L’Aquila-la città di Celestino V.
1) L’Aquila- la città
2) Celestino V- il Papa del rifiuto
3) Breve storiografia di Celestino V
La fondazione dell’Aquila avviene nel 1254 per volontà degli abitanti dei castelli del territorio circostante i quali intendono sfuggire alle vessazioni dei baroni feudali e che, dopo essersi rivolti anche al papa Gregorio IX nel 1229, ottengono finalmente da Corrado IV, figlio dell’Imperatore Federico II, il permesso di fondare la città.
La città fu chiamata Aquila perché il nome richiamava l’insegna dell’impero, immagine che peraltro ritorna nello stemma della città, divenne Aquila degli Abruzzi nel 1861 e, nel 1939, per decreto del Ministero dell’Interno,
L’Aquila è città particolare, unica nel Medioevo italiano, nata non per una casualità ma per progetto secondo un disegno armonico che non trova precedenti nella storia dell’architettura urbana Fu costituita dall’unione di vari villaggi della zona che la tradizione vuole fossero 99.
Infatti ai più L’Aquila è conosciuta come la città dalle 99 chiese, 99 castelli, 99 piazze, 99 fontane,di cui una la più celebre detta delle 99 cannelle,in realtà il numero dei villaggi è certamente inferiore, la caratteristica sta nel fatto che ognuno costituì un proprio quartiere legato al villaggio d’origine, considerato parte dello stesso per oltre un secolo.
Il primo consiglio cittadino fu composto dai sindaci dei vari villaggi e la città non ebbe una propria esistenza giuridica riconosciuta fino al regno di Carlo II di Napoli, che nominò un Camerlengo quale responsabile dei tributi, che, da allora in poi, furono pagati da tutta la città in quanto tale, mentre, in precedenza, erano pagati dai singoli villaggi, ognuno dei quali comprendeva il quartiere realizzato in città.
Successivamente, il Camerlengo acquisì anche il potere politico, divenendo presidente del consiglio cittadino
La città, autonoma, anche se sotto la sovranità del regno di Sicilia prima e del regno di Napoli poi, salvo un breve periodo in cui fece parte dello Stato Pontificio, fu governata da una diarchia composta dal consiglio e dal capitano regio, cui si aggiunse, nel XIV secolo
La città, che era la seconda per potenza e ricchezza, del regno iniziò a decadere nel XVI secolo, quando il viceré spagnolo Filiberto d’Orange, dopo averla devastata, la separò dal suo contado, introducendovi il feudalesimo spagnolo e privandola della sua autonomia.
2) Celestino V il Papa del dissenso
Il 19 Maggio del 1296, Celestino V, unico papa dimissionario nell’arco dei due millenni di storia della Cristianità, si separava dalla vita terrena.
Sullo sfondo dei conflitti tra l’Occidente cristiano e l’Oriente islamico, di devastanti pestilenze e delle immagini mirabolanti che Marco Polo e altri viaggiatori raccontavano a proposito della potenza e degli splendori degli imperi dell’Estremo Oriente, l’Europa medioevale vedeva sorgere, dalle rovine di quello che era stato l’impero romano, gli stati e le lingue nazionali, mentre prendevano consistenza le prime radici del pensiero moderno.
Perfino la memoria del grande stato continentale di Carlomagno era ormai dissolta da tempo, come spento era il sogno della comunità in cui Re Ruggero vagheggiava di unire dalla Palermo normanna i cristiani, gli ebrei e i musulmani del Mediterraneo.
Erano le utopie spirituali a soffiare sulle appassite coscienze dell’aristocrazia feudale e sulle inquietudini delle masse di diseredati. Il secolo s’era aperto all’insegna della rivoluzionaria predicazione di Francesco e si concludeva con il sogno del magistero di Celestino V.
Ovunque, infaticabilmente s’aggiravano eserciti a caccia di bottini, cavalieri erranti, intraprendenti mercanti e monaci sognatori, mentre le voci, i liuti, i flauti e i tamburi di menestrelli e trovatori impastavano di sonorità provenzali e mediterranee i mercati, le corti e i più sperduti sentieri dell’Europa.
3) Breve storiografia di Celestino V
Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra’ Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V e infine canonizzato come San Pietro Celestino, nacque ad Isernia nel 1215 da Angelo Angelerio e Maria Leone, contadini poveri, onesti e profondamente religiosi. Penultimo nato di 12 fratelli, dopo la morte prematura del padre, si dedicò fin da ragazzo al lavoro dei campi. Pur non essendo nato a Sulmona, la sua storia si intrecciò fortemente con la nostra città.Nel 1231 decise di vestire l’abito benedettino ma a 20 anni, insoddisfatto della vita spirituale dell’ordine, si ritirò da eremita in una grotta nelle vicinanze del fiume Aventino, nei pressi di Palena. Nel 1238 andò a Roma dove fu ordinato sacerdote nel 1241.
Celebrò la prima messa nella chiesa di San Pietro in Montorio e tornò in Abruzzo, stabilendosi alle falde del monte Morrone, prendendo come modello di vita S. Giovanni Battista: non beveva vino, non mangiava carne e praticava quattro quaresime l’anno.
Nel 1259 fra’ Pietro da Morrone ottene i finanziamenti per costruire l’Abbazia morronese che sorse attorno all’antica chiesetta di S. Maria del Morrone, poi detta di Santo Spirito. Poi verso il 1265 fra’ Pietro fece costruire l’Eremo di Sant’Onofrio (patrono degli eremiti), dove si ritirò in preghiera ed eremitaggio solitario. Qui nel luglio del 1294 fu informato dell’avvenuta elezione a Pontefice.
La decisione venne presa nel Conclave di Perugia il 5 luglio del 1294. La cerimonia di inconorazione avvenne il 29 agosto nella basilica di S. Maria di Collemaggio a L’Aquila, sede ancora oggi della “Perdonanza Celestiniana”, e che egli stesso aveva fatto costruire qualche anno prima.
Il fatto rimasto alla storia non è tanto la sua elezione quanto la celebre rinuncia al papato avvenuta dopo soli cinque mesi e precisamente il 13 dicembre 1294. Sull’elezione e sui retroscena della vicenda, che è il cuore della vicenda religiosa e umana di fra’ Pietro, ho scritto una pagina a parte che comprende anche il dibattito sul famoso personaggio dantesco “che fece per viltà il gran rifiuto”.
Il suo successore, Bonifacio VIII, protagonista di numerose e poco nobili vicende, arrivò ad imprigionarlo nella rocca di Fumone (Frosinone) dove morì solo e dimenticato il 19 maggio del 1296.
“Io Celestino V, mosso da ragioni legittime, per bisogno di umiltà, di perfezionamento morale e per obbligo di coscienza, per debolezza del corpo, per difetto di dottrina e per cattiveria del mondo, per l’infermità della persona, al fine di recuperare la pace e le consolazioni del mio precedente modo di vivere, liberamente e spontaneamente, mi dimetto dal Pontificato…”
-Basilica di Collemaggio
Celestino V si alzò dopo aver finito di leggere l’atto papale, scese dal trono, si tolse mitra, manto porporino e insegne e le depose per terra, si rivestì del suo rozzo mantello e uscì dal Concistoro.
Così si concluse l’avventura di fra’ Pietro da Morrone, dopo soli cinque mesi di tormentato pontificato,l’atto di umiltà e fede di Celestino, che rifiutava la “chiesa politica” a favore di una più alta spiritualità.
Inoltre la figura di umile e sprovveduto frate di provincia non corrisponde a realtà: infatti Celestino fondò un proprio ordine e guidò monasteri. Il motivo vero della rinuncia è dunque riconducibile alla sua limpida condotta morale che è anche la ragione per la quale questo papa viene ancora oggi ricordato con ammirazione e a titolo d’esempio.
Elaborato da g.m.s.
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