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1)English-violence in Iran-2)Italiano-Violenza in Iran

25 Giugno 2009 349 Visite Nessun Commento

1) english-Violence in Iran

2) italiano-Violenza in Iran

3) Vi sono oggi due Iran ?

 U.S. Appalled and Outraged by Violence Against Iranian Protesters

Washington – President Obama says Iranian government actions against peaceful demonstrators since the country’s June 12 presidential election have been “unjust,” and images of silent demonstrations and the risks being taken by Iranian protesters show a “timeless dignity.”

Speaking in a press conference at the White House June 23, Obama said the United States and the international community have been “appalled and outraged by the threats, the beatings and imprisonments of the last few days.”"I strongly condemn these unjust actions, and I join with the American people in mourning each and every innocent life that is lost,” he said.

The United States continues to respect Iran’s sovereignty and “is not interfering with Iran’s affairs,” Obama said, adding that accusations to the contrary are “an obvious attempt to distract people from what is truly taking place within Iran’s borders.”The Iranian people are trying to debate their own future and “can speak for themselves,” he said. “This is not about the United States or the West; this is about the people of Iran, and the future that they, and only they, will choose.”

At the same time, the president said, people all over the world are witnessing “the courage and the dignity of the Iranian people,” and “a remarkable opening within Iranian society.” The suppression of ideas never can make them go away, Obama said, echoing his June 4 speech to Muslims around the world. Iran’s rulers must govern through consent rather than coercion, and the Iranian people will be the ultimate judge of their government’s actions, he said.

“We’ve seen the timeless dignity of tens of thousands of Iranians marching in silence. We’ve seen people of all ages risk everything to insist that their votes are counted and that their voices [are] heard. Above all, we’ve seen courageous women stand up to brutality and threats, and we’ve experienced the searing image of a woman bleeding to death on the streets. While this loss is raw and extraordinarily painful, we also know this: Those who stand up for justice are always on the right side of history,” Obama said. In his remarks, the president took a question from an Iranian citizen that was relayed by Nico Pitney, a writer for the Huffington Post Web site. The questioner asked Obama under what circumstances he would accept incumbent President Mahmoud Ahmadinejad’s re-election, which has sparked the demonstrations.

Obama said the United States cannot definitively say what took place in the June 12 election, citing the absence of international election observers on the ground. However, he said there are “significant questions” that many Iranians have raised about the legitimacy of the election. (See “Iran Must Respect the Right of Its People to Peaceful Expression.”) “The most important thing for the Iranian government to consider is legitimacy in the eyes of its own people, not in the eyes of the United States,” he said. But there are international norms and principles on how to deal with peaceful dissent, which “spans cultures and spans borders.”

Americans have seen “powerful images and poignant words” thanks to Internet and cell phone technology, and “what we’ve been seeing in news reports violates those norms and violates those principles” of the right to free speech and free expression.”I think it is not too late for the Iranian government to recognize that there is a peaceful path that will lead to stability and legitimacy and prosperity for the Iranian people. We hope they take it,” Obama said. The United States is waiting to see how the situation plays out inside Iran before deciding how to proceed with its long-standing concerns over Iran’s nuclear program and support for terrorist organizations.

“There is a path available to Iran in which their sovereignty is respected, their traditions, their culture, their faith is respected, but one in which they are part of a larger community that has responsibilities and operates according to norms and international rules that are universal,” he said. “We don’t know how they’re going to respond yet, and that’s what we’re waiting to see.” The president said the Iranian government’s recent actions toward its people have not been encouraging “in terms of the path that this regime may choose to take.”

Iranian leaders need to understand that “how they handle the dissent within their own country generated indigenously, internally from the Iranian people, will help shape the tone not only for Iran’s future but also its relationship to other countries,” he said.

U.N. SECRETARY-GENERAL “DISMAYED” BY USE OF FORCE AGAINST CIVILIANS

A spokesman for U.N. Secretary-General Ban Ki-moon said the U.N. leader is “dismayed” by the post-election violence in Iran, “particularly the use of force against civilians,” and he urged an “immediate stop to the arrests, threats and use of force.” In a statement released June 22, Ban urged Iranian authorities to respect the fundamental civil and political rights of the Iranian people, “especially the freedom of expression, freedom of assembly and freedom of information.”

The U.N. leader also urged the government and opposition to resolve their differences peacefully through dialogue and legal avenues. “The Secretary-General reiterates his hope that the democratic will of the people of Iran will be fully respected,” the statement said.

2) italiano- Violenza in Iran

La visione che l’Occidente ha dell’Iran non fa giustizia al suo popolo. L’idea di una Nazione pericolosa, abitata da anti-americani, negazionisti e terroristi è una triste generalizzazione, dovuta ad una classe dirigente estremista e fondamentalista, nonché fortemente distaccata dalla maggior parte della popolazione. Lo si sta vedendo in questi giorni: un intero popolo si sta ribellando alla sua leadership. Il pretesto sono i presunti brogli che sarebbero avvenuti nelle elezioni presidenziali della scorsa settimana, che hanno riconfermato l’attuale presidente  Ahmadinejad con il 65% dei voti. Secondo notizie non ufficiali Ahmadinejad ne avrebbe invece ricevuti solo il 12%.

Come reazione alle proteste dei cittadini, che si sono riversati in milioni sulle strade di Tehran, il Presidente ha ordinato ai pasdaran (ovvero le Guardie Rivoluzionarie Islamiche, a lui fedeli) di sparare sulla folla, uccidendo così sette persone, e ha fatto oscurare i sistemi di comunicazione, spegnendo i network cellulari, censurando internet e creando interferenze per le trasmissioni televisive e satellitari: non sembra il tipico comportamento di una persona che sa di essere stata eletta onestamente.

Ormai i brogli elettorali stanno diventando secondari: è in atto la seconda rivoluzione, la Rivoluzione Verde. La prima rivoluzione, quella Islamica, avvenne nel 1979 con un forte sostegno popolare. Gli Iraniani, nonostante il loro Paese stesse vivendo un periodo di grandi riforme e di crescita economica, si ribellarono allo Shah Mohammad Reza Pahlavi (un “burattino” voluto da Gran Bretagna e USA) e al suo regime oppressivo. Pochi mesi dopo la rivoluzione, però, il popolo si rese conto che i suoi ideali erano già stati traditi e che un nuovo regime, ancora più oppressivo, si stava formando: quello dell’Ayatollah.

Adesso il Popolo iraniano si trova in una situazione analoga. Il principale opponente di Ahmadinejad- che, sempre secondo le notizie ufficiose, dovrebbe aver vinto le elezioni – si chiama Mir-Hossein Mousavi e condanna la mancanza di giustizia, eguaglianza e libertà. Egli, però, non è estraneo all’ideologia della prima rivoluzione, essendo stato primo ministro dal 1981 al 1989. Ora è impossibile prevedere se effettivamente ci sarà una rivoluzione, ma è indubbio che questi giorni sono di enorme importanza per il futuro dell’Iran, del Medio Oriente e del mondo intero.

Dal web voglio resistere

3) Vi sono oggi due Iran distinti ?

Dopo le elezioni iraniane del 12 giugno sembra di vivere due Iran distinti. Il primo è quello di tutti i giorni, dove di rivoluzioni se ne vedono poche. La vita continua come sempre per i bazarì, i commercianti, per chi lavora, per le famiglie, per chi va a fare il pellegrinaggio, per chi prega, per i milioni di iraniani che abitano le periferie delle città e quindi del mondo, gli artigiani, i pastori, le tessitrici di tappeti, quelli che sembrano rimasti fermi nel tempo e nello spazio.

L’altro è un Iran delle università, raccontato da diverse voci: prima tra tutte Voice of America, il canale satellitare che trasmette in lingua farsi da Londra e Washington. E’ la televisione degli emigrati iraniani di successo, quelli appartenenti alle classi medio alte all’epoca dello shah e che hanno lasciato il Paese dopo la rivoluzione del 1979.
Tutte le sere dopo cena ci sediamo a guardare e commentare le notizie e le immagini del giorno: sono immagini incredibili di una folla in rivolta, di violenza, di guerra, di rivoluzione. L’altra voce che parla dell’università è il passaparola: qualsiasi conoscente si incontri per la strada fornisce notizie sui fatti: quasi sempre un cugino, un amico, un vicino universitario si trovava per caso nella mischia ed è stato preso, picchiato e minacciato. L’ultimo aggiornamento è che sono morte otto persone e ottanta sono state imprigionate.

Questa scissione tra un Paese raccontato e rappresentato come in rivolta e un Paese vissuto, reale, tangibile nella vita di tutti i giorni crea grande confusione. La sorprendente mobilitazione sociale di cui si parla è quasi invisibile, per lo meno dove mi trovo ora, nella città di Mashad, anche se la presenza della polizia per le strade è raddoppiata rispetto a qualche settimana fa. Ma la cosa che più crea confusione tra la gente comune fuori dalla capitale è per quale motivo si sia giunti a questo, e se Mir Hussein Mousavi un uomo di governo, possa da solo bastare a mobilitare un numero così grande di persone, possa insomma assurgere da semplice candidato alle presidenziali quali è stato a ideale politico, a simbolo del cambiamento, a causa per la quale essere disposti a sacrificare anche la vita.

Forse per chiarire questa situazione nebulosa, che tormenta un po’ tutti gli iraniani in questi giorni, bisogna considerare come l’Iran è stato rappresentato e costruito sia all’estero che al suo interno: una nazione in costruzione soprattutto a partire dagli anni Trenta del Novecento con un’opera di modernizzazione forzata dall’alto per mano di un Re- dittatore. Per creare la nazione Iran si è dovuto sopprimere e perseguitare le minoranze religiose ed etniche, si è cercato di cancellare alcuni tratti culturali considerati segno di arretratezza, si è fatta una rivoluzione islamica per definire meglio e omologare l’identità nazionale in senso religioso e poi si è fatta una guerra con l’Iraq, un ulteriore contributo alla causa nazionale.

Ma ora tra i giovani universitari iraniani che hanno culturalmente accesso al resto del mondo (e la cui vita non differisce gran che da quella dei coetanei europei o americani) e il resto dell’Iran, quella delle periferie, ci sono profondi abissi culturali ed economici, nonostante sulla carta la nazionalità sia la stessa.
Può darsi dunque che le elezioni siano state pilotate e truccate, ma la popolarità di Mahmud Ahmadinejad nel paese è reale, è tangibile e si è manifestata durante la campagna elettorale di queste settimane. Così come è tangibile la voglia di cambiamento e la frustrazione dei giovani iraniani delle università rispetto al proprio governo.

Non è Mussavi il motore di questa mobilitazione, ma la voglia di libertà di questa generazione cresciuta sotto la repubblica islamica, di essere, come dicono qui, azadeh, liberi di esprimersi e di vivere non dovendo per forza aggirare il controllo del governo sulla loro quotidianità, ma alla luce del sole, nello spazio pubblico. Perché se è vero che in Iran i giovani universitari conducono vite simili ai coetanei occidentali, è anche vero che lo fanno sempre inventando escamotage per riuscirvi, dovendo ogni volta spostare i confini dell’islamicamente lecito e illecito.

Ora stanno rischiando anche la vita per questi confini immaginati, ed è strano come in una sorta di rivoluzione giovanile del 2009 sia propria l’ideologia politica la grande assente, il grande vuoto della mobilitazione, perché l’energia e la rabbia dei ragazzi di Teheran, covata probabilmente da sempre, sembra bastare a se stessa e non ha bisogno di filosofie e ideali.

Di Sara Hejazi


elaborato da g.m.s.


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