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Tasse 2009 in Italia: aumenta pressione fiscale fino al 43%.

5 Luglio 2009 450 Visite Nessun Commento

Tasse 2009 in Italia: aumenta pressione fiscale fino al 43%.

Le stime 2009 del governo inserite in una bozza dell’aggiornamento del Programma di stabilità italiano non promettono nulla di buono: il pil si contrae dell’1,7%, il deficit sale al 3,7%, il debito pubblico al 111,2% ed è previsto un aumento della pressione che arriverà al 43,3%.

Nella bozza del documento che accompagna il Programma di stabilità e che sarà portato alla Commissione Europea di Bruxelles, è scritto che il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%. Nonostante questo, ci sarà un aumento della pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, che tornerà ad attestarsi sul 43% del 2008 al 43,3% del 2009, cioè al picco registrato nel 2007 dal precedente governo.

Come nel 2007, dunque, sarà il livello più alto, se si esclude il 1997, cioè l’anno in cui gli italiani pagarono l’Eurotassa nel quale toccò il 43,7%. La pressione fiscale tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarrà al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012.

Il quadro di finanza pubblica per gli anni 2008-2013, inoltre, indica che “nonostante l’aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica, l’indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% nel 2008, eccede questo limite nel 2009 mentre riprende una tendenza alla diminuzione negli anni successivi”.

Di Marianna Quatraro


Comunque non disperiamoci abbiamo la certezza di non essere mai soli ma che……………   

   (klicca)    qualcuno-ti-pensa        


Sempre rispetto all’argomento “tasse” è risaputo che l’auto in Italia e una miniera inesauribile per il fisco, le amministrazioni regionali e comunali- compagnie assicurative a parte

L’assurdo Italo-Lombardo

In teoria, più uno è ricco più deve pagare le tasse. Invece in Italia e a Milano si verifica uno strano paradosso: se sei povero e hai una macchina vecchia, paghi di più. E in Lombardia potresti essere costretto a non circolare proprio.

In Italia, più l’auto è anziana, più costoso il bollo: l’Euro 0 paga più dell’Euro 1 e così via fino all’Euro 4 e 5. In Lombardia, vogliono impedire che le vetture Euro 0 circolino, costringendo di fatto un poveraccio già pieno di debiti a comprare un’auto nuova. Infine c’è Milano: per entrare in centro, nella cerchia dei Bastioni, pagheranno quasi tutti. Ma le Euro 0 e 1 molto di più.

La definisco la “pressione economico-sociale” ai danni dei poveri cristi, di chi è sommerso da mutui e debiti, di chi non ha quattrini per campare.

La risposta,  squalliduccia degli ecologisti e di chi rifiuta questi ragionamenti (sostenendo che si deve far qualcosa contro lo smog) è: chi non ha i soldi per un’auto nuova usi i mezzi pubblici; farà del bene a se stesso, alla salute di tutti, alla natura, combattendo anche la “crisi energetica” (vedi petrolio che starebbe diminuendo).

Attenzione a Milano chi non possiede un auto Euro 5 non puo circolare entro la cerchia dei bastioni inquanto auto inquinante a meno che non si paghi un pedaggio- e l’inquinamento non c’è più, hee hee  Milano e veramente una grande Milano


G 20-Speranze??? o ennesimo bla bla bla………






Dopo il G20 il governo dovrebbe tagliare le tasse, ma può davvero permetterselo? 
Affermazioni programmatiche: no al protezionismo e avanti con gli incontri allargati. È sufficiente?

Assolutamente no. Si tratta di buoni propositi che non cambiano di una virgola la situazione reale: i mercati se ne sono accorti e stanno perdendo di nuovo.

Fmi e Banca Mondiale sono istituti creati da Bretton Woods nel 1944. In un modo o nell’altro hanno affrontato i problemi posti da questi sessant’anni secondo paradigmi fissati allora. Qualcosa in essi non è più attuale e va cambiato?

Sì, va cambiato tutto. Cominciamo con la governance. Sono organismi in cui la struttura di potere economico emersa con la fine della Seconda guerra mondiale è riflessa tale e quale, in cui gli Usa hanno un diritto di veto perché hanno il 18% delle quote, ma per tutte le decisioni importanti ci vuole una maggioranza tale che il loro voto basta a bloccare le decisioni. E in cui i nuovi paesi emergenti, che hanno gran parte delle riserve valutarie del mondo, come la Cina, sono presenti con piccole quote che non rispecchiano il loro peso economico; si potrebbe continuare.

Quali sono gli elementi che frenano il cambiamento di queste istituzioni?

Al Fondo monetario, per esempio, è stato rimproverato di non avere più uno scopo. Poi si è parlato, sia “da destra” che “da sinistra”, di chiudere la Banca Mondiale e di sostituirla con banche regionali destinate ad aiutare particolari aree di povertà, pur di non avere un moloch che pubblica bellissime statistiche e studi molto pregevoli, ma che non giustifica un bilancio così grande come quello attuale. È una proposta. Sono però due o tre anni che si arriva alla soglia del cambiamento senza poi far nulla. E non si fa nulla perché gli Stati Uniti non lo vogliono e nemmeno lo vogliono i paesi europei, che perderebbero molta della loro notevole influenza nel governo dei flussi.

E la formula di vertici come G8 e G20? Come rendere più cogente il ricorso alle politiche prospettate in questi summit?

I “G summit” non hanno nessun valore per così dire istituzionale, sono riunioni informali. Nacquero come G5 durante la crisi petrolifera perché Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone dovevano consultarsi per decidere le politiche da adottare.

Come andrebbe riformata la mission di questi istituti?

È tutta da inventare e per farlo mancano le premesse politiche. Non possiamo disegnare un’architettura economica buona per tutte le stagioni. Nella struttura finanziaria dell’800 la Gran Bretagna, la piazza di Londra e la Banca d’Inghilterra avevano un ruolo assolutamente centrale. Ma tramontato il potere inglese, è anche tramontata quella struttura economica e se ne sono inventate di nuove. Di certo non è una cosa che si può fare a tavolino.

Basterà la nuova Bretton Woods?

Ora c’è una difficoltà in più. Nel ‘44 era già abbastanza chiaro chi avrebbe vinto, e gli Usa avevano una economia più forte di tutte le altre messe assieme. Questo rese molto più facile arrivare a una soluzione, mentre ora non è chiaro il primato. La Cina è forte ma ha molte debolezze strutturali, nello stesso tempo ha anche il 50-60% di tutte le riserve mondiali in dollari. Sono nodi di non facile soluzione.

Qual è la valutazione del vertice dei G.20 ?

Questo vertice vede in gioco due fattori distinti, che nelle valutazioni sono purtroppo malamente sovrapposti. Uno è il ridisegno del sistema, che  ammesso che ci sia un intento politico chiaro richiederà mesi; e l’altro è una serie di misure esecutive e urgenti da attuare Andiamo verso un mondo più “povero”, con meno debito a disposizione.

Come fare per non farsi trovare impreparati?

Mondo più povero? Non è detto, la situazione è molto complessa. La nostra speranza è che i paesi emergenti riescano a crescere innescando un meccanismo di sviluppo virtuoso reciproco, anziché commerciando semplicemente con il mondo più avanzato. In tal caso la crisi potrebbe avere un effetto redistributivo e attutire i divari.

Il governo ha annunciato un piano da 80 miliardi…

Il nostro caso è particolare: viviamo una crisi nella crisi perché sono quasi dieci anni che l’Italia ristagna. Non lo abbiamo voluto riconoscere, dicendo che un tasso di crescita dello “zero virgola” era comunque qualcosa, quando invece così non è. Abbiamo accumulato un distacco ampio rispetto agli altri Paesi europei, essendo sotto la media del reddito dei Paesi Ue, ma continuiamo a dire che va bene così e questa sorta di autogiustificazione è l’aspetto più preoccupante, perché rappresenta il freno più efficace alle riforme

Esiste un provvedimento più urgente degli altri?




No, supporlo sarebbe fuorviante e inadeguato. Occorre conciliare, armonizzandole, diverse misure possibili. Naturalmente una politica che abbia come obiettivo di dare un sostegno immediato ai redditi della fascia più bassa, con uno o più strumenti di detassazione, sarebbe una politica che probabilmente darebbe effetti più immediati. Il piano del governo mette un’etichetta nuova ai sussidi europei, ma se taglia in maniera sensibile le imposte, per dare più ossigeno ai redditi e ai consumi, rischia di trovarsi senza cassa. Non è una situazione facile.






 breve pausa ristoratrice dei G20 bla bla bla

 lauto pranzo dei cittadini amministrati dai G20

 







pos.g.m.s.













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