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Siria-i rapporti con l’UE

26 Novembre 2009 225 Visite Nessun Commento

-1)=Siria-i rapporti con l’UE

-2)= Il Gran Muftì di Siria: No alla guerra in nome di una civiltà o cultura

Ingerenze in Libano, diritti umani a rischio, sostegno a Hezbollah. Queste le spine nel fianco che rendono severe le valutazioni dell’Unione Europea nei confronti della Siria. Il rapporto stilato dall’europarlamentare Véronique De Keyser, e la risoluzione dell’assemblea di Strasburgo adottata il 26 ottobre 2006, parlavano chiaro: i tempi per un Accordo di associazione fra UE e Siria non sono maturi. Ma la firma di un tale accordo resta l’obiettivo da mantenere per imprimere un impulso decisivo alle riforme politiche, economiche e sociali, è certo che Damasco continua a gurdare verso l’Europa con grande speranza.

2 milioni di euro per la “società civile” siriana

La Siria resta infatti l’unico dei nove paesi della riva Sud del Mediterraneo membri del cosiddetto Processo di Barcellona col quale l’UE non ha ancora firmato questo tipo di accordi. Nel 2004 i negoziati con Damasco si erano faticosamente conclusi con la sigla del testo finale. Ma il via libera politico del Consiglio UE non è mai arrivato.

Nel frattempo però la pioggia di aiuti non si è fermata. E il peso dell’UE sull’economia siriana resta intatto (vedi scheda in basso). Nel 2005 il programma MEDA ha erogato alla Siria milioni di euro per sostenere le associazioni no profit e favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Il programma per lo sviluppo della società civile ad esempio finanziato con 2 milioni di euro mirava a creare un ambiente che permettesse di rafforzare il ruolo della società civile. In base alla programmazione 2007-2013 la Siria potrà godere dei fondi previsti dallo Strumento Europeo per il Vicinato e i Partenariati (European Neighbourhood and Partnership Instrument) – che subentrerà al programma MEDA. La dotazione complessiva per i paesi beneficiari ammonta a più di 11 milioni di euro spalmati sull’intero periodo. A patto che siano utilizzati per “promuovere il buon governo e uno sviluppo sociale ed economico equo”.

La pubblica amministrazione nel mirino degli aiuti

bashar-assad-16Tra le azioni sostenute spiccano quelle volte alla formazione della classe dirigente e della pubblica amministrazione. Azioni di questo genere non danno frutti immediatamente percepibili, ma agiscono sul lungo periodo. Una pubblica amministrazione efficiente, spiegano a Bruxelles ha ricadute positive sia sulla competitività che sul tasso di democratizzazione del Paese.

Il presidente siriano Bashar Assad

Un esempio? Il progetto finanziato dalla Commissione europea, di un consorzio formato da tre partner specializzati nel settore: la greca Placet Sa, la francese Bceom e l’italiana Formez. Poche ma incisive le azioni concrete che partirono dal gennaio 2007 nell’ambito del progetto: supportare i 3 enti siriani che giocano un ruolo chiave nella modernizzazione delle politiche economiche (Ministero delle Finanze, Ministero dell’Economia e del Commercio, Commissione Statale per la Pianificazione) e favorire il “cambiamento” della mentalità della classe dirigente economica e politica siriana. Un processo che si concluderà nei prossimi anni e che passerà attraverso la riorganizzazione dei quadri dirigenti, della strutturale aziendale, l’ottimizzazione dei processi lavorativi e della gestione delle risorse umane. L’immenso patrimonio culturale siriano è il primo campo in cui è stato espressamente richiesto l’intervento, secondo le indicazioni fornite dagli esperti siriani coinvolti nel progetto.

Che cosa spinge i Paesi membri a cooperare con la Siria? Nel caso dell’Italia i rapporti con la Siria sono consolidati da tempo e recenti accordi, come quello in tema di protezione degli investimenti, dovrebbero portare ad un incremento della presenza di investitori italiani in Siria, ci spiega Lucia Santuccione del Formez “Anche le relazioni economiche e culturali tra le istituzioni italiane e siriane si sono rafforzate e potrebbero ulteriormente crescere in seguito alla pacificazione dell’area mediorientale ed al superamento delle crisi politiche”.

Certo, con i sospetti sul coinvolgimento di Damasco nell’assassinio del politico libanese Pierre Gemayel, la situazione è lungi dallo sbloccarsi. Ma la visita a fine dicembre 2006 di una delegazione di senatori Usa guidati dall’ex candidato alla Casa Bianca John Kerry potrebbe essere il segno di un riscaldamento a venire delle relazioni tra Damasco e l’Occidente. E del resto la Commissaria alle Relazioni Esterne Benita Ferrero Waldner lo aveva detto a chiare lettere davanti all’Europarlamento “Non bisogna tagliare i ponti con Damasco”. L’Accordo d’Associazione è ancora sul tavolo e attende la decisione del Consiglio. Le recenti dichiarazioni della Siria di ottemperare alla risoluzione 1701 e di riprendere i negoziati di pace con Israele vanno nella giusta direzione». Ma bisogna che seguano fatti. Se la volontà di disgelo da parte di Damasco sarà confermata, è possibile che l’Ue apporterà la sua firma all’Accordo già concluso nell’anno corrente.

IL PESO DELL’UE IN CIFRE

259 I milioni di euro erogati alla Siria dal 1995 nell’ambito del Programma MEDA

580 I milioni di euro prestati dalla Banca Europea d’Investimenti nello stesso periodo

40% La parte del commercio siriano con l’Ue. Che è quindi il primo partner commerciale della Siria

I rapporti tra la Siria e l’Unione europea hanno le loro radici nella conclusione di un Accordo di Cooperazione nel 1977 e nella successiva apertura della Delegazione della Commissione europea in Siria nel 1979. Nel maggio del 1998 sono iniziati i negoziati per un Accordo di Associazione che dovrebbe rimpiazzare quello di cooperazione; nel 2004 i negoziati sono terminati ma l’accordo non è stato ancora firmato. La Siria partecipa al Processo di Barcellona e numerosi sono i programmi e progetti dell’Ue in Siria. Negli ultimi anni sono state intraprese una serie di riforme in campo economico, anche se la situazione richiede ancora notevoli sforzi e, anche nell’ottica del dialogo Euro-Mediterraneo, l’UE e gli Stati membri possono supportare la Siria nel processo di sviluppo attraverso la cooperazione in settori prioritari quali l’Institution building, la modernizzazione del settore industriale, lo sviluppo delle risorse umane, l’aumento del commercio, il rispetto dei diritti umani ed il miglioramento della situazione della società civile. I rapporti tra Italia e Siria sono consolidati da tempo e recenti accordi, come quello in tema di protezione degli investimenti, dovrebbero portare ad un incremento della presenza di investitori italiani in Siria. Anche le relazioni economiche e culturali tra le istituzioni italiane e siriane si sono rafforzate e potrebbero ulteriormente crescere in seguito alla pacificazione dell’area mediorientale ed al superamento delle crisi politiche acuitesi nel corso del 2009.

Ministero degli Affari Esteri Siriano

Mouhajirin Shora -Damasco  Telefono: 963(0)113331200/1/2 –963(0)113331200/3/4

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-2)= Il Gran Muftì di Siria: No alla guerra in nome di una civiltà o cultura

Il Gran Muftì di Siria Sheikh Ahmad Hassoun

Nell’anno europeo che celebra il dialogo interculturale il Gran Muftì, massima autorità musulmana sunnita della Siria, si è espresso il 15 gennaio davanti agli eurodeputati riuniti in seduta solenne. Ecco alcune delle sue riflessioni dopo l’intervento nell’emiciclo di Strasburgo.

Il Gran Muftì Sheikh Ahmad Badr al-din Hassoun si è presentato in compagnia di una folta delegazione multireligiosa composta dalle maggiori credenze nel paese, fra i quali il vescovo cristiano Antoine Odo e il presidente dei vescovi caldei di Siria.

Nel suo intervento ha affermato che “l’umanità condivide una civiltà”. Come tradurre concretamente questo messaggio ad ausilio dei leader politici impegnati a confrontarsi con i conflitti nel mondo?

“Ieri ho affermato che esiste una civiltà e molte culture”, ha esordito il Gran Muftì, che ha paragonata la civiltà a una grande nave in cui confluiscono tutte le culture. “Ma la cultura dello spirito, sia essa cristiana o musulmana, conferisce all’umanità la sua dimensione morale. La civiltà umana si basa sulla moralità e la ragione… quest’ultima crea la parte materiale dell’esistenza, mentre la morale forgia l’amore reciproco e unisce in fratellanza gli uomini”.

“Ecco perchè oggi, in un mondo ridotto ormai a villaggio globale – continua – possiamo beneficiare del contributo di tutte le culture e riunirle in un’unica civiltà per il bene comune. In un tempo non molto lontano, a differenza del mondo mediatico che viviamo oggi – ricorda – una persona poteva ascoltare la predica o il sermone solo in prima persona. I nostri bambini possono invece ascoltare il mondo intero…”

“Ma ecco che il dialogo fra le culture, puntualizza, Sheikh Ahmad Badr al-din Hassoun, diviene un cammino di felicità per l’uomo, una salvezza dai conflitti. Non si può pertanto fare la guerra in nome di una civilità o di una cultura, dobbiamo piuttosto aiutarci l’uno con l’altro per costruire la civiltà del mondo”.

La terra Santa accoglie tre grandi religioni che predicano il loro amore per la pace. Una pace che però sembra irraggiungibile. Secondo lei perchè?

“Il problema sono i politici che hanno mal interpretato la Bibbia, il Corano e la Torah” precisa il Gran Muftì. “L’uomo è sacro, non la terra, le chiese, il muro del pianto o le moschee. In questi testi sacri leggiamo come le dita di un bambino, il prodotto di Dio, siano più sacre dell’intera terra: chi le distrugge attacca Dio! Gli edifici religiosi, una volta distrutti, possono essere riparati, ma chi può ridare la vita a un bambino?”.

É davvero strano prosegue Sheikh Ahmad Badr al-din Hassoun ma abbiamo trasformato il messaggio sacro, affermando che esistono un solo popolo e una terra sacri, per giustificare i nostri assassinii. Chi fabbrica armi di distruzione massiva o mine anti-uomo è nemico della civiltà umana…non si può accendere la miccia della violenza nei nostri paesi, e in Medio Oriente, terre della luce!”.

Sin da quando era Muftì di Aleppo si è sempre impegnato per garantire una coesistenza pacifica delle comunità religiose. Quale messaggio può trasmetterci da questa sua esperienza?

“Quando fui nominato Grand Muftì di Siria la gente pensò che tale titolo si riferisse solamente ai musulmani… ma dopo il mio primo discorso pubblico sono divenuto subito il Muftì di tutti, dei musulmani, dei cristiani, dei secolaristi e di tutti i cittadini del mio paese. Un leader spirituale è padre di tutti i siriani senza tener conto delle differenti comunità”.

Poi un’ultima riflessione. “Cerco di far passare questo messaggio di fratellanza in tutto il mondo arabo e mussulmano e nel mondo intero… il Papa è responsabile non solo dei cattolici ma anche di tutta l’umanità, esattamente come lo è il Muftì”.

Video-zanoubia.tv / principale.aspx? livello = musica

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 Freedom House è conosciuta principalmente per i suoi rapporti annuali

 sul livello di libertà democratiche in ogni paese del mondo. 

-g.m.s                            

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