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Massoneria-in Francia e in Oriente

13 Gennaio 2010 660 Visite Nessun Commento

rileviamo e pubblichiamo

Mondo Massonico

FREE MASSONSi parla molto, dell’influenza esercitata in Italia, su vicende private e pubbliche, dalle potenti e spesso politicamente trasversali Logge massoniche. In Francia, Paese con il più alto tasso di potere massonico nel mondo, l’argomento non è al bando come da noi per comoda ipocrisia o al riparo dagli occhi indiscreti dei media. Tant’è vero che da ultimo i nostri “cugini” hanno offerto quella che per molti è un’autentica sorpresa: la Massoneria autoctona, per lo più d’impronta francese, è da tempo presente anche nel mondo islamico – dal Marocco a l’Iran, dalla Turchia all’Arabia Saudita – e ancora oggi potrebbe contare, si dice, ai fini della pace e di uno sviluppo moderno del Medio Oriente. La “rivelazione” compare nell’ultimo numero della prestigiosa rivista Les Cahiers de l’Orient e viene ripresa dal settimanale radicale francese L’Express (29.5.2003), che intervista il suo direttore, Antoine Sfeir.

Il fenomeno ha origini storiche radicate nell’Ottocento, per via dell’espansione francese nel Medio Oriente, in concorrenza con quella dell’Impero britannico, anch’esso veicolo delle Logge. Nel Libano, dice lo scrittore Sfeir, si sviluppano i primi rapporti fra massoni francesi – in gran parte lionesi legati all’industria della seta nonchè allievi dei gesuiti – e neoadepti locali che vedono nei “figli della Vedova” i portatori di “una religione del progresso, versione emancipata della fede cristiana”. Verso la fine del secolo, con le difficoltà in cui versa l’Impero ottomano, dopo la rivoluzione del “Giovani turchi” nel 1908, si fanno strada correnti nazionaliste arabe che, sostenute dai francesi, mirano alla formazione di Stati-nazione indipendenti, in particolare in Libano e in Siria. Qui si realizza la saldatura politico-culturale fra le Logge francesi e i nuovi gruppi arabi in espansione “a macchia d’olio”.

In Palestina, ancora retta dalla Sublime Porta, i primi arrivi di coloni protestanti verso il 1830 portano con sè l’insediamento di massoni, che si accentuerà durante la prima guerra mondiale e con il successivo mandato britannico destinato a sfociare nel 1948 nella nascita di Israele. Paese dove – secondo stime di Sfeir – si possono contare oggi “circa diecimila” affiliati alle Logge. La colonizzazione europea del Medio Oriente non è, per Sfeir, il solo veicolo della Massoneria nella regione. Pesano anche le ambizioni nazionali arabe e le speranze di modernizzazione. E qui si evoca un personaggio storico di grande rilievo, l’emiro Abd el-Kader, capo dei berberi che in Algeria si opposero con le armi ai colonizzatori francesi. Sconfitto nel 1847, fu mandato in esilio in Siria, a Damasco, dove “divenne massone assiduo” e rilanciò le Logge “in tutto il Levante”.

Nel resto del mondo arabo fa caso a sè l’Egitto dove i primi “germi della massoneria” accompagnano la spedizione militare del Bonaparte. Massone “iniziato” fu il kedivè d’Egitto Ismail Pascià. Nel Maghreb le Logge si moltiplicano con l’arrivo dei francesi, prima in Algeria, dove ebbero grande successo, poi in Tunisia e in Marocco. La classe media locale e l’alta borghesia sono terreno fertile. Come in Persia (Iran) dove i massoni figurano, dal 1916, fra i moderni costituzionalisti del Paese. In Turchia c’è dapprima un’influenza massonica britannica per via degli studi superiori completati sovente in Inghilterra da molti civili e militari (poi subentrerà la Germania imperiale), ma con la Terza Repubblica francese – la più dominata dalle Logge – s’insedia il “Grand Orient” (Go) francese. Curiosamente, s’instaura un rapporto fra i massoni turchi “e certe correnti mistiche” dell’Islàm, legame “che dura ancora oggi”.

E ora qual è la situazione della Massoneria nei Paesi arabo-musulmani? Il direttore dei Cahiers de l’Orient è convinto che i suoi seguaci siano ben insediati nel Medio Oriente. In tutti i partiti laici presenti in Siria (e sino alla guerra nel Baath iracheno), nel Libano e in Turchia. Oltre che nello Stato ebraico.

Ma anche in Iran hanno ritrovato “una certa visibilità” dalla fine degli anni Ottanta. La Massoneria orientale non parla tuttavia di “laicità”, ma di “secolarismo”, i suoi temi-chiave sono “l’istruzione, la riforma dello Stato e, talora, un grande tema della società come quello relativo alla donna, l’interruzione della gravidanza, la contraccezione, la pianificazione famigliare”. Su quest’ultimo punto, la pianificazione “è stata introdotta grazie al lavoro dei massoni, specie in Egitto, attraverso le Nazioni Unite”. I massoni arabi, sostiene Antoine Sfeir, sono favorevoli alla pace con Israele, e hanno contatti diretti con gli israeliani ma “in segreto e nella clandestinità”. Il loro ruolo può essere rilevante – ci chiediamo: sono presenti nell’ala moderata dell’Autorità palestinese? – anche perchè fra i primi a temere la deriva islamista. Può darsi sia così. Ma resta poco chiara, anche alla luce della vicenda irachena e dello scontro con gli Usa, la direzione che la Francia e le sue potenti Logge intendono prendere nei rapporti spesso assai ambigui con le élites arabe amiche. Non è problema da poco.

LA LUCE MASSONICA

vedasi www.umsoi.com

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