed in dovere di fare.

Lo stesso fondamento di ciò che sia diritto e dovere è stato totalmente invertito e confuso, perché oggi leggiamo la parola “Dovere” solo come un pesante fardello, mentre se avessimo continuato ad essere un vero popolo sovrano, di cittadini consapevoli e partecipativi, oggi non ci troveremmo in questo caos demenziale dove si parla di “potere assoluto” in regime di Democrazia…

Dovere invece, è spesso collegato a quella educazione civica che ci insegnava come fosse un diritto ad esempio, denunciare i comportamenti illegali o quelli che andassero contro la persona in generale.

Parlando con alcuni Carabinieri, qualche tempo fa mentre consegnavo un esposto, essi mi dissero: “Vede, in Italia le Leggi a sostegno dei cittadini ci sono. Il problema è che pochi cittadini denunciano certi fatti e fanno si che le Leggi in atto siano davvero messe in vigore”.

Perché è bene ricordare che se è vero che l’Italia ha un ulteriore triste record che è quello del numero incredibile di Normative in vigore, è anche vero che esse non sono certo create per rendere vittima il cittadino comune o per vessarlo a qualsiasi costo e condizione. Se ogni singolo cittadino infatti, si abituasse a far rispettare il proprio diritto/dovere di esser protetto e sostenuto dalle Leggi in vigore, ecco che d’incanto si risolverebbe in breve tempo l’assillante quesito che spesso mi sento porre da molti cittadini: “Ma come si fa a cambiar le cose qui in Italia”?

La mia risposta, invariabilmente è: “Facendo i cittadini”.

Lavoro che, mi rendo conto, sembra non rendere economicamente ed è persino causa di dispiegamento di grandi energie. Ma fate il conto: quanto guadagnerebbe ognuno di noi in prospettiva, se ognuno si prendesse finalmente l’onere, l’incarico di esser vigili cittadini ed attivamente partecipi della vita comune?

Credo che il conto sia impossibile da fare, perché la cifra sarebbe davvero a molti zeri…In crisi perenne di lavoro, ce n’è uno che nessuno sembra voglia proprio fare. Eppure, il mestiere di cittadino, porrebbe fine persino all’annosa problematica della disoccupazione, delle crisi sociali, dei mancati sostegni alle fasce deboli.

Perché se ognuno di noi, nel proprio piccolo generasse quell’energia proattiva di verifica, denuncia, osservazione, proposta comune, ecco che ogni problematica potrebbe trovar e la giusta risposta e finalmente, cadrebbe il piedistallo di coloro che invece – ancor oggi – vengono delegati totalmente ad operare per la vita di ognuno, con gli squallidi risultati che tutti conosciamo.

Chiunque può, in qualsiasi momento, rinascere e divenire davvero un cittadino operante. Lavoro di grande energia ed eccezionali soddisfazioni. Non aspettatevi però che qualcuno ve lo proponga: è un mestiere pubblico, che parte dal privato. Cittadino.

di E. Urso Anfuso-

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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