Eurispes: il “sistema Italia” non subirà colpi irreparabili.
“L’Italia sta attraversando la tempesta finanziaria mondiale senza subire colpi irreparabili: il sistema tiene”. E’ l’analisi di Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, che introduce il 21esimo Rapporto Italia 2009. Un senso di “impaziente attesa” caratterizza però il nostro paese, che è “più avanti” del proprio governo: cresce la fiducia nelle istituzioni, ma “se non vuole dilapidare il patrimonio di consenso conquistato”, il governo “dovrà rapidamente produrre le risposte attese”, affrontando le grandi questioni sul tappeto, a partire “dalla riforma della giustizia, da quella della pubblica amministrazione e dalla ridefinizione del modello di welfare in senso europeo”.
Secondo l’Eurispes, sembra essersi fermato il calo di fiducia registrato negli scorsi anni: il trend discendente che ha segnato il distacco dei cittadini dalla politica e dalle Istituzioni subisce una battuta d’arresto nel corso del 2008 e all’inizio del 2009. Si segnala in particolare l’aumento della fiducia dei cittadini nei confronti del Capo dello Stato (62,1%), con un incremento dei consensi di quasi quattro punti percentuali. Per le altre Istituzioni prevalgono gli sfiduciati, ma si evidenziano tendenze positive: così accade per il Governo, che si porta avanti di 2 punti, dal 25,8% del 2008 al 27,7% del 2009, ma soprattutto per il Parlamento, che acquista un +6,8% (da 19,4% a 26,2%); e cala la percentuale di cittadini che non ripongono alcuna fiducia nel Governo (da 31,1% a 27%).
Oltre la metà degli italiani, il 53,7%, non ha fiducia nella Magistratura, mentre il 44,4% esprime fiducia. Si tratta di un dato in linea con quanto rilevato lo scorso anno (rispettivamente 53,6% contro 42,5%). Le Istituzioni che ottengono la fiducia delle percentuali più elevate di cittadini sono le associazioni di volontariato (71,3%), i Carabinieri (69,6%), la Polizia (63,3%), la Guardia di Finanza (62,7%), seguita dalla Polizia penitenziaria (55,3%); solo il 47,2% ha fiducia nella scuola, il 38,8% nella Chiesa e nelle altre istituzioni religiose; ancora più bassa la quota relativa a sindacati (21,5%), pubblica amministrazione (21,4%), associazioni di imprenditori (21%) e, all’ultimo posto, partiti (12,8%). Bassissima la fiducia nei partiti politici, coerentemente con quanto rilevato negli ultimi anni (in ulteriore calo dal 14,1% del 2008 al 12,8% attuale).
Per quanto riguarda la crisi economica mondiale, secondo Fara “l’allarmismo prodotto da una
lettura superficiale delle dinamiche complessive si e’ rivelato talvolta eccessivo”. L’Italia può contare su un sistema bancario solido e su un sistema produttivo fondato su quasi sei milioni di piccole e medie imprese, “orientato, per larga parte, verso tipiche attività manifatturiere che inducono a guardare con una certa tranquillità al futuro”. Eppure mancanza di lavoro e precarietà restano i problemi più sentiti, soprattutto fra i 34 e i 44 anni (33,5%). È consistente la patrimonializzazione delle famiglie italiane e il loro indebitamento è lontano dagli standard americani; si stanno sgonfiando alcune bolle speculative nei settori dell’approvvigionamento delle materie prime e in quello immobiliare: “Tutto ciò potrebbe rappresentare un vantaggio piuttosto che un danno”. Anche se poco più della metà degli interpellati (il 53,4%) ammette che a un certo punto del mese incontra difficoltà a far quadrare il bilancio.
La ricchezza che il Paese produce si compone, oltre che di un Pil ufficiale che supera i 1.500 miliardi, anche di un sommerso ormai giunto, secondo l’Eurispes, al 35% (540 miliardi circa) di quello ufficiale. “Sono proprio quelli che costituiscono i nostri difetti, ovvero un sistema bancario a cavallo fra innovazione e tradizione, la contenuta dimensione delle nostre imprese, una rilevante economia sommersa a costituirsi in punti di forza e di resistenza di fronte alla crisi” si legge nel Rapporto Italia 2009. “Quando il sereno tornerà, troverà un campo ripulito dalle inutili e dannose sovrastrutture finanziarie e ci riconsegnerà un sistema di intermediazione piu’ votato al finanziamento dello sviluppo che alla finanza creativa”.
di Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes
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