Una scoperta rivelatrice, una storia che molti dovrebbero conoscere.
Le grotte di Qumràn ci hanno restituito un gran numero di opere ebraiche, scritte sempre materialmente prima della chiusura delle grotte, quindi prima del 70 d.C. Si tratta, pertanto di un materiale di prima mano di singolare importanza, perche non avevamo prima della scoperta di Qumràn nessuna documentazione diretta in ebraico della letteratura dei Giudaismo medio.
I testi scoperti nelle grotte di Qumràn si possono raggruppare facilmente nei tre seguenti tipi:
1) Testi contenenti libri biblici o frammenti di libri biblici; in questo caso, anche se si tratta di frammenti piccoli, poiché il contesto è già noto, essi sono di grande importanza per la storia del testo biblico. Servono, dunque, per la storia dei testo, non per farci un’idea di libri che non conoscevamo. I libri erano già noti.
2) Libri, che già conoscevamo, ma non in tradizione diretta, bensì solo in traduzioni antiche: sono i cosiddetti «apocrifi o pseudepigrafi dell’Antico Testamento», che vengono così ad assumere una dignità, un’importanza che prima non avevano.
3) Testi assolutamente nuovi, che ci aprono sulla conoscenza di una teologia giudaica che conoscevamo solo per via indiretta e piuttosto vaga, quella essenica. In effetti le opere scoperte nelle grotte di Qumràn, che non rientrano ne fra quelle bibliche, ne fra quelle apocrife, si distinguono per una forte unità ideologica.
E probabile forse, dovevano essere testi che non interessavano ne agli ebrei, ne ai cristiani e quindi caduti nell’oblio.
Questo tipo di testi è stato individuato come essenico sulla base delle notizie sugli Esseni che ci hanno lasciato alcuni autori antichi, fra cui i principali sono Filone e Giuseppe Flavio.
D’altra parte non è chiaro se tutto il materiale del gruppo, per il solo fatto che molte opere di esso sono certamente esseniche possa essere considerato tutto essenico.
In altri termini esistono opere qumraniche che potrebbero anche non essere esseniche. Questo comporta la necessità di porre l’accento più sulle idee e sul loro concatenamento che sull’etichetta da attribuire a ciascuna di esse.
Il dato più interessante che è emerso dai frammenti contenenti passi biblici è il modello ebraico su cui fu fatta una traduzione greca (quella detta comunemente dei LXX).
Ora i LXX erano noti per essere il testo più diverso da quello della tradizione ebraica e da quello della Vulgata latina, che fu tradotta da S. Girolamo sull’ebraico; questa differenza era attribuita alle libertà che i traduttori greci si sarebbero prese.
Oggi sappiamo che questo non è vero: i LXX sono soltanto la traduzione fatta da San Girolamo su un testo diverso di quello diventato poi tradizionale all’interno dei giudaismo.
Ma proviamo a vedere dove si trova Quram.
Fare una comparazione tra i testi ritrovati e i testi cattolici.
Il villaggio di Qumran, noto tra gli ebrei con il nome di Sekhakah, si affacciava sul Mare di Sale, a pochi chilometri dalla capitale della Giudea, Gerusalemme, la Città Santa per le tre fedi monoteistiche.
Si tratta di una città di cui non è rimasto quasi niente: solo rovine mal conservate, nonostante l’importanza acquisita dopo il ritrovamento dei rotoli.
I testi Sacri cattolici non menzionano la città di Qumran, viene omesso ogni riferimento ad una località che risultava ubicata troppo vicina a Gerusalemme, per non essere storicamente presa in considerazione.
Le cartine geografiche della Palestina, riferite al I secolo d.C., e riportate sulle versioni ufficiali dei Vangeli non segnalano le città di Qumran,.
Sulle carte geografiche laiche, non sottoposte a censura Vaticana, la città si trovano nel punto dove vennero realmente edificata Qumran in Giudea.
Eppure, dopo la scoperta dei Rotoli del Mar Morto, la cittadina di Qumran occupa, nella storia delle origini del cristianesimo, una posizione di particolare rilievo.
Anzi, gli studi sulle pergamene emerse dal deserto, per troppo tempo sono state, ed in parte lo sono ancora, nelle mani di studiosi, alcuni dei quali legati alla Curia Vaticana.
Un esempio fu padre De Vaux, adoperatosi in tutte la maniere possibili affinché venisse ostacolata la diffusione di informazioni appartenenti “all’umanità”.
Per il Vaticano, però, le cose incominciano a non essere più facili. In quanto la comunità scientifica internazionale ritiene di avere il dovere di dare un giusto risalto storico che emerge dai testi..
Adesso abbiamo numerose informazioni su parecchi frammenti sul Setekh, la Legge della Comunità Essena del Deserto.
Il frammento numero 477 recita: “Se il tuo fratello sbaglia, la prima volta parlagli tu solo, dolcemente ed in segreto. La seconda, se la colpa è grave o recidiva, riprendilo in presenza di testimoni. La terza, in giudizio pubblico, per la dovuta punizione…”
E Matteo, ben oltre 250 anni dopo, scriveva: “Se il tuo fratello ha commesso una mancanza…va e tu, con lui da solo, correggilo…se non t’ascolta, prendi con te una persona o due…e se ricusa ancora di ascoltarvi, dillo alla Chiesa”
Crea un certo clamore emotivo trovare le parole dei Vangeli Canonici in molti dei frammenti trovati nelle vicinanze di Qumran, e scritti circa 200 anni prima della nascita di Gesù…
Sul frammento 302 leggiamo: “se un uomo possiede uno splendido albero, alto fino al cielo, i cui rami raggiungono i confini della sua terra, ma produce spine che sia abbattuto”
Di rimando, sempre nel Vangelo di Matteo: “Già la scure è posta alla radice degli alberi. Ogni albero dunque che non da buon frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco”.
Su un altro frammento troviamo: “Signore, tu sei come fondamenta edificate sulla roccia”
Ed ancora Matteo: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo prudente, che ha fondato la sua casa sulla roccia”
Su un Rotolo, piuttosto malridotto, troviamo, citazioni sulla comunità dei poveri “che accetta i giorni dell’afflizione, ma sapendo che sarà salvata”
Nel Vangelo di Luca leggiamo: “Beati voi, che siete poveri, poiché vostro è il Regno di Dio”
Tale tipo di frammenti di pergamena e di papiro, appartenenti alla biblioteca di Qumran, certamente vennero scritti molo prima della nascita di Gesù.
I Vangeli di Luca, Matteo e Giovanni, riportano gli stessi concetti, elaborati in maniera differente e spesso male interpretati, rispetto ai famosi Rotoli del Mar Morto.
Il Vangelo di Marco, pur essendo il più antico, non è esente da tali somiglianze concettuali, essendo, comunque fonte d’ispirazione per Luca e Matteo.
Tale questione apre una prospettiva importantissima sulla reale vita di Gesù, almeno nel periodo antecedente l’inizio della sua predicazione per la Palestina, quel periodo di cui la Chiesa Cattolica non ama parlare.
Dalle caverne di Qumran sta emergendo non solo un enorme numero di frammenti storico religiosi, ma anche alcune realtà su di un Gesù storico.
Da chi era abitata Qumran, le sue grotte e perche ?
Infinite furono le questioni suscitate da queste scoperte, ma su alcuni punti si è raggiunto un sostanziale accordo. Si tratta di una setta di cui poco si conosce, gli Esseni, che essendosi posti ai margini della vita ebraica già dal I sec. a.C. e nel secolo successivo. Il nucleo principale fondò Qumran ove viveva in forma comunitaria, e dove certamente furono copiati e composti i manoscritti scoperti.
Molti di questi manoscritti sembra siano stati appositamente nascosti, in vista di un imminente abbandono della località il che avvenne nel 68 d.C. durante la prima guerra giudaica, altri sembra siano stati dimenticati nelle grotte che servivano anche da abitazione. Filone, Giuseppe Flavio e Plinio, ci parlano di questa seta o meglio di questa casta sacerdotale, indicandoci che gli adepti, chiamavano la loro comunità ”Alleanza”
forse in riferimento all’Arca.
A conclusione di questo breve excursus non possiamo omettere quanto sostengono alcuni studiosi.
Infatti: alcuni studiosi sostengono che gli esseni (hassidim, in ebraico), gli zadochiti (zaddiqim ), i zeloti (qannaim ), i nazareni (nozrim, o nazorai, in greco) primissimi cristiani giudei, siano, in pratica, la stessa cosa o, comunque, sfaccettature molto correlate di un solo fenomeno. il dissenso religioso, puristico e intransigente, nei confronti della evidente corruzione della classe sacerdotale e della presenza, sul trono di Israele, di una dinastia indegna, quella erodiana.
La setta si era fatta custode della concezione messianica e la vita settaria era concepita come una preparazione concreta, religiosa, ma anche militare nel senso proprio del termine, all’imminenza della liberazione messianica che avrebbe restituito a Yahweh la sovranità unica su Israele.
Una interessante osservazione da fare riguarda poi il nome che la setta qumraniana dava a sé stessa e al luogo del suo insediamento. Ovviamente la denominazione Khirbet Qumran è moderna e appartiene alla lingua araba.
Per sapere in che modo i qumraniani indicavano il proprio luogo di auto esilio possiamo ricorrere ad alcune parole presenti nel Documento di Damasco.
Ora, tutto questo ci induce a credere che le espressioni Damasco e terra di Damasco siano state utilizzate dai qumraniani per indicare tanto sé stessi come comunità, quanto il luogo o i luoghi del loro ritiro, opinione è condivisa da moltissimi studiosi, compreso lo stesso Padre de Vaux, nonché da J.Barthelemy, A.Jaubert, G.Vermes, N.Wieder….
Per quale ragione i qumraniani avrebbero adottato questa denominazione? Essi si sono ispirati ad un testo biblico (Amos V, 26-27), che infatti è citato dallo stesso Documento di Damasco (VII, 14-15), in cui si parla della teologia della deportazione e dell’esilio.
In pratica Damasco è vista come un luogo d’esilio che svolge la funzione di rifugio dei pii e dei puri di fronte all’ira di Dio. Geremia ed Ezechiele parlano degli esiliati a Damasco come della parte migliore del popolo di Israele, quella che gli è fedele, e con la quale stringerà un nuovo patto.
I qumraniani, che si sono separati ed autoesiliati nel deserto del Mar Morto come protesta nei confronti della corruzione delle autorità politiche e sacerdotali di Gerusalemme, sfruttando la similitudine col passo biblico, hanno paragonato sé stessi ai “deportati nella terra di Damasco” e hanno chiamato Damasco il proprio ritiro.
Si osservino le seguenti parole del Prof. Daniel Gershenson (Università di Tel Aviv) “…gli Esseni erano Sadducei che non avevano mai accettato l’adozione da parte di Giovanni Ircano del Sadduceismo e che erano rimasti leali al calendario di Damasco e alle regole legali di Damasco… I Sadducei che tornarono a Gerusalemme a quel tempo erano odiati mortalmente dalla comunità di Qumran che rimase fedele alla linea anti-asmonea della comunità originale di Damasco…”.
Ora, tutto ciò ha delle conseguenze di estrema importanza nella lettura e nella interpretazione del Nuovo Testamento. Infatti il Professor R.Eisenman (California State University), sostiene l’identità o la stretta parentela fra la comunità qumraniana e il movimento giudeo-cristiano primitivo, afferma che il famoso passo degli Atti degli Apostoli, in cui Paolo è inviato a Damasco dal sommo sacerdote a cercare i cristiani per arrestarli, debba essere completamente reinterpretato, intendendo per Damasco non la città siriana, ma il ritiro degli asceti dissidenti a Qumran
In effetti pochi osservano giustamente che in Siria né Paolo né il sommo sacerdote di Gerusalemme avrebbero avuto alcuna autorità. La città di Damasco rientrava in un’altra amministrazione e le autorità di Gerusalemme non potevano vantare alcun diritto di effettuare azioni di polizia in Siria.
Tutto questo ci dà una misura delle questioni che possono essere sollevate da una attenta analisi delle origini cristiane e di quanto sia stato manipolata la memoria storica, negli interessi apologetici di una nuova religione extragiudaica che aveva preso completamente le distanze dalla fede della comunità giudeo-cristiana primitiva.
E’ estremamente probabile che gli Atti degli Apostoli, documento sulla cui attendibilità storica si possono muovere innumerevoli obiezioni, sia stato redatto proprio dai seguaci della teologia revisionistica di Paolo per dare l’impressione di una continuità del tutto fittizia fra il movimento dei seguaci del messia giustiziato da Pilato e la “ecclesia” dei cristiani che si andava sviluppando soprattutto in ambienti greco-romani e della diaspora ebraica.
Da scritti di Padre de Vaux in L’archeologie et les manuscrits de la Mer Morte, di J.Barthelemy, A.Jaubert, G.Vermes, N.Wieder. e Strus- Tra giudaismo e cristianesimo.
Elaborato da G.M.S. per umsoi
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