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Lo scrittore in tram-Eugenio Montale.

4 settembre 2011 3.194 Visite Nessun Commento

Lo scrittore nel tram- Eugenio Montale.

 com’è tutta la vita e il suo travaglio>

Montale è una delle massime voci della poesia mondiale di questo secolo, insignito del premio Nobel nel 1975. La sua lunghissima carriera di scrittore, poeta, e giornalista; è da anni oggetto di attenti studi che hanno prodotto una sterminata bibliografia; ciò perchè egli ha saputo dare un’originalissima interpretazione alle inquietudini dell’uomo contemporaneo, ispirandosi per lo più ai maestri del Simbolismo e del Decantendismo.

Eugenio Montale, nasce a Genova il 12 ottobre 1896. La famiglia commercia prodotti chimici (da rilevare che il padre era fornitore dell’azienda dello scrittore Italo Svevo).

Eugenio è ultimo di sei figli, trascorre l’infanzia e la giovinezza tra Genova e il paesello di Monterosso al Mare, nelle Cinque Terre, dove la famiglia è solita recarsi in vacanza. Frequenta l’istituto tecnico commerciale e si diploma in Ragioneria nel 1915. Tuttavia Montale coltiva propri interessi di natura letteraria, frequentando le biblioteche della sua città e assistendo alle lezioni di filosofia della sorella Marianna.

La sua è una formazione per tanto è autodidatica, Montale, infatti scopre interessi e vocazione attraverso un percorso senza particolari condizionamenti, va però notato che emerge in lui un amore particolare per Dante Negli anni tra il 1915 e il 1923 inoltre studia musica con tale Eugenio Sivori.

In fine fa richiesta di entrare all’Accademia militare di Parma dove al termine dei corsi militari chiede di essere inviato al fronte, sara congedato nel 1920.

Questi sono gli anni in cui il Vate-D’Annunzio fà molto parlare di se, conosciuto ed ammirato in tutta la nazione per le sue estemporaneità patriotiche.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, Eugenio Montale inizia a frequentare i circoli culturali liguri e torinesi. Ma nel 1927 si trasferisce a Firenze chiamato dall’ editore Bemporad. Sarà appunto a Firenze che entra in contatto, con Giuseppe Ungaretti, coltiverà relazioni anche con scrittori e poeti quali Cardarelli e Saba che presso gli editori fiorentini avevano gettato le basi di un profondo rinnovamento culturale, che neppure la censura fascista riusciva a spegnere.

Montale entra in punta di piedi nell’officina della poesia italiana con un “signor biglietto da visita”,e la prima edizione di “Ossi di Seppia” nel 1925.

Nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux, ma verrà espulso nel 1938 per antifascismo; si ritira in liguria estraneandosi ufficialmente dalla politica, ma collaborando con la rivista “Solaria”, sarà in questo stesso periodo che incontrera Gadda e Vittorini.

La sua fama di scrittore si accresce in particolari e risservati, circoli letterari, ciò dovuto maggiormente, alle sue traduzioni di poesie e testi teatrali, in prevalenza inglesi.

Terminata la Seconda Guerra mondiale si iscrive al Partito d’Azione e inizia un’intensa attività con varie testate giornalistiche, tra cui il mensile “il Mondo” Nel 1948 si trasferisce a Milano dove inizia la sua collaborazione con il Corriere della Sera, per conto del quale compie molti viaggi e si occupa esenzialmentee di critica sociale.

Montale raggiunge fama internazionale, attestata dalle numerose traduzioni in svariate lingue delle sue poesie. Nel 1967 viene nominato senatore a vita. Nel 1975 arriva il riconoscimento più importante: il Premio Nobel per la Letteratura. Muore a Milano il 12 settembre 1981

Va detto che nel periodo milanese egli era solito viaggiare in tram, ove tra la gente comune annottava e scriveva le sue impressioni e si dice anche qualche poesia, per cui più di qualcuno, alla sua morte lo defini il lo scrittore del tram, certamente, questo contatto con la realtà quotidiana tra la gente, ha influenzato non poco i suoi scritti.

 Montale e il periodo fascista-

Con l’avvento del fascismo Montale ha scritto relativamente poco; quattro raccolte di brevi liriche, un “quaderno” di traduzioni di poesia e vari libri di traduzioni in prosa, due volumi di critica letteraria e uno di prose di fantasia. A ciò si aggiungono gli articoli della collaborazione al Corriere della sera.

Il quadro è perfettamente coerente con l’esperienza del mondo così come si costituisce nel suo animo negli anni di formazione, che sono poi quelli in cui vedono la luce le liriche della raccolta “Ossi di seppia”.

È il momento dell’affermazione del fascismo, dal quale Montale prende le distanze sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.

Montale vive questo periodo, come già accenato, in una pseudo reclusione nella provincia ligure, il che pare gli ispiri una visione negativa della vita.

La poesia di Montale-

Il motivo di fondo della poesia di Montale è una visione pessimistica e desolata della vita del nostro tempo, in cui, crollati gli ideali romantici e positivistici, tutto appare senza senso, oscuro e misterioso. Vivere, per lui, è come andare lungo una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia (Meriggiare pallido e assorto) e che impedisce di vedere cosa c’è al di là, ossia lo scopo e il significato della vita.

Né d’altra parte c’è alcuna fede religiosa o politica (chierico rosso o nero, egli scrive in “Piccolo testamento”, con chiara allusione al cristianesimo e al marxismo), che possa consolare e liberare l’uomo dall’angoscia esistenziale. Nemmeno la poesia, che per Ungaretti e in genere per i poeti del Decadentismo è il solo strumento per conoscere la realtà, può offrire ,egli sostiene, all’uomo alcun aiuto.

Perciò, egli scrive, “non domandarci la formula che mondi possa aprirti”, ossia la parola magica e chiarificatrice, che possa darti delle certezze, come pensano di dirla “i poeti laureati”. L’unica cosa certa che egli possa dire, è «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo», ossia gli aspetti negativi della nostra vita.

Di fronte al “male di vivere” non c’è altro bene che “la divina Indifferenza”, ossia il distacco dignitoso dalla realtà, essere come una statua o la nuvola o il falco alto levato.

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Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato

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Questa indifferenza però non è sempre pervadente, in quanto Montale è spesso preso dalla nostalgia di un mondo diverso, pervaso dall’ansia di scoprire che si evince negli scritti: “una maglia rotta nella rete che ci stringe”, “lo sbaglio di natura”, “che ci metta nel mezzo di una verità”.

La negatività di Montale si può dire, oscilla tra la constatazione del “male vivere” e la speranza vana, ma sempre risorgente, del suo superamento. Questa speranza di trasformare in inno l’elegia è evidente negli ultimi versi di “Riviere”, che chiude la raccolta “Ossi di seppia”

“Basta guardarsi intorno, suggerisce Montale, per scoprire in ogni momento e in ogni oggetto che osserviamo il male di vivere, come nei paesaggi aspri della Liguria, nei muri scalcinati, nei greti dei torrenti, nel rivo strozzato che gorgoglia, nella foglia riarsa che s’accartoccia, nel cavallo stramazzato di spesso il male di vivere”.

Ogni paesaggio e ogni oggetto è visto da Montale contemporaneamente nel suo aspetto fisico e metafisico, nel suo essere cosa e simbolo della condizione umana di dolore e di ansia. E’ questa la tecnica del “correlativo oggettivo”.

La stessa visione tragica della vita ispira le liriche della seconda raccolta, “Occasioni” del 1939. In essa Montale rievoca le “Occasioni” della sua vita passata, amori, incontri di persone, riflessioni su avvenimenti, paesaggi, ricordati non per nostalgia del passato a consolazione del presente, come avviene in Quasimodo, ma per analizzarle e capirle nel loro valore simbolico, come altre esemplificazioni del male di vivere.

 “Ossi di seppia”-

E’ la prima raccolta poetica, pubblicata da Gobetti a Torino nel 1925, sarà nella seconda edizione che si accresce di sei poesie quali: Vento e bandiere, Fuscello teso dal muro, I morti, Delta, Incontro, Arsenio.

La terza edizione non apporta nessuna aggiunta ma solo qualche cambiamento di posizione delle poesie nell’ambito della raccolta. Lievi ritocchi saranno introdotti nelle edizioni successive, uscite dapprima da Einaudi e poi, a partire dal 1948, da Mondadori.

Ossi di seppia è un libro sulla cui nascita non esistono documenti formali e testimonianze dirette da parte dell’autore. Quando la raccolta viene pubblicata, nel 1925, a Torino, per le edizioni gobettiane di “Rivoluzione liberale”, essa è già frutto di una selezione piuttosto severa ,il volume infatti è assai esile; operata dal poeta tra le liriche giovanili, quelle che lui stesso definirà “protomontaliane”.

Lontane dai progetti letterari dei maestri della letteratura in quanto la struttura si presenta, sullo stile di un canzoniere lirico.

Va ricordato poi che nel 1983 viene pubblicato, postumo, il diario degli anni di studio di Montale, col titolo “Quaderno genovese”, documento utile per la chiarificazione delle origini poetiche di Montale.

In esso compaiono infatti riflessioni e rielaborazioni giovanili sui grandi temi della letteratura europea che poi formeranno la struttura semantica della sua poesia; la maschera decadente dell’inetto, del disadattato (il Peer Gynt di Ibsen); l’impotenza di fronte allo scorrere del tempo di (Svevo); la vena futurista ed espressionista di un Govoni.

Gli “Ossi” risentono di molte letture ed in particolare quelle su Dante, Pascoli, e in particolare i liguri Boine, Mario Novaro e Sbarbaro. Ma sopra tutti, sta, ed emerge il Leopardi, quale pare il vero ispiratore di grandissima parte della poesia montaliana.

Nel 1966, riunisce poco meno di cento articoli e interventi sulla cultura (ideologia, arte, poesia, musica) e sul costume contemporanei; il titolo richiama alla solenne cerimonia pubblica con cui, in Spagna, l’inquisitore emana le sentenze e allude quindi “al rogo” in cui l’autore brucia le sue opinioni, dando così ad esse una forma definitiva e contemporaneamente distaccandosene per sempre.

E nel 1971, inaugura un modo diverso di fare poesia (le “occasioni” poetiche non sono più alluse per illuminazioni liriche, ma esplicitate in una sorta di diario in versi). La raccolta è caratterizzata da un linguaggio semplice e ormai lontano dalle tensioni ermetiche, da un tono spesso ironico, dall’apertura verso il mondo degli affetti familiari nel ricordo della moglie da poco scomparsa.

Montale si accosta di volta in volta ai temi più vivi e sentiti dalla coscienza del tempo, considera la crisi individuale dell’uomo d’oggi, alla vana ricerca di una via d’uscita dalla solitudine interiore, e la crisi generale, storica, della vita sociale, senza nulla mai concedere alle mode del momento.

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Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l’ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.-Montale

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Elaborato.g.m.s.____________________________________________________

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