Haiti-aiuti italiani e altro…
Haiti-aiuti italiani e altro…
La missione umanitaria della portaerei Cavour, in navigazione verso Haiti per portare soccorso alla popolazione colpita dal sisma del 12 gennaio, ha suscitato dubbi, polemiche e qualche speculazione.
La decisione del governo di impiegare la nave più potente e costosa della nostra Marina Militare per una missione congiunta con il Brasile che non ha nulla di bellico ha determinato reazioni politiche ma anche di ordine finanziario, oltre ad aver ridato fiato a quanti ritengono superflua la portaerei italiana. Emblematico in questo senso l’articolo di Giampiero Giacomello su “Il Riformista” del 21 gennaio, nel quale dopo aver evidenziato il costo d’impiego della Cavour (circa 200.000 euro al giorno) mette in discissione la scelta della Marina di dotarsi di una portaerei “che da sola serve a poco” perché non potrebbe venire rimpiazzata durante i periodici lavori di manutenzione mentre gli aerei imbarcati “non sarebbero nemmeno disponibili”
In realtà la Marina italiana dispone anche di una seconda nave portaerei, la Garibaldi, più piccola della Cavour ma che dispone di elicotteri e cacciabombardieri AV-8B Harrier. Velivoli imbarcati nelle operazioni in Somalia (1995), Kosovo (1999) e in Afghanistan (2002). Proprio quest’ultima missione, nell’ambito di Enduring Freedom al fianco delle portaerei americane e francese, evidenziò l’importanza di disporre di una “vera portaerei” come la Cavour destinata in futuro a utilizzare i nuovi F-35 Lightning II ma che già oggi può imbarcare gli Harrier.
L’impiego “umanitario” non è poi fuori luogo anche perché la necessità di ottimizzare il costo della Cavour, circa 1,5 miliardi di euro in otto anni, ha portato alla realizzazione di una nave molto versatile proprio per poterla utilizzare in una vasta gamma di missioni oltre a quelle tipiche di ogni portaerei. La Cavour può infatti imbarcare mezzi terrestri, truppe, ma anche tecnici civili materiale di prima assistenza, ed è quindi idonea anche a espletare operazioni di soccorso su vasta scala.
Ad Haiti anche gli americani hanno messo in campo una portaerei la Carl Vinson a propulsione nucleare impiegandola come piattaforma priva dei jet da combattimento ma con a bordo solo elicotteri e notevoli quantità di rifornimenti per i terremotati.
In termini di costi sarebbe stato forse più conveniente noleggiare navi commerciali per portare gli aiuti ad Haiti ma i tempi d’intervento si sarebbero allungati di molte settimane e non sarebbero stati disponibili gli elicotteri che invece operano dalla Cavour. Pare poi evidente che un’operazione come questa ha anche implicazioni di visibilità e prestigio per l’Italia, pur sempre tra le prime dieci potenze militari del mondo in termini di spesa per la difesa e di capacità di intervento a lungo raggio.
Soprattutto a questo servono le portaerei e anche in caso di missioni umanitarie la credibilità di un grande Paese si misura dalla rapidità e dalla qualità dell’intervento. A quanto sembra gran parte dei costi vivi della missione della Cavour verranno sponsorizzati da grandi società italiane, peraltro controllate dallo Stato, incluse Fincantieri e Finmeccanica che hanno realizzato la portaerei e le sue dotazioni di bordo: armi, velivoli e apparati.
La missione costituisce quindi un investimento e non solo una spesa poiché porterà anche a un positivo ritorno d’immagine e commerciale per il “made in Italy” con possibili ricadute in termini di posti di lavoro e di commesse industriali.
La marina indiana ha chiesto a Fincantieri la progettazione dell’apparato motore, la fornitura di servizi complementari e un adeguato trasferimento di tecnologia per la costruzione della propria portaerei il cui sistema propulsivo è ispirato a quello della Cavour.
Un successo italiano che potrebbe ripetersi in America Latina. L’acquisto di nuovi equipaggiamenti militari in Brasile e Venezuela sta infatti determinando una corsa alla modernizzazione degli arsenali in un continente sempre più affrancato dall’influenza degli Usa e nel quale l’Italia può ritagliarsi ampie fette di mercato tecnologico e militare. Navi come la Cavour, anche con dimensioni più contenute ma con le stesse caratteristiche di versatilità multi-missione, potrebbero raccogliere l’interesse di alcuni Paesi del Sud America e in particolare proprio del Brasile che dispone di una vecchia portaerei ex francese.
La logica del mercato non si arresta nemmeno davanti ad una catastrofe umanitaria, sarebbe più accettabile la sponsorizzazione di prodotti volti alla vita, come attrezzature mediche o impianti per depurazione dell’acqua o che più dire??? qualcosa volto comunque a salvare o ad alleviare le miserie di un vita. Ma la Cavour pur con il suo carico di aiuti alimentari , medicali, con le sue due sale operatorie in buona sostanza, è a quanto pare è più una passerella della modernità tecnologica militare nazionale, un manifesto pubblicitario, business is business questa e l’altra faccia degli aiuti ad Haiti non vi pare???
Gli USA per contro come aiuti all’ indubbio invio di supporto medico da campo,e logistica umanitaria, quali viveri e medicinali. Pare, forse, evidente, che con l’invio di otre 15.000 marines più una intera flotta navale con portaerei e quant’altro, si adopera più che per un aiuto umanitario,forse ad una occupazione strategica nell’area caraibica, non vi pare???
elab-g.m.s.
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